La triste diaspora della comunità Ebraica da Tripoli nella narrazione melodrammatica di E.MEGHNAGI ”Canterò per il re”

I solisti del Teatro – Accademia Filarmonica Romana, fino al 7 settembre 2018

La rassegna multidisciplinare,tra musica,teatro,reading poetico e fantasmagorie oniriche, analisi psichiche ipertestuali, ha avuto una sua alta e degna conclusione con la rivisitazione del dramma storico che colpì l’inerme popolazione davidica di Tripoli al tempo di sua maestà IDRIS nel 1967. Un dolore, una profonda ferita psicologica alla propria identità d’appartenenza ed onore che in Italia avevano già sperimentato nel settembre del 1938 e che quest’anno viene solennemente ricordato per non dimenticare e per il cui omaggio abbiamo avuto la senatrice a vita meneghina per quella comunità in nome di tutti gli Ebrei d’ITALIA; d’altronde pure gli Italiani furono cacciati dalla Libia dal rivoluzionario colonnello Gheddafi dopo averla sviluppata ed emancipata socialmente,tecnologicamente e culturalmente nell’epoca Giolittiana, come prima conquista mediterranea nel 1912 con il trattato di Losanna con l’impero Turco Ottomano. Appunto per tale afflato di solidarietà il giardino della FILARMONICA di VIA FLAMINIA era affollato mentre Evelina Meghnagi nella veste di una donna casalinga di nome s’industriava a preparare la cena e le vivande per lo Shabbat con solerte cura, alternandola a prove di canto per il concerto che il sovrano avrebbe dato nel palazzo reale. Intanto la sorella Rosa, sua immaginaria e silenziosa interlocutrice,presagendo la caduta della monarchia e la rivoluzione verde del popolo, guidata dall’ufficiale SIRTE che viveva nella sua tenda,sta preparando i bagagli per andarsene,ciò che Lisa avendo rimosso il ricordo amaro d’un “progrom” d’un quarto di secolo prima in cui era morta una sua vecchia zia rifiuta di fare. Purtroppo certi tragici avvenimenti non si possono dimenticare per sempre,perché prima o poi anche con il flusso di coscienza involontario tornano alla mente:gli incubi non si cancellano. D’altronde i figli aramaici di Sem sono sempre stati costretti a fuggire a partire dalla distruzione di Gerusalemme nel 70 D. C. ad opera di Tito, mentre i Sefarditi furono costretti ad allontanarsi dalla Spagna per volontà di Ferdinando di Castiglia e di Isabella d’ARAGONA che riunirono i regni della penisola Iberica e diedero le caravelle al Genovese Cristoforo Colombo. Così pure Lisa decide d’accantonare le sue illusioni e dirigersi con Sara verso quell’Occidente già straziato dalla Shoà o genocidio di massa nazista accaduto dopo il 1° settembre 1939.Giunta all’aeroporto Lisa giura di non volerne sapere niente,ma gli attentati di Bruxelles,Parigi, Nizza, Berlino, Monaco di Baviera alle Olimpiadi dell’82 e Roma davanti alla Sinagoga,vittima un innocente bambino, testimoniano che per loro non c’è pace. Lo spettacolo è stato accompagnato suggestivamente dalle musiche di: A. Vacca, alle percussioni e C. Califano alla chitarra.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lugarini 

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