Assonanze: il racconto di un disco – 11. For All I Care, The Bad Plus, 2008

È verosimile che dal punto di vista di una lettura nettamente astratta e simbolista delle arti musicali, una delle bombe più clamorose del settore delle covers sia Raining Blood degli Slayer eseguita da Tori Amos: un testa-coda clamoroso, una delle migliori partite del settore. L’album comunque era Strange Little Girls, e il nuovo millennio era appena cominciato.
Come Strange Little Girls, For All I Care dei The Bad Plus, 2008, è un album interamente di covers; e come Tori Amos, i The Bad Plus si palleggiano tra le dita di una mano sola tutte le canzoni selezionate.
Sunday Morning is everyday for all I care: questa è Lithium, l’atomica sganciata dai Nirvana sul rapporto tra la ricetta del piacere succedaneo, equivalente possiamo dire, e l’amore; ed è con questo brano, che a sua volta cita un vecchio adagio newyorkese, Sunday Morning, Velvet Underground, che si aprono le danze del disco dei The Bad Plus; ed è da qui che trae origine il titolo del disco dei The Bad Plus.
Dopo aver reinventato i Nirvana, il trio costruisce tutta un’atmosfera affatto rarefatta e molto più complessa attorno a un classico dei Pink Floyd: Comfortably Numb, con la linea vocale controfattuale e in salita a rincorrere le maglie melodiche dell’originale. È palese la fatica di essere e di esistere nella versione del trio in questione.
In scaletta ci sono anche Stravinsky, Ligeti, Babbitt, e Roger Miller; e in quest’ultimo caso si stravolgono capovolti i canoni depositati dalla grande serie musicale American diretta da Rick Rubin con protagonista Johnny Cash.
Nelle extended versions per lo streaming online arrivano fino a toccare un pezzo degli U2, New Year’s Day, ed è proprio questo il punto: questo disco è l’alba di una nuova era musicale, sono cambi, breaks e sospensioni di tempo all’infinito.
Complessivamente l’ideazione s’incolla in scia a lavori tipo Can’t Find My Way Home degli Spin 1ne2two con Paul Carrack voce, tastiere; Phil Palmer, chitarra; Rupert Hine, tastiere, armonica, cori; Steve Ferrone, batteria; e Tony Levin al basso. Laddove invece, e dall’altra parte della barricata, troviamo le esecuzioni di Duke Ellington consegnateci su The Recollection Of The Big Band Era, di cui per esempio è da manualistica del restauro l’esecuzione di Rhapsody In Blue – ma è proprio lo slow motion del finale di New Year’s Day dei The Bad Plus che non sfuma ma finisce e arriva a una favolosa conclusione che è geniale: tutte le volte alla fine dell’anno c’è un nuovo anno che comincia, ed è proprio lì che non cambia mai niente. Fine della storia.

Emiliano Paladini

0 Condivisioni

<h2>Leave a Comment</h2>