Assonanze: il racconto di un disco – 8. The Dark Side Of The Moon, Pink Floyd, 1973

VCS3: nasce la musica elettronica, si afferma in realtà, perché già vecchia di almeno cinque anni, considerando i Silver Apples; o 15 se consideriamo gli ambienti ideali, gli ambienti musicali sperimentali, e modelli esemplari, del padiglione della Philips dell’Expo di Bruxelles del 1958 (l’Expo è l’evento di punta di questa nostra civiltà).
Il disco, i testi di The Dark Side Of The Moon, li scrive tutti Roger Waters. E Roger Waters, si sa, scrive da dio. È una garanzia.
Nel suo insieme il disco è comunque un thriller psicologico, come quasi tutta la produzione dei Pink Floyd del post Syd Barrett – ma forse i Pink Floyd stessi sono la materializzazione di un gigantesco thriller psicologico e verosimilmente devono esserci delle congiunzioni non astrali ma musicali e di derivazione creativa tra 21st Century Schizoid Man e i Pink Floyd…..ma non caso negli anni ottanta molti amanti del genere dark o new wave si avvicinavano facile alla band di Cambridge – si va bene, si son formati a Londra, però.
In The Dark Side Of The Moon si fondono in ogni caso alla perfezione due coordinate tra le più usuali ormai della tradizione musicale contemporanea: il blues e la tecnologia. Il blues è la corrente principale del disco. Lo senti dalla chitarra di Gilmour che si esibisce in Time in uno degli assoli migliori del suo repertorio; lo senti dalle graziose voci femminili del coro, del Gospel, quasi, si, Spiritual se vogliamo, di The Great Gig In The Sky, ma credo che qui si rivendichino le radici europee, inglesi, in questo caso, della tradizione americana; lo senti dalla tremenda spiritualità che abbraccia l’intera composizione; lo senti dalla malinconia che fondamentalmente agisce su tutto il corpo del disco come una locomotiva – e la destinazione è la casa, il focolare domestico, dove scaldarsi le ossa; la destinazione è la fine, quando tutto, anche il sole, sarà eclissato dalla luna al nostro sguardo.
Ma il disco osserva anche tempi dispari. C’è del jazzato. E non è nemmeno nascosto. È esibizionistico. È Money, per esempio. Tutto il resto è musica elettronica, sono effetti cinematografici, sono soundscapes.
E a tal proposito, dobbiamo far notare che il primo concerto al mondo in surround è stato quello dei Floyd di Games For May del Maggio del 67. C’era ancora Syd Barrett. Riusciva ancora a ragionare. E l’idea di un suono in movimento, direzionale, deve averla tirata fuori lui dal cilindro di qualche suo vecchio trip.
La tecnologia, l’innovazione tecnologica, la sperimentazione, è quindi la seconda coordinata che individua lo sviluppo del lavoro del disco – ma dei lavori del gruppo in realtà.
Blues&Technology, dicevamo, e diciamo pure, anche se un po’ inappropriato, che On The Run è il primo pezzo di techno/house music dal successo colossale, perché The Dark Side Of The Moon, stando ad alcune fonti, è il terzo disco più venduto nella storia.
E se Pink Floyd sono stati i primi ad introdurre nella lista dei propri strumenti musicali il VCS3 verosimilmente dal 71, da Meddle, dal bellissimo Meddle; è proprio con The Dark Side Of The Moon che il VCS3 scopre tutta la sua grandezza nel dare agli strumenti e alle voci nuove inclinazioni e nel generare nuovi suoni. Generare nuovi suoni, quindi. È questo quello che hanno fatto I Pink Floyd. È questo il seme della loro grandezza. Ed è in The Dark Side Of The Moon che si compie il magnifico della creazione di nuovi suoni.

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