Due parole per farla finita per sempre. È il teatro, ragazzi. Evvai!

Look out, kid, you’re gonna get hit, by losers, cheaters, six-time users, hangin’ ‘round the theaters – ma io lo sapevo che avrei dovuto cominciare molto prima con Dylan, non nell’estate del 19. Antropologicamente parlando, comunque, credo che il teatro sia la prima espressione multimediale del genere umano, la cui fruizione implica da sempre la connessione integrata di vista e udito, di audio e video. Possiamo pure parlare di performance se non in termini di danza, di teatro, riconducendo tutto al monologo, soliloquio solipsistico. Potrebbe essere utile parlare di intarsi a chiave cromatica in cui l’incessante correr via del mondo scappa sopra la scena teatrale in chroma key marinata nello yogurt e viceversa.

Sono parole tatuate sul cervello …. all the way…..tatuate indelebili sulla pelle dei ricordi che ti portano a spasso. E di per sé la recita mostra in fretta e con eleganza tutto il coraggio delle proprie parole. – girl by the whirlpool’s lookin’ for a new fool / don’t follow leaders watch the parkin’ meters (le parti in inglese sono tratte da Subterranean Homesick Blues, Bob Dylan, 1965, che è tutto ciò che Fabrizio De Andrè intendeva quando diceva che noi invece del rock and roll abbiamo il trallalallero; e delizioso e denso è il ragionamento sui leaders: uno stimolo a sviluppare un pensiero il più possibile autonomo. La canzone chiude prendendo le distanze dalla strada, dalla vita da strada. Kerouac e il jazz sono già il trapassato. Si passa a Burroughs, alle scosse elettriche. Siamo solo nel 65. Siamo già oltre il nascente flower power. Questo è Bob Dylan. Ricordando che tutto è lo stesso per tutti, questa è Subterranean Homesick Blues).

Si divaga, ci si distrae. Ma il bello del teatro è proprio che ti distrae. Ma pare che sia finita un’epoca. Pare che sia finito un tempo importante per le arti e la loro storia – e dopo la morte, finita la storia, si apre la leggenda tra tutto ciò che è vero e tutto ciò che è falso e l’appropriata inconoscibilità dell’aletheia nella magnifica trasfigurazione artistica del contemporaneo. Ma qui i tempi son cambiati molto in fretta. E ancora una volta: you don’t need a weather man to know which way the wind blows – chi sono io. Chi sei tu. Io sono l’altro per gli altri. Io sono leggenda. Ho piegato la tua vita alla mia volontà. Non hai più libero pensiero. Io sono la tua ossessione. Mi verrai sempre a cercare. Ti nasconderai dietro le voci registrate dei miei cari. Copro l’elusiva realtà dei fatti davanti ai tuoi occhi con un dito davanti al tuo naso; tra la pagliuzza e l’elefante ti palleggio il mondo sulle dita di una mano sola. Le penserai tutte per ingannare e per ingannarmi. Sei solo una funzione, una derivata della mia volontà immortale. Tanto lo so che siete gli italiani cattivi: non valete un cazzo, l’unico vostro vanto è quello di riuscire mettere il vostro brutto culo in faccia a qualche connazionale disgraziato o no, paesani?
Va bene, bravi, mi avete fatto fesso. Ma voi vi credete davvero che in Europa e nel Mondo ci siano gli stupidi accecati dalle vostre medaglie da fare fessi coi vostri giochetti, no? Non è così? Dai, per una volta, dite la verità. Ve lo ripeto. Anche a sto giro fate di me quello che vi pare. Prendete e mangiatene tutti – and maniacs don’t blow holes in bandsmen by remote control, Pink Floyd.

Io continuerò a spazzare la vostra merda dalle pattumiere, mentre voi vi fate belli sotto le mie finestre. Voi siete migliori di me. Bon. E anche con voi, oh patrioti bellissimi e illustri, ho chiuso per sempre. Andrò ad accattarmi un paio di grammi d’erba ogni tanto. So che la Mafia a voi vi piace una cifra, paesani. Il due ottobre c’è il primo spettacolo della nuova stagione del Piccolo. Fine della storia.

ox4d

Look out, kid, you're gonna get hit, by losers, cheaters, six-time users, hangin' 'round the theaters - ma io lo sapevo che avrei dovuto cominciare molto prima con Dylan, non nell'estate del 19. Antropologicamente parlando, comunque, credo che il teatro sia la prima espressione multimediale del genere umano, la cui fruizione implica da sempre la connessione integrata di vista e udito, di audio e video. Possiamo pure parlare di performance se non in termini di danza, di teatro, riconducendo tutto al monologo, soliloquio solipsistico. Potrebbe essere utile parlare di intarsi a chiave cromatica in cui l'incessante correr via del mondo…

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