Assonanze: il racconto di un disco – 2. Everybody Digs Bill Evans, Bill Evans, 1959

È la nascita di un genere. E Bill Evans, lo sappiamo, è quello che apre con Paul Chambers Kind Of Blue nel 1959: le prime note di So What son le loro – Backstreets, Bruce Springsteen, 1975, avrà un’introduzione tecnicamente analoga.
Tom Waits, poi, delle atmosfere alla Bill Evans sarà un epigono, un seguace, un grande debitore, e tra i migliori nella loro ricostruzione in chiave soft blues alternativa.
E seguendo infine sempre il pianoforte, stando sempre molto vicino alle note del piano, è quindi più facile ricostruire il fil rouge che travasa tutta la sapienza della musica classica e classica contemporanea negli studi jazz – e Bill Evans ce lo spiega alla grande.
Ad ogni modo questo di Bill Evans è il secondo album da bandleader e uno dei motivi principali per cui ha, diciamo così, aperto lo score e le marcature della goleada in Kind Of Blue (Kind Of Blue è una clamorosa goleada, trasforma l’idrogeno in elio: è un raggio di sole). Ma sappiamo anche che questo è il lavoro di un genere di jazz che verrà strapazzato e maltrattato da Duke Ellington con Money Jungle, se non altro per via della formazione superiore nel lavoro proprio di Ellington. E sappiamo anche che il piano jazz di Bill Evans diventerà un genere a sé stante, un marchio di fabbrica cristallino e indelebile della musica contemporanea introducendo la moda del piano bar softcore da intrattenimento elegante e meditazione. Ed è proprio questo il punto. Il secondo album di Bill Evans è un disco elegante, posato. Qui è tutto ovattato. Qui è giusto far riposare la mente – Tenderly – è giusto lasciarsi andare al completo oblio, è giusto dimenticare e farsi trascinare nell’ombra di un sogno millenario. E qui è il suono che ti colpisce, il timbro, l’impronta ormonale. E di fatto è proprio con questa sua seconda uscita che Bill Evans struttura tutta una tecnica di innovazione musicale che lo renderà leader del movimento jazz nel secondo novecento.
Le canzoni sono queste: Minority, Young and Foolish, Lucky To Be Me, Night and Day, Epilogue, Tenderly, Peace Piece, What Is There To Say?, Oleo, Epilogue, Some Other Time. Loro sono Bill Evans al piano, Philly Joe Jones alla batteria, e Sam Jones al basso. E probabilmente l’accostamento a Money Jungle è troppo severo perchè la sessione ritmica di Bill Evans è un acquerello volutamente in sordina, sfumato, sussurrato, e complessivamente molto meno intrusivo: è il disegno di una perfetta geometria di sostegno. È al limite una facade che introduce all’edificio principale: il pianoforte del maestro. Si tratta di un disco perfettamente caramellato.

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È la nascita di un genere. E Bill Evans, lo sappiamo, è quello che apre con Paul Chambers Kind Of Blue nel 1959: le prime note di So What son le loro - Backstreets, Bruce Springsteen, 1975, avrà un'introduzione tecnicamente analoga. Tom Waits, poi, delle atmosfere alla Bill Evans sarà un epigono, un seguace, un grande debitore, e tra i migliori nella loro ricostruzione in chiave soft blues alternativa. E seguendo infine sempre il pianoforte, stando sempre molto vicino alle note del piano, è quindi più facile ricostruire il fil rouge che travasa tutta la sapienza della musica classica e…

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