Navigator, influencer, rider, maniscalchi e monaci amanuensi arte e mestieri di oggi e ieri

Ai tempi di Topolino e nonna Papera il lavoro era sudore senza borotalco formulato per intrappolare il sudore del lavoro meglio di un badge alias cartellino da timbrare, un borotalco da miracolo nano tecnologico senonché I nani non possono per loro stessa natura diventare dei giganti, nel frattempo che I nani fanno le prove con I tacci a spillo per diventare classe dirigente, ci ritroviamo con I navigator, che non sono gli skipper di Luna Rossa e gli influencer che non influenzano virus alcuno, ma attecchiscono come le zecche su inermi menti che al riflesso condizionato del “mi piace” rispondono come iniziazioni messianiche a chi influenza di più.
L’influenza in questo caso nulla c’entra con il vaccino pluridecorato, eroe di guerra che ha combattuto virus di ogni nazionalità senza ricevere almeno il cavalierato per il suo eroismo incondizionato, ci troviamo davanti ad un nuovo organismo mentalmente modificato che ha mandato in soffitta o all’ufficio di collocamento per essere ricollocati, filosofi, pedagoghi, antropologi, tutti definiti vintage dal nuovo pensatore-contenitore che illuminerà le nostre notti e I nostri giorni quando in compagnia del Covid (votato dalla legge sulla privacy avendo firmato un patto di segretezza sulle nostre facezie quotidiane), trattasi dell’influencer personaggio anonimo e banale che inventandosi il mestiere di consigliere prima (come un qualsiasi capo scala di condominio a cui rivolgere le profferte e le minacce per il cane del vicino che alterna ululati e guaiti come se stesse facendo le prove dell’ululato da Grande Fratello) e psicologo santone dopo , diventa il tuo alter ego tant’è che a casa tua non si muove foglia che l’influencer non voglia…
L’influencer è in via di proliferazione, scavalca l’onda del calo demografico, impazza con I consigli di come diventare vegano, ti spiega perchè il tuo cane puo’ divorare un osso di plastica con la scusa che le macellerie ormai sono finite nel vocabolario delle arti e dei mestieri scomparsi per penuria di bocche da sfamare che tradotto vuole dire: bocche squattrinate che mangiano il cibo che il ciclista di turno detto “rider” sostituito il cavallo che non ha più il maniscalco che gli curi le calzature fatte su misura, cavalcando una bicicletta di catapulta il pacco alimentare sul pianerottolo, tu non lo vedi , lui non ti vede , l’unica cosa che si muove sono da una parte il pacco che entra nella porta non dallo spioncino (ancora non e’ possibile ridurre un pacco alimentare ad un cubo della Lego) e dall’altra la carta di credito che ha sorpassato la carta moneta per l’acquisto del cibo da sopravvivenza esistanziale.
Per sentirti incluso nella grande famiglia social ti farai un selfie mentre addenti il cibo catapultato proveniente da un freezer che a richiesta diventa un forno a microonde che a tempo record ti consegna le giuste calorie mentali ne più ne meno la quantità giusta per fare in modo che tu non pensi che cosa ti sta succedendo perché sarà l’influencer a dirti come mangiare il tuo cibo da pianerottolo con etichetta “nutriscore” che ti dice quando morirai se continuerai a perseverare nella tua mania di avvelenarti di etichette le quali munite di un codice a barra ti filmeranno mentre da solo in bagno rimuginando su una panna montata che hai trascurato sentirai il reflusso gastroefageo rimonatare come un vulcano , il tutto in diretta mentre la tua influencer(è tua come tu sei suo anche se non vi siete comprati l’un l’altro) ti illulstrerà in mondo visione come masticare una pizza congelata proveniente da un container che ha nuotata dal mare cinese alle italiche coste ritornando nel suo luogo d’origine spaesata perché questa pizza che parla cinese ha dimenticato la sua lingua madre il napoletano.
L’influencer e’ un Dio che con un nuovo catechismo mutuato dal partito trasversale del “mi piace” invade la tua vita, la modifica con una tabella di marcia che inizia la mattina quando porti il cane a fare la pipì sotto il tuo condominio fino a notte tarda quando tornando stramazzi sul divano imbottito di rate da pagate, accenderai il tuo display attendo dall’influencer che e’ sempre on line , istruzioni su che cosa fare alla fine della tua giornata…
Nel caso non la trovassi , ti dispererai, invocherai il navigator del tuo corso di aggiornamento per un lavoro da svecchiare, il quale a quell’ora naviga su altri lidi, imprecherai contro di lui che non ti ha insegnato come gestire una crisi di astinenza da influencer scomparso o perlomeno messo in panchina , penserai alla tua vita da eterno disoccupato con tessera da reddito di cittadinanza , griderai al furto della tua identità di disoccupato in cerca di lavoro , il quale vedendoti arrivare si scansa perché non vuole farsi usare come capro espiatorio dei tuo fallimenti , dopo di chè penserai che tuo nonno era maniscalco che tuo padre lo era pure e che tu rompendo la tradizione di famiglia hai deciso di fare l’eterno disoccupato con la scusa di non voler martoriare l’equide di turno che dovrebbe sottoporre alle tua amabili cure I suo preziosissimi zoccoli inimitabili anche nel bussare alla porta (sostituendosi al citofono del tuo condominio stellare ) per ricordarti che sarebbe ora che ti dessi alla scrittura creativa, quella che tutti oggi praticano grazie alla terapia di gruppo dell’influencer , il quale con le sue filippiche contro la tendinite da monaco amanuense ti farà un corso accelerato ovviamente a pagamento sottraendo dalla carta del reddito di cittadinanza (nel frattempo moltiplicato per il mancato reddito da lavoro che tu sostieni di non trovare incolpando il lavoro che quando ti vede si da alla fuga ) I denari che tu pagherai per diventare un genio della scrittura, un talento da tessera annonaria ,così convinto di essere il nuovo Tolstoj del terzo millennio incolperai il destino , la jattura che non ti permette di emergere per quello che sei, un surrogato (ma tu ignori di esserlo) di una civiltà che cannibalizzando la fantasia e mettendo tutti a tacere grazie ad un esercito di influencer I quali imputando il tuo fallimento alla pandemia, al virus , al tuo mancato passaporto vaccinale ti ritroverai in un lebbrosario con un tablet incollato sotto il naso sempre acceso .
Il tuo secondo io di scorta, il tablet , ti spiegherà che il tuo mancato successo, il tuo mancato lavoro è imputabile a te che non hai sufficiente autostima per sovrastimare le tue capacità, buttato via il tablet diventato il tuo press agent per I mancati talenti , arriverai davanti all’uscio di tuo padre e di tuo nonno chiedendo a loro di insegnarti il mestiere di maniscalco, scoprirai di essere arrivato tardi, perché loro sono ormai in pensione (con quota 100 diventata 1 che tende all’infinito)e I cavalli che si rifiuteranno di essere sottoposti al tuo trattamento improvvisato di manutenzione ordinaria di zoccoli messi a riposo dopo una lunga battaglia ,quella dei cavalli, che hanno visto riconosciuto I loro diritti di correre scalzi senza correttivi.
La tua giornata si chiuderà con l’ultima chiamata dell’influencer che farcendoti la mente con Aristotele , De Maistre, Orwell ,Huxley, Jevola diventati per l’occasione le sorprese dell’ovetto Kinder, ti dirà di suicidarti perche’ essendo tu un fallimento senza possibilità di riabilitarti, non puoi continuare a consumare ossigeno, asfalto e pizza surgelate le quali accessoriate di nutriscore indicano che le loro calorie sono destinate a prestatori d’opera che professano l’idea che il lavoro è una finzione perché l’unopercento che ti governa ha deciso per te quanti neuroni devi avere, quante calorie devi ingoiare e quanto ossigeno devi consumare, se il tuo nutriscore si’inpennerà la tua via d’uscita sarà il suicidio assistito come per tanti altri lavoratori che lavorando senza fingere di sudare si alzano la mattina e accendendo la televisione apprendono che il loro lavoro, il loro mestiere è morto così come I ristoranti diventeranno dei cimiteri per seppellire pentole e piatti con degna sepoltura officiata dall’omelia che per per mangiare ti devi accodare e puoi scegliere tra la Caritas del pane quotidiano e la pizza a km zero traghettata in bicicletta davanti al tuo balcone, in alternativa sempre in coda attendi il tuo “hot dog” alla mensa di Mac Donald che facendo parte dell’unopercento che ti governa ti controllerà la temperatura e il tuo orientamento politico e sessuale.
Se poi non sei d’accordo hai sempre la possibilità di rifugiarti in una delle ultime foreste rimaste che praticano la resilienza e se questa foresta non ti riterrà idoneo potrai sempre andare ad esercitare il mestiere del maniscalco su Marte dove potrai ferrare le ruote di tante astronavi fuggite al controllo del grande fratello, in mancanza di astronavi da ferrare In sostituzione dei cavalli, potrai dedicarti alla scrittura amanuense, scrivendo nella tua grammatica intrisa di errori ortografici(la dad è stata interrotta per contagio della realtà virtule da covid che ha fatto esplodere I display della scuola da rottamare) la storia della tua umanità diventata serva senza una reale rivoluzione. Arte e mestieri di oggi e ieri dove sta il tempo di ricordare chi eravamo prima che arrivasse un microchip a dirci che cosa pensare?

Barbara Appiano

Ai tempi di Topolino e nonna Papera il lavoro era sudore senza borotalco formulato per intrappolare il sudore del lavoro meglio di un badge alias cartellino da timbrare, un borotalco da miracolo nano tecnologico senonché I nani non possono per loro stessa natura diventare dei giganti, nel frattempo che I nani fanno le prove con I tacci a spillo per diventare classe dirigente, ci ritroviamo con I navigator, che non sono gli skipper di Luna Rossa e gli influencer che non influenzano virus alcuno, ma attecchiscono come le zecche su inermi menti che al riflesso condizionato del “mi piace” rispondono…

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