Assonanze: racconti musicali di musica dal vivo – La Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven

Riecco il contenitore musicale a base di musica classica dal vivo più bizzarro della rete internet. Ci son degli arretrati. Il 29,30,31 Dicembre 2021 e 1 e 2 Gennaio 2022, c’è stata l’esecuzione della Nona di Beethoven – vediamo come è stata affrontata la discussione per assonanze.

Ora come ora non saprei. Al momento ha chiuso con uno show a teatro, al St. James Theater, a Broadway, tipo Sammy Davis Jr, Mr Show Business, tipo ho detto, nel senso dello showmanship, anche se Springsteen è più esuberante – e a questo riguardo mi riferisco per esempio a roba tipo il concerto di Londra del 75, distribuito su DVD in una bella riedizione di Born To Run di qualche anno fa – facendo poi proprio a teatro quello che faceva Frank Sinatra a Las Vegas: entertainment, fondamentalmente, forse il più grande, il migliore. Ma siamo alla fine dell’anno 2021 e Bruce Springsteen è stato il mio artista preferito dai miei tredici fino ai quarantasette anni. Ogni sua linea di testo era la manifestazione di una divinità. La sua musica ti fa sentire dalla parte delle cose giuste, ti da in certa misura una sorta di sentimento di onnipotenza, come la Nona Sinfonia di Beethoven. Ti gasa. Ti da di più. Ti monta. Per certi versi ti domina completamente. E l’ho visto dappertutto. Una decina di volte a Milano, due volte a Torino, due a Verona, due a Bologna, Londra, Zurigo, Denver, Milwaukee, NY. Ho tutti i suoi dischi. Tutte le deluxe versions. Poi nel 2019 ho scoperto Bob Dylan e la mia vita è cambiata di nuovo, sviluppandosi attorno a nuovi edifici musicali. Ma oramai non c’è più spazio per un nuovo sviluppo. Non c’è più il tempo necessario.

Ma c’era qualcosa prima, un po’ prima di Bruce Springsteen. Io di fatto da giovinazzo ascoltavo le sinfonie di Beethoven, quelle registrate con von Karajan: la nona, la quinta, la sesta in particolare. E pensate che per un paio di mesi sono andato a prendere lezioni di piano dalle suore. Avevo obbligato i miei a farmi questo regalo per Natale: le lezioni di piano – figata.

Fondamentalmente la musica classica mi racconta una storia più grande – questo è quello che credo di aver capito al termine del 2021. Ha un bacino geografico immenso. E c’è tutta la fascinazione del tempo che passa, dei secoli che ti corrono davanti al naso quando l’ascolti. E ti racconta veramente di mondi lontanissimi, di quando la Terra era un pianeta diverso, un mondo alieno che ora vive solo nella nostra testa, che non esiste più. Ti fa venire voglie nuove di nuove scoperte e di conoscenze diverse. C’è meno appeal, lo capisco. Ma la musica classica è aliena. Non esiste più in questo mondo. Come in 1Q84 di Murakami ci racconta quasi di un mondo parallelo. Qui non la senti quasi mai da nessuna parte.

l’Inno Alla Gioia è una poesia di Schiller. Beethoven ci mette su una musica, nella sua Nona Sinfonia, sopra il bel poemetto di Schiller. È la cantata del finale, quella celebre, che diventerà qualcosa tipo l’Inno dell’Unione Europea.

Il 7 Maggio 1824, alla prima esecuzione assoluta della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven a Vienna al Theater am Kartnertor pare che a dirigere ci fosse proprio l’autore già completamente sordo. Ecco, io questo non me lo spiego. Non saprei dire cosa significa scrivere musica che non puoi sentire. Deve essere la manifestazione dell’infinito, la manifestazione che l’infinito esiste e che sia per definizione inconoscibile. Ma qui si può fare filosofia distopica all’infinito sulla musica e il suo significato, se cioè la musica è quella che scrivi e che leggi o se è quella che suoni e ascolti. La musica di fatto vive questa sua doppia natura, quantistica, quasi, immateriale, imponderabile. E non è quindi paradossale che sia stato un sordo a comporre la musica di quello che a oggi è riconosciuto come Memoria del Mondo dall’UNESCO e la sigla di testa e di coda sui sottotitoli del nostro più comune e universale sentimento di comunione e fratellanza: la Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven – è già l’altro il diverso da includere per una visione olistica di ogni nostra gioia quotidiana.

Siamo nel 1824. Questa è la vetta più elevata dell’espressione della cultura romantica con annessi e connessi di ogni tipo di universalità pretesa dalla sua composizione. L’immortale impeto romantico trova la sua voce eterna nel ricordo di una partitura funambolica e affatto scoppiettante. La dimensione corale è inoltre essenziale alla comprensione dell’opera e delle sue complesse novità compositive. E dà alla sinfonia Ina dimensione umana maggiore ed evocativa, persuasiva, senza eguali.

Ci son quindi da segnalare altri due dischi di Elvis Presley “con” la Royal Philarmonic Orchestra, del 2016, uno, The Wonder Of You, che segue il primo volume dell’anno precedente con Michael Bublè e Il Volo, 2015, If I Can Dream, e poi per quest’anno abbiam’ finito – thought provoking, indeed (si tratta a dello scorso anno, pero, la fine del 21).

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Fonti: wikipedia, ufficio stampa dell’Orchestra Verdi
photo: a cura dell’Ufficio Stampa dell’Orchestra

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