Amore: Delbono vola sulle ali del fado – musica di altri mondi per un sentire universale

Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 7 al 12 giugno 2022

Lui entra in scena tra il pubblico. Si posiziona in sala all’altezza del banco mixer microfono in mano. Tra uno sketch e l’altro si introduce in scena tramite un reading di testi tratti da: Carlos Drummond De Andrade, Eugenio De Andrade, Daniel Damásio Ascensão Filipe, Sophia de Mello Breyner Andresen, Jacques Prévert, Reiner Maria Rilke e Florbela Espanca – il tema è quello dell’amore che non è solo un sentimento, ma uno stato dell’anima; un vero e proprio ingranaggio nell’organismo umano, che seleziona, sposta, frantuma e ricompone tutto ciò che vediamo, che sentiamo, tutto ciò che desideriamo.

Lo show è molto delicato. La compagnia va in scena uno alla volta: sono tanti piccoli cameos a sfondo musicale. L’area di riferimento è quella portoghese coloniale, quindi angolana e capoverdiana.

Ciascun’ cameo si compone di una canzone. I musicisti sono soli in scena, uno alla volta, canzone per canzone, illuminati da una sola luce spot, solo su di loro, su uno sfondo costantemente impostato sul rosso.

Spicca l’abilità dei musicisti, dei suonatori di chitarra, raramente accompagnati da basi musicali, e spiccano le loro voci, perfettamente intonate sulle corde melense del tenore complessivo dello spettacolo.

Amore è di fatto un viaggio musicale e lirico attraverso una geografia esterna – oltre al Portogallo, l’Angola, Capo Verde – e una interna, quella delle corde dell’anima che vibrano al minimo colpo della vita. Le note sono quelle malinconiche del fado, che esplodono in slanci energici attraverso la voce dei cantanti, spalancata a raggiungere ogni angolo della sala; il ritmo quello ora di una parata, ora di un tableau vivant, ora di una lenta processione; l’immagine è un quadro che muta nei colori, si scalda e si raffredda.

È quindi inevitabile che in assenza di una vera azione e di un vero intreccio drammaturgico (i vari interventi non sono correlati tra loro secondo una concatenazione logica, ma al più rispondono a ping pong alle parole poetiche decantate da Delbono fuori scena), spiccano anche le scene, il disegno di scena di Joana Villaverde, composto tra i costumi di Elena Giampaoli, e luci Orlando Bolognesi.

È un concerto a frammenti, un festival della cultura musicale portoghese. Sembra quasi un fuori programma. È tutto in portoghese, tranne che per le parole di Delbono e della piccola presentazione della canzone d’amore angolana. Non ci sono testi se non che quelli delle poesie fuoriscena di Delbono e quelli delle canzoni del fado. La statica è la dinamica fisica dominante. È tutto solo suoni e luci. È una rassegna di fotografia, di pittura, e solo verso la fine, sull’intervento a chiosa di Delbono, il fondale trasforma il rosso statico della sua muta presenza scenica nella lava di un vulcano. E a questo punto capisci, o credi di capire che l’amore nasce dal profondo, esplode, inonda, ma ha bisogno di raffreddarsi per dar luogo allo spazio di una nuova vita. Lo spettacolo lo capisci con le immagini di scena. Ti aggrappi a loro per dare un senso alle parole che sembrano sgorgare dal profondo per scivolare lentamente verso un nuovo destino.

Molte volte i riquadri dello script delle scene prevedono anche molti attori sul palco. Ma sono momenti di danza. Di interpretazione fisica del suono e dei colori delle emozioni dello spettacolo.

L’unico, poi, elemento scenografico è un albero secco che ha bisogno di molta acqua. E si, allora, forse si, l’amore è l’acqua di cui tutti gli esseri viventi hanno bisogno (Água de beber); e l’amore in natura si manifesta in innumerevoli forme con l’unico scopo dell’armonia del creato. L’amore è la forma della sopravvivenza armonica del nostro pianeta – “Você não sabe não? É aqui que tem água de beber, camará” – ma questa è un’altra direzione della cultura portoghese coloniale.

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Fonte: Ufficio Stampa Del Teatro
Photo: Luca Del Pia a Cura Dell’Ufficio Stampa
Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 7 al 12 giugno 2022
Amore
di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Aline Frazão, Mario Intruglio, Pedro Jóia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella
musiche originali di Pedro Jóia e di autori vari
scene Joana Villaverde, costumi Elena Giampaoli, luci Orlando Bolognesi, consulenza letteraria Tiago Bartolomeu Costa
suono Pietro Tirella, capo macchinista Enrico Zucchelli
responsabile di progetto in Portogallo Renzo Barsotti
responsabile di produzione Alessandra Vinanti
organizzazione Silvia Cassanelli
direttore tecnico tournée Fabio Sajiz, suono Pietro Tirella/Giulio Antognini, costumi Elena Giampaoli, luci Orlando Bolognesi/Alejandro Zamora, scena Enrico Zucchelli/Mattia Manna
Produttore esecutivo Emilia Romagna Teatro Fondazione
Co-produttori associati São Luiz Teatro Municipal – Lisbona, Pirilampo Artes Lda, Câmara Municipal de Setúbal, Rota Clandestina, República Portuguesa – Cultura / Direção-Geral das Artes (Portogallo), Fondazione Teatro Metastasio di Prato.
Co-produttori Teatro Coliseo, Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e ItaliaXXI – Buenos Aires (Argentina), Comédie de Genève (Svizzera), Théâtre de Liège (Belgio), Les 2 Scènes – Scène Nationale de Besançon (Francia), KVS Bruxelles (Belgio), Sibiu International Theatre Festival/Radu Stanca National Theater (Romania), con il sostegno del Ministero della Cultura (Italia)

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