Assonanze: il racconto di un disco – 10. We Shall Overcome, The Seeger Sessions, Bruce Springsteen, 2006

Sì, sono sicuramente due storie diverse, due motivazioni diverse, due cause diverse per due situazioni diverse, ma c’era da aspettarselo un lavoro del genere. Soprattutto considerando le collaborazioni tra Johnny Cash e Bob Dylan, o considerando proprio tutto Nashville Skyline, 1969, o Self Portrait, 1970, (Travelin Thru, The Bootleg Series Vol. 15 del 2019 riassume tutto), o World Gone Wrong, ’93, o il precedente Good As I Been To You, per esempio, del 92, o i tre dischi contenenti tutti degli standard musicali già collaudati da Frank Sinatra, anche se posteriori, in realtà, a We Shall Overcome; se è vero che il Boss ha fatto con successo di pubblico maggiore tutto quello che in precedenza aveva già fatto Dylan tranne il groove funky/reggae, che a Dylan è venuto perfettamente bene con Mark Knopfler in Slow Train Coming e altrove, e che Springsteen ha in qualche maniera tenuto nascosto nella grande Part Man Part Monkey disponibile su Tracks – ed è comunque bellissima la versione di Johnny Cash di Further On Up The Road di Springsteen inclusa nella serie musicale diretta da Rick Rubin e intitolata American (I-VI), per chiudere questo primo discorso.
Lo stile ad ogni modo, lo spirito, è quello della serie di concerti di The Rolling Thunder Revue, di Dylan, o dei live di Old & In The Way, spin off dei Grateful Dead con Jerry Garcia; e qui comunque il Boss è senza la E Street Band. Si tiene alcuni suoi stretti collaboratori, ma sostanzialmente la band viene su ex-novo. E anzi, alcuni di questi nuovi elementi verranno integrati con successo nelle esibizioni della E Street Band, tipo: Charles Giordano, Cindy Mizelle, Curtis King, Curt Ramm, Ed Manion e Clark Gayton, tutti elementi della Sessions Band formatasi con Soozie Tyrell, la sua violinista, già nel 1997 e integrati successivamente nella E Street Band.
Springsteen con questo disco si inserisce nel solco della più pura e integrale tradizione musicale americana.
Il lavoro contiene tredici brani tutti già resi celebri da Pete Seeger. Il disco è quindi un disco interamente di covers ed è il suo primo.
È un gran disco. Risulterà premiatissimo. È storiografia della musica del novecento. Si sfiora l’etnografia musicologica. E con Froggie Went A-Courtin, ultimo brano in scaletta nel disco, si risale addirittura al 1500 circa. Jacob’s Ladder è poi uno spiritual di metà ottocento. Ma in molte risalgono agli inizi del secolo scorso, o a metà ‘800.
Il suono è grande. Springsteen interpreta alla grande. È il racconto succinto dell’evoluzione musicale americana sulla dorsale che sarà folk/rock. tradizionale, della tradizione orale, molte volte, addirittura. E alla fine c’è solo lo spazio e il tempo per capire davvero la trasformazione della folk music, della musica tradizionale americana, in uno dei balli più famosi al mondo: il rock ‘n’ roll.

ox4d

Sì, sono sicuramente due storie diverse, due motivazioni diverse, due cause diverse per due situazioni diverse, ma c'era da aspettarselo un lavoro del genere. Soprattutto considerando le collaborazioni tra Johnny Cash e Bob Dylan, o considerando proprio tutto Nashville Skyline, 1969, o Self Portrait, 1970, (Travelin Thru, The Bootleg Series Vol. 15 del 2019 riassume tutto), o World Gone Wrong, '93, o il precedente Good As I Been To You, per esempio, del 92, o i tre dischi contenenti tutti degli standard musicali già collaudati da Frank Sinatra, anche se posteriori, in realtà, a We Shall Overcome; se è vero…

0

User Rating: 3.95 ( 1 votes)
0 Condivisioni

<h2>Leave a Comment</h2>