Alcune liriche del poeta Gian Piero Stefanoni, provenienti dalla raccolta IL VERBO IMPERFETTO

IL VERBO IMPERFETTO  Su un rilievo con combattente caduto, Centrale Montemartini, Roma

Prende casa nel blocco, ovoidale al suo feto
nella serie fossile che lo trattiene.

Ascolta forse nel freddo l’ultima parola umana,
il corpo astrale nell’ordinario svanire dell’occhio.

Una terra persa lo custodisce nel rilievo anonimo
che dall’elmo riaffiora- lo scontro, la storia,
nel reperto autoptico della forma.

Non lamenta se non nella traccia la sua spoglia infinita,
Giano bifronte tra il restare ed il mare.

 

DI BUSTI ED OMBRE
Roma dagli archi

Ci accomunano sulla terra
gli insetti, lo scavo tra i filamenti,
il rotondo depositare della larva.

Ma senza dei non siamo
che ombre spaccate, profili-
ancora- di busti sfigurati.

Proveniamo da un divenire,
da una parola mai certa,
dal suo ritornare.

MUSEO DELLE MURA

Ci spia ciò che finisce,
la storia nella misura del centimetro,
la necessità della protezione consegnata nel plastico.

Eppure non tutto- ancora- è museo
ci rammenta l’attenzione alla forma,
l’artificio che la natura
non contiene ma supera
dove l’illusione non comprende.

L’amore forse che l’epigrafe respinge,
che nella nostra presenza dice la terra.

 

EQUIVOCO SU GIULIA MINORE

Ancora pallida e segnata
da una carnale mancanza,
la storia non ha per te metamorfosi.

Dice di uomini e donne
i rapimenti e gli inganni,
la sete e i giochi entro lucide membra.

Ma più vicino, decomposte
le tracce nel marmo, solo un gemito
resta tra le grida e la perdita
di chi non potrà trasalire.

Quel calore da te conservato
e che dalle gambe come miele risale
nel casto portare a sé del fiorire.

 

IDOLO
Santuario del Gianicolo, IV° secolo d. C.

Indugia ancora, alieno alla terra
nella sua piccola veste lunare.

Lo possiede una divina memoria
nella cesura astrale al silenzio,
un’attesa, un collasso di stelle.

Da un primo pianeta
l’origine dell’augure, il lamento
circolare al serpente- l’oscuro arredo
che lo scrutare vuole nel buio.

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