Ianez: “Minerva, dea della saggezza, nasce da un mal di testa di Giove”

Sarà capitato a ognuno di soffrire davanti a un amore finito o a una delusione e vi sarà capitato di vivere l’ossessione del ricordo. Ricordo che possiamo intenderlo in quei momenti in cui davanti all’amore finito o a una delusione ci troviamo davanti a dei ricordi e all’incapacità di accettare quella delusione o quella fine, che in qualche modo segna la fine di un capitolo della nostra vita. Ma giustamente, e umanamente, accettare una fine all’inizio non è facile. Navighiamo nei ricordi, alla ricerca di un qualcosa, che ci possa far comprendere quella fine oppure la ricerca che ci porta a un recupero. Tra l’altro, il ricordo, una presenza che continua a vivere in un ambiente condiviso dove ogni cosa, ogni elemento rievoca attraverso le immagini, “ciò che è stato”, rendendo ancora più desolante la fine della storia. Tale aspetto, un autore, un poeta lo descrive nella scrittura, un cantautore – cantante con la sua musica o canzone e così via. Ma oggi c’è un artista che mi ha sorpreso perché per descrivere un amore finito, una delusione e l’ossessione del ricordo, egli usa la metafora “Minerva, dea della saggezza, nasce da un mal di testa di Giove”. L’artista qui in questione è Ianez, nome d’arte di Andrea Iannone. Lo stesso che ci presenta il suo ultimo singolo dal titolo “Minerva”

Ciao Ianez, bentrovato al Corriere dello Spettacolo. “Minerva” è il tuo nuovo singolo, un brano a suo modo dolce, semplice, una sirena di sottofondo a sottolineare l’assillante desiderio di provarci ancora perché forse sarebbe potuta andare meglio. Un brano molto filosofico, ma raccontami di questa “Minerva”…

Come la Mitologia vuole “Minerva nasce da un mal di testa di Giove, che arriva a farsi spaccare la testa dal fabbro della dea, per liberarsi giustamente da un dolore, ossessione, insomma arriva a compiere un gesto così estroso. Da qui abbiamo utilizzato la storia della nascita di “Minerva” per amplificare l’idea dell’ossessione, del tormento. Infatti, il protagonista del brano dice alla sua lei di uscire dalla testa: “vieni fuori come Minerva”. Il protagonista comunque è consapevole della fine della storia, ma è rimasto fermo nel tempo.

Da sottolineare ovviamente – come mi hai detto – che questo brano non ha nulla di autobiografico, ma c’è una riflessione, è un brano molto filosofico, che comunque racconta un qualcosa che tutti abbiamo o potremmo vivere. Giusto per farti conoscere dal pubblico del Corriere dello Spettacolo, mi racconti un po’ di te, della tua biografia?

Mi sono avvicinato alla musica da ragazzino, tutto è partito dalle scuole medie, laddove ho vissuto le prime band con compagni di scuola. È stato un modo anche per integrami, perché ero un ragazzino molto chiuso, molto introverso per delle situazioni familiari, e devo dire che mi è servita molto la scrittura. Questa mi ha aiutato a liberarmi da un peso che alcune volte non si esprime o per timidezza o per la paura di ferire qualcuno. Proprio la scrittura e la musica ti danno la possibilità di parlarne, di poterti sfogare riuscendo a guardare te stesso, vedere come cambiano le cose e anche a migliorare e affrontare le cose diversamente.

Queste tue parole sulla scrittura e musica mi emozionano molto, perché mi riconosco molto in quello che dici. Anche se non faccio musica, però attraverso la scrittura riusciamo a guardare noi stessi e tutto quello che hai detto. Cosa ti dicono le persone delle tue canzoni e in particolare cosa ti dicono di “Minerva”?

“Minerva” è un po’ in bilico, piace e non piace perché è un pezzo più semplice. Tuttavia, mi dicono tante cose belle. Riuscire ad arrivare con la semplicità è davvero importante, anche perché la semplicità non è banalità. Si può essere banali, complicati e semplici? No, noi abbiamo giocato un po’ su questo, gli altri pezzi sono molto più complessi sul piano dei testi.

Mi permetto di esprimere un mio pensiero su “Minerva”: è un pezzo particolare, nuovo, di un nuovo che non c’è, è raro. Ricordiamo che il brano è accompagnato da un video ideato e realizzato da Antonella Giuliano. Lo stesso è stato girato nel “Piccolo circolo garibaldino”, un B&B all’interno di una palazzina signorile. Arianna Giampietro è l’attrice che assieme a te interpreta, in una trasposizione d’immagine, la poetica del brano e il suo significato. La base del brano è interamente realizzata da Fabio Tumini, ex chitarrista della Differenza (Sanremo 2005 con il brano “Che farò”), tour manager, fonico e produttore della Satellite Rec. Le linee di basso sono di Lorenzo D’Annunzio. Inoltre il brano è stato mixato negli studi della Satellite Rec.
A questo punto, ci possiamo salutare, con l’augurio di ascoltare altri tuoi brani, e magari trovarci per l’uscita di un album che raccoglie tutti i tuoi successi e con la presenza di nuovi brani. Grazie per questa intervista.

Giuseppe Sanfilippo

Sarà capitato a ognuno di soffrire davanti a un amore finito o a una delusione e vi sarà capitato di vivere l'ossessione del ricordo. Ricordo che possiamo intenderlo in quei momenti in cui davanti all'amore finito o a una delusione ci troviamo davanti a dei ricordi e all'incapacità di accettare quella delusione o quella fine, che in qualche modo segna la fine di un capitolo della nostra vita. Ma giustamente, e umanamente, accettare una fine all'inizio non è facile. Navighiamo nei ricordi, alla ricerca di un qualcosa, che ci possa far comprendere quella fine oppure la ricerca che ci porta…

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