Adriano Urso. Ricordo di un pianista Jazz

Adriano Urso.

Che dite?
Non sapete chi sia?
Ora ve lo spiego io.

Adriano Urso era un pianista jazz di 41 anni anche se poteva essere un informatore farmaceutico.
La passione per la musica e per il rispetto dei propri desideri gli aveva fatto propendere per la carriera artistica.
Lo chiamavano negli ambienti dei locali jazz della capitale come “The king of the swing” o anche come novello Fred Buscaglione.
Adriano parlava, vestiva, suonava e persino guidava come se non facesse parte di questa epoca.
Beato lui…

Con l’immancabile sigaro faceva vibrare il suo pianoforte.
Era uno di quei musicisti la cui musica cantava.
Alla fine di ogni spettacolo, 4 chiacchiere scambiate in un suo caratteristico, desueto e, per questo, non comune lessico e poi via con la sua Fiat 750.

Poi, il Covid.

Chiudono i ristoranti ma chiudono anche i teatri, chiudono i locali, chiudono tutti quei luoghi dove artisti si guadagnano il pane sfamando la fame e la sete delle nostre menti e anche Adriano, come altri, non può più lavorare.
Mi correggo.
Un artista non lavora.
Un artista estrinseca semplicemente ciò che è attraverso il suo talento e il risvolto economico della cosa è sì fondamentale ma non il più importante perché essere se stessi vuol dire esistere davvero ed è questo che un artista fa.
È per esistere.

La Fiat 750…
A quella nobile e attempata auto che lo accompagnava nelle sue serate musicali, Adriano chiede aiuto per consegnare i pasti a domicilio.
Si deve lavorare.
Oggi sembra quasi che altri lavori non esistano e allora, umilmente, Adriano sveste i panni del virtuoso pianista jazz per indossare quelli del rider ma sempre con quello stile tutto suo, con un’auto di qualche decennio e non con qualche sfrecciante scooter.

Sera fredda, l’auto sempre fedele decide improvvisamente di palesare la sua età rifiutandosi di partire e ad Adriano, seppur aiutato da due passanti, nello spingere la Fiat 750, il cuore si ferma.

Omaggio ad un artista.
Omaggio ad un artista in questi tempi cupi.
Omaggio ad un uomo che con umiltà si è rimesso in gioco restando se stesso.
Omaggio ad un simbolo di quell’arte troppo spesso considerata come cosa più trascurabile di una società piegata sulle sue materiali miserie invece di essere considerata come faro più potente per illuminare questa epoca.

Adriano Urso.
Simbolo dell’arte piegata.
Omaggio a una persona umile, ad un artista, ad una mente ispirata.

ROViRO’

Adriano Urso. Che dite? Non sapete chi sia? Ora ve lo spiego io. Adriano Urso era un pianista jazz di 41 anni anche se poteva essere un informatore farmaceutico. La passione per la musica e per il rispetto dei propri desideri gli aveva fatto propendere per la carriera artistica. Lo chiamavano negli ambienti dei locali jazz della capitale come "The king of the swing" o anche come novello Fred Buscaglione. Adriano parlava, vestiva, suonava e persino guidava come se non facesse parte di questa epoca. Beato lui... Con l'immancabile sigaro faceva vibrare il suo pianoforte. Era uno di quei musicisti…

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