The Sheep Song (di FC Bergman) – salvezza e redenzione di un essere vivente: anche il rispetto per gli animali può andare in scena

Presente indicativo: per Giorgio Strehler (paesaggi teatrali). Festival internazionale di teatro, 4-31 Maggio 2022, Piccolo Teatro Strehler, Martedì 10 Maggio, ore 19:30, Prima Nazionale, Mercoledì 11 Maggio, ore 20:30. Una coproduzione Piccolo Teatro Di Milano. FC Bergman: The Sheep Song.

Cosa ti aspetti quando sai che in scena vanno anche degli animali? Beh, innanzitutto guardati lo spettacolo. Non so cosa pensano le associazioni animaliste, ma oggi sul palco della compagnia belga FC Bergman, ci sará una pecora. E così è stato; e più di una e un cane, per un totale di quattro scene con animali.

Lo spettacolo spezza, in questo inizio di festival internazionale di teatro, ad ogni modo, tra quattro produzioni sud americane, tutte parlate, tutte con sovratitoli elettronici, e spezza per essere belga, nordeuropeo, muto, quasi, e senza sovratitoli elettronici: lo spettacolo si guarda, oggi, non lo si legge, e nemmeno lo si sbircia leggendo.

In ogni caso, con oggi siamo nella sala principale delle tre sale del Piccolo. Siamo al Teatro Strehler. Fuori, ma ci sará per tutta la durata del Festival, hanno organizzato un baretto con aperitivi, cocktails e long drinks fino a mezzanotte, dalle sei, credo, a cura di Mare Culturale Urbano, con dj-set selezionato: c’era per esempio anche Alioscia dei Casino Royale, alla console – oggi 10 Maggio 2022 c’è Lasagna Lounge,  DJ  resident di Oltre la scena Festival | lapiazza, con un DJSET alla scoperta della library music e delle colonne sonore italiane degli anni ’60, ’70 e ’80, un sound avanguardistico capace di segnare ben due decadi del Bel Paese (Martedì 10 maggio | Sagrato Teatro Strehler, dalle 18.30 alle 20.30; dalle 21.30 alle 23.30 dBEETH – dj set di musica classica su vinile: anni di ricerche tra bancarelle e negozi di dischi usati, per comporre una raccolta di piccole gemme preziose che vanno dal ‘600 fino ai primi del ‘900, con una predilezione particolare per il Barocco e per gli strumenti insoliti. Un progetto di Fabio Bonelli).

The Sheep Song è dunque una storia visuale senza dialoghi della compagnia belga FC Bergman, in coproduzione con il Piccolo. È un canto pastorale, agreste, bucolico.

Il combo ha anche allestito una grande campana sopra le prime file che viene azionata un paio di volte, per accentuare il senso dell’agreste e del campestre che pervade la recita.

C’è molto primitivismo, se vogliamo, c’è del tribal, considerando i costumi, c’è del nudo in scena, appunto.

Lo spettacolo racconta la vicenda di un essere vivente non più soddisfatto di sé e mosso dalla consapevolezza di essere destinato a un’esistenza più gloriosa di quella dei propri simili.

Una parabola moderna sulla paura e l’attrazione che proviamo, nelle nostre vite, per il cambiamento.

È uno spettacolo che fa riflettere molto prima ancora di guardarlo. Si tratta di una favola, o meglio, una storia visuale senza dialoghi, un’epopea esclusivamente per gli occhi.

Il sonoro in realtà c’è ed è molto spesso. Il sonoro è musica trascendentale elettronica.  Il sonoro è solo ambientale. Passano lunghi momenti di ambient, drone music, distorsioni di strumenti elettronici – lui usa a margine della scena entrandovi nel finale, tipo un banjo elettrico – feedback e ambaradan vari tutti elettronici. È aural music curata da uno del Royal Conservatoire di Anversa. Uno che è partito con le dissonanze di John Zorn. È un esperimento di psicoacustica a voce alta, il suono della recita, tipo l’Experimental Audio Research di Pete Kember, ma si tratta di Frederick Leroux-Roels. Da solo il sound design dello spettacolo vale il prezzo del biglietto.

E se, nella favola classicamente intesa, dicevamo, l’animale simboleggia l’essere umano, qui la persona è presa a modello dall’animale.

È la storia di una pecora che diventa uomo, quindi, perdendo l’innocenza, abbandonando il proprio gregge e l’ambiente a lei familiare, per diventare “pecora smarrita”: ma nessun pastore andrà a cercarla. Solo il cane di scena le rivolgerà la parola.

Nietzsche descrive l’uomo come una corda tesa tra la bestia e l’angelo, sospesa sull’abisso. È la sintesi della nostra tragedia: mai “a casa”, sempre in movimento, mai in armonia con noi stessi. La pecora non riesce a ottenere nulla più di una condizione per metà umana e per metà animale: la sua ricerca di umanità si trasforma in un calvario, pieno di sofferenza ed esclusione, umiliazione e dolore.

È sempre uno spettacolo controverso, uno spettacolo che porta in scena gli animali. Uno spettacolo che fa riflettere sul limite del contemporaneo, su fino a quanto oltre possiamo andare con questa storia del contemporaneo, per esempio.  Fino a Cuando  pases sobre mi tumba, direbbe Blanco, lo so; e okay, e questo potrebbe essere un punto.

Ma in realtà si tratta della messa in scena del massimo rispetto che si può dare a un animale: far loro essere loro stessi. Non si va oltre.

Di fatto solo la pecora finta si erge tra le altre e compie  la sua completa umanizzazione, la sua più totale trasformazione in attore, in essere umano, per un teatro come elemento di redenzione e salvezza, un po’ come la Pimpa, insomma, e il suo Paradiso, e di inclusività assoluta.

È uno spettacolo dal sapore vegano. Anche se in una scena un tipo si trasforma in toro e viene trafitto dalle frecce, è uno spettacolo senza sangue in scena. Pure se il momento della trasformazione in uomo è molto cruento e operato da quattro dottori-demiurghi. La pecora finta infatti viene scannata per far scaturire l’uomo. Viene scannata, quella finta, si, e viene scannata per finta, ma sempre su un lettino di ospedale e da altri uomini. E c’è comunque una chimera all’inizio della trasformazione. Un ibrido. Un uomo-pecora che si sente giustamente diverso e tenta strade diverse.

Molto cruenta anche la scena del teatrino con marionette. Le due scene del teatrino con marionette. Ad un certo punto infatti compare, e per due volte, un baldacchino per teatro delle marionette con una marionetta che si masturba selvaggiamente e fuma tabacco.

Le pecore in scena sono quasi ad ogni modo una decina. Fanno solo due scene con molta poesia di vocazione spirituale, trascendentale. In entrambe le scene c’è un uomo nel gregge. Le pecore fanno solo loro stesse. Non fanno altro che stare in gregge e muoversi appena appena.

All’inizio l’uomo è vestito da pecora tra le pecore, poi si allontana dal gregge. Vuole qualcos’altro; e poi da uomo, la pecora che si trasforma in uomo, torna inevitabilmente all’ovile, dopo aver vissuto da uomo tra l’indifferenza di altri uomini, sorvolando come un gigante le megalopoli contemporanee.

Si tratta dell’antropomorfizzazione del sogno di un animale. Non è più il caso di chiedersi se gli androidi sognano pecore elettriche, ma di capire se può essere vero che una vera pecora sogni di essere un essere umano per davvero. È uno show kafkiano alla rovescia. È una pecora che un giorno si trova ad essere un essere umano e torna da uomo a fare la pecora nel gregge. Ma in realtà è solo una pecora diversa che viene operata e trasformata in uomo. È la diversità che genera la mutazione. È una finzione. Ma sarebbe ancora teatro, senza finzione?

Finito lo spettacolo, oltre la scena la piazza, il sagrato dello Strehler si riempie a poco a poco. Sotto a chi tocca. Prossimo spettacolo ancora Sergio Blanco. Ci sarà ancora tanta grande musica da ascoltare – anche il rispetto per gli animali può andare in scena. E alla fine, si, forse si, l’unica via di uscita, l’ unico nostro desiderio, è quello di stare vicino ai nostri animali in armonia.

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Fonte Ufficio Stampa Del Teatro
Photo: VDE A Cura Dell’Ufficio Stampa
Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi 1 – M2 Lanza), martedì 10 maggio, ore 19.30 – mercoledì 11 maggio, ore 20.30
The Sheep Song
di FC Bergman: Stef Aerts, Joé Agemans, Thomas Verstraeten, Marie Vinck
con Jonas Vermeulen, Joé Agemans, Marie Vinck, Yorrith De Bakker, Pedro Elias, Jan Deboom, Bart Hollanders
luci Ken Hioco
suoni Senjan Janssen
costumi Joëlle Meerbergen
musiche Frederik Leroux-Roels
produzione FC Bergman, Toneelhuis
coproduzione Holland Festival, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Lo spettacolo è senza testo e presenta scene di nudo
Durata 90’
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
Presente indicativo: per Giorgio Strehler (paesaggi teatrali). Festival internazionale di teatro, 4-31 Maggio 2022, Piccolo Teatro Strehler, Martedì 10 Maggio, ore 19:30, Prima Nazionale, Mercoledì 11 Maggio, ore 20:30. Una coproduzione Piccolo Teatro Di Milano. FC Bergman: The Sheep Song. Cosa ti aspetti quando sai che in scena vanno anche degli animali? Beh, innanzitutto guardati lo spettacolo. Non so cosa pensano le associazioni animaliste, ma oggi sul palco della compagnia belga FC Bergman, ci sará una pecora. E così è stato; e più di una e un cane, per un totale di quattro scene con animali. Lo spettacolo spezza, in…

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