LA RICCA E SPLENDIDA  MOSTRA SULL’INFERNO DI DANTE ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE. IL POEMA SPIRITUALE E LETTERARIO DEL SOMMO POETA SI CONFRONTA CON GLI INFERNI ATTUALI

Era impensabile, praticamente impossibile, che il Settecentesimo anniversario della morte del “padre della lingua italiana” si chiudesse senza una grande esposizione del suo capolavoro visionario che mettesse in evidenza la profonda dottrina religiosa e morale, il suo stile sublime nella versificazione e l’accurata eleganza dell’idioma usato, al punto che il prosatore G. Boccaccio, che introdusse il genere della novella con l’amore laico, la definì divina. A ciò ha provveduto il complesso delle Scuderie del Quirinale che, dopo la straordinaria mostra su Raffaello che negli ultimi giorni non aveva mai chiuso, ha riaperto con un eccezionale allestimento destinato non solo ai professionisti e dotti, ma pure al popolo dei curiosi, degli studenti delle Superiori e delle masse che certamente almeno una volta avranno sentito parlare del grande genio fiorentino. L’entusiasmante realizzazione dell’operazione è stata curata da due talentuosi professionisti del settore : Jean Clair e Laura Bossi, che hanno acquisito nel tempo un’impareggiabile formazione  nella disposizione del materiale reperito, grazie al gentile prestito di altre istituzioni, in nome degli scambi artistici nelle diverse occasioni culturali. Clair dichiara che egli s’è sempre regolato con mostre tematiche allargate alle scienze ed idee fondamentali, mentre la Bossi neurologa di formazione ha sostenuto questa metodologia del maestro e vi ha aggiunto i risultati delle sue ricerche sulle patologie neurodegenerative. Ecco il motivo per cui la mostra è equamente divisa su due piani diversamente strutturati : al primo si mette all’attenzione dei visitatori tutto quello che concerne il virtuosismo dantesco della terza cantica dantesca composta nella Settimana Santa del 1304 per indurre la gente ad abbandonare le vie del peccato, della corruttela ed delle guerre civili tra guelfi e ghibellini, di cui anche lui fece le spese per essere stato accusato ingiustamente di baratteria e perciò non volle mai rientrare a Firenze per la sua dignità, l’onore e l’autostima; al secondo piano invece si trova il concetto della perdizione diabolica in chiave di figure magiche, misteriose od il termine inferno nelle sue attuali implicazioni. Come si entra, dopo la scala a spirale avvolgente dove salivano le carrozze, ci troviamo di fronte alla maestosa e gigantesca porta istoriata a cui rimanda la famosa anafora di tre versi scolpita nella mente di tutti coloro che hanno fatto dei buoni studi letterari, poi v’è lo scheletro in legno della morte e la colonna in marmo con la caduta degli angeli ribelli spinti giù dall’arcangelo Michele, mentre da sotto Satana alza il forcone demoniaco, lui che l’autore rappresenta come un pipistrello a tre teste nel ghiaccio infernale mentre divora i tre massimi traditori:Giuda, Bruto e Cassio. Si procede poi, leggendo la vastissima serie di pannelli esplicativi e didascalici in rosso, dal Limbo  tra disegni, edizioni in incunaboli e miniature della “Divina Commedia” per notare pure quadri con immagini di Dante nel rosso vestito medievale in esilio, Cristo che scende al Limbo per prendere i giusti vissuti prima di lui, mentre “Lo duca mio” il poeta latino alla base della sua cultura l’aiuta a superare le tre fiere che vorrebbero impedirgli di mettersi sulla via propizia per uscire dagli istinti e dalle passioni umane per guadagnare la salvezza che il Signore è venuto a portarci come dono a condizione che vi sia la Fede. Infatti il Paradiso, la cui guida sarà Beatrice, luce teologica inviata da Santa Lucia, si chiude con Dante che rimane abbacinato, esterefatto, di fronte al mistero dell’Unità nella Trinità di colui che muove il Sole e le altre stelle della galassia celeste. Come dimenticare il gigantesco ritratto di Satana che scatena le sue schiere luciferine, la Medusa simbolo della bocca infernale, il latrante Cerbero espressivamente orribile con le sue tre mascelle,il traghettatore Caronte che batte le anime ed il conte Ugolino del XXXIII Canto che,  nutritosi per l’impulso del digiuno dei nipotini Gaddo ed Anselmuccio, rode la nuca del vescovo Ruggeri e Dante inveisce contro Pisa “vituperio delle genti”. Il primo piano  si chiude con il Canto dei lassuriosi e con i volti assai espressivi di Paolo e Francesca, destinati a non potersi più abbracciare dopochè  Gianciotto  li ha trafitti sul “Libro galeotto” di C. de Troyes “ I Cavalieri della Tavola Rotonda” di re Artù. VI sono 235 opere in tutto e nel primo piano si va dal mEdioevo al Barocco con quadri e sculkture di Botticelli, Cezanne, Brueghel il Vecchio, Redon, Rodin e Delacroix,  mentre nella sala video  si trova la ricostruzione topografica dei 9 gironi infernali ad imbuto agli antipodi di Gerusalemme.I quadri esposti sono uno più coinvolgente emotivamente dell’altro; al piano superiore invece si ingrandisce la prospettiva e si guarda al diavolo mutatosi nella mentalità dell’Ottocento nelle creature fantastiche e misteriose che, insieme agli esseri mostruosi dell’immaginazione dantesca, sono ricreati nel fantasmagorico e sfavillante carretto siciliano. non poteva mancare il tema diabolico della tentazione come quella di Satana a Gesù nei 40 giorni del deserto ed allora  vediamo quelle con la crapula del vitto, le donne nude ed i piaceri vari a Santo Antonio, che si rimette alla fiducia nell’assistenza divina con la preghiera, similmente a noi nel rivisto “Pater Noster” e quindi si viene ad attualizzare la tematica di Dante con quelli che sono gli Inferni moderni per l’umanità: le carceri, le miniere, le fabbriche, i campi di sterminio ed i manicomi esaminati dalla Bossi dopo  Basaglia  con  lo scaturire della schizofrenia e paranoia delirante e distruttiva, per non parlare dell’ alzheimer. Come ignorare i dipinti grigioscuri delle deprimenti galere con strumenti di tortura di Piranesi, le acqueforti di Goya con l’orrore della signora in nero nel’500 e quelle sulla prima guerra mondiale con le trincee ed i fili spinati su cui si contavano i morti assiderati? Poi si passava dalla Grande Guerra all’atrocità dei campi di concentramento e sterminio del secondo conflitto mondiale con una scultura in bronzo di due  prigionieri di Buchenwald dove un sopravvissuto indica un sommerso vittima dell’odio nazista per non tralasciare il vicino dipinto “Inferno” dal memoriale di Dachau vicino Monaco. A questo flagello vile della seconda guerra mondiale è dedicata l’originale composizione di Primo Levi corretta successivamente, con l’annotazioni inserite nella ristampa, nella celebre lirica “Se questo è un  uomo”. Segue l’illustrazione di G. Dorè per il capolavoro dantesco con la fluorescenza luminosa delle stelle in cielo, a cui è dedicata l’ultima sezione con la pacificazione interiore che solo il firmamento creato da Dio può arrecare psicologicamente, come  testimoniano le poesie di Leopardi, Calvino e la lettera di Claudel. V’è il vorticoso ruotare delle stelle della Via Lattea e del sistema solare, mentre un lavoro su panno riproduce tutti gli astri, omaggio al finale poetico quale appare pure nel cortometraggio proiettato nell’apposita saletta. Insomma siamo al culmine della rinascita spirituale provocata dal raggiunto vertice estetico, che induce a pensare come il nostro destino eterno sia nelle nostre mani e che   potremo sottrarci alla dannazione eterna nella Geenna se sapremo pentirci e purificarci in vita, come il sommo artista toscano morto a Ravenna ha voluto insegnarci con la sua produzione tripartita.  Non possiamo servire a Dio ed a Mammona ! Sta a  noi scegliere quale via imboccare! La misericordia di Dio è sempre pronta a donarci la redenzione e salvezza, magari dopo un po’ d’espiazione in Purgatorio come sostiene Papa Francesco. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 9 Gennaio, potendo ammirare anche creazioni di Richter ed Kiefer. Migliore omaggio finale all’estro cristiano e letterario dell’Alighieri non ci poteva essere!

Giancarlo Lungarini

Era impensabile, praticamente impossibile, che il Settecentesimo anniversario della morte del “padre della lingua italiana” si chiudesse senza una grande esposizione del suo capolavoro visionario che mettesse in evidenza la profonda dottrina religiosa e morale, il suo stile sublime nella versificazione e l’accurata eleganza dell’idioma usato, al punto che il prosatore G. Boccaccio, che introdusse il genere della novella con l’amore laico, la definì divina. A ciò ha provveduto il complesso delle Scuderie del Quirinale che, dopo la straordinaria mostra su Raffaello che negli ultimi giorni non aveva mai chiuso, ha riaperto con un eccezionale allestimento destinato non solo ai…

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