Assonanze: racconti musicali di musica dal vivo – Roger Waters, Milano, marzo 2023 (è come se lo avessi già visto). Articolo senza foto

Credo fosse un sabato o una domenica. Ho preso e sono andato a Monza da solo con un amico. Alle porte avevo pure beccato un’altra mia amica. Era l’89, 1989, fine maggio 89, quando ho visto per la prima e unica volta i Pink Floyd. Ero pure riuscito a entrare gratis. Erano i tempi di Learning To Fly, su cui è il caso di ritornare, e su quel dialogo tra pilota e torre di controllo, su cui Gilmour si è soffermato riformulando l’espressione del volo spaziale intesa con Astronomy Domine. Erano i tempi di On The Turning Away. Gli anni in cui la musica inglese via via dalla new wave, dark ed elettronica, tornava avanti e indietro, secondo un movimento joyceano, alla psichedelia, dalla metà degli anni ottanta fino al capolavoro neopsichedelico del 97 degli Spiritualized (dagli Spacemen3 agli Spiritualized): Ladies & Gentlemen We’re Floating In Space – ma questa non è cronaca, sono solo dei ricordi, nitidi ed indelebili (a proposito: il 28 ottobre esce una special edition di Revolver dei Beatles).

Io quella sera ero quasi grande, avevo quasi 17 anni – Meddle e The Dark Side Of The Moon non li avevo mai sentiti, il Live a Pompei in VHS mai visto. Meddle l’ho preso nel 2001, ristampa del trentesimo, TDSOTM anche. I Pink Floyd erano solo Wish You Were Here, il brano, quando eri strafatto il sabato sera e che un amico suonava bene alla chitarra, e Learning To Fly, appunto.

Roger Waters non c’era. Lui era il bassista dei Pink Floyd. E di lui ho saputo tutto molto dopo. Nemmeno Syd Barrett c’era. Ma a lui poi addirittura sono arrivato fuori tempo massimo, e siamo già a fine anni novanta, infatti, nel 97, quando con la ristampa per il trentennale di The Piper At The Gates Of Dawn – mai sentito prima di allora – distribuito con un CD che ti portava in casa ristampati i primi singoli dei Pink Floyd (qui quello che non c’era era David Gilmour), usciva per la EMI, Crazy Diamond, Syd Box 1, The Complete Recordings: una rivelazione, il più abbagliante dei fulmini a ciel sereno.

La storia del combo di Cambridge, i Pink Floyd, tre di loro, sono di Cambridge e si conoscevano fin da piccoli (Gilmour, Waters e Barrett), è stata ricostruita alla grande. Oggi ciascuno di loro ha il suo giusto e doveroso posto. E anche di Syd Barrett è stata indagata a fondo la fenomenale vena compositiva musicale e pittorica, alla fine. Come dimostra l’essenziale lavoro di Russell Beecher e William Shutes.

Comunque, quello che si vuole dire è che a far ripartire il circus psichedelico e a dare l’imprinting della vulgata neopsichedelica degli anni novanta (si, anche la trance), sono stati proprio loro, i Pink Floyd, per volontà di David Gilmour, che con uno sforzo magistrate ha proiettato le luci e la musica del gruppo fino al terzo millennio, fino appunto a questo concerto di Roger Waters – e finalmente oggi tutti, in tv e in radio, snocciolano come un rosario le varie fasi evolutive della band di Londra (i Pink Floyd si sono formati a Londra) tanto che questo articolo impallidisce a confronto.

Il concerto, comunque, il concerto di Roger Waters a Milano, marzo 2023. Innanzitutto, allora, Roger Waters ha a un’impressionante facilità di gran scrittura musicale, si, ma mi ha deluso il fatto che non abbia suonato The Gunner’s Dream da The Final Cut che tra l’altro aveva risuonato e riregistrato per lo streaming durante la pandemia – e questo è un fatto. Mi ha deluso anche che non abbia suonato nemmeno Leaving Beirut, tra i suoi pezzi solisti, l’attualissima Leaving Beirut come a Dublino nel 2007 durante il The Dark Side Of The Moon Tour, in cui si lancia in un pandemonio di testo contro Bush figlio e Tony Blair (attenzione: il testo come vuole la lungimiranza che da sempre lo accompagna, è un testo del 2004…..cosa facevano allora quelli che protestano oggi, vent’anni dopo…..non è un po’ tardino?!?!?!?!? Anche Springsteen …… è dal 97 che storce il naso nei confronti del nuovo ordine mondiale, è da Tom Joad che ‘sta storia non lo convince, e sempre del 97 è il formidabile Time Out Of Mind, titolo profetico di Dylan…abbiamo tutti avuto parecchio tempo dal 97 al 2023 per cercare di fare andare le cose in un altro modo, io ho avuto tutto quel tempo per cercare di raddrizzare la mia miserabile esistenza e non l’ho mai fatto, precipitando sempre più in basso: a real downward spiral).

Più recentemente e ancora un po’ ad ogni modo, si butta addosso a Donald Trump, nel suo giro di giostra prepandemico; e prima ancora, 1977, ma siamo in piena vulgata punk per cui c’è poco di cui meravigliarsi, in Pigs (Three Different Ones) su Animals, tocca alla Whitehouse (tutti additati in prima persona) a beccarsi la tiritera polemista – e non si tratta della satira di Frank Zappa.

Anche qui a Milano l’andazzo è più o meno lo stesso. La scelta delle canzoni (guardo tutte le setlist del tour americano che toccherà l’Italia anche, appunto, su setlist.com) è invitante. Ti viene voglia di correre e andare al concerto. Con sette brani, quindi,The Wall è l’album più rappresentato. Quindi c’è la seconda parte di The Dark Side Of The Moon da Money ad Eclipse. Di Wish You Were Here c’è Have A Cigar, Wish You Were Here e Shine On You Crazy Diamond Part VI – IX. Tra I suoi pezzi solisti troviamo The Bar, The Bravery Of Being Out If Range, The Power That Be. Sheep, quindi, tornando ai Pink Floyd, e Two Suns In The Sunset, per dire qualcuna.

Si, mi ruga un po’ tirar fuori tutti quei soldi per un concerto, soprattutto sapendo perfettamente che di soldi lui ne ha già una valanga, ma so che ci sono dei motivi. Gli Anthrax per esempio hanno annullato la data milanese di novembre perché pare non riescano a sostenerne il costo. Ed è un peccato perchè quello sarebbe stato un vero gran concerto celebrativo della loro storia musicale (la Z2 Comics di Denver ha fatto uscire in concomitanza una short novel sul loro glorioso Among The Living) – ma uno simile lo avevano già proposto nel 2005 e poi con gli Slayer. E dovessi entrare al concerto di Springsteen a Monza a luglio, quella sarebbe la mia ultima data. Poi basta. Con le star del rock and roll la faccio finita. La chiudo lì. Basta. Ad un certo punto basta. Per me e per le mie tasche la faccenda diventa improponibile se non insensata.

Questa è ad ogni modo la quarta volta che vedo Roger Waters (compreso l’89 tre volte Gilmour, di cui una alla Royal Albert Hall, e una volta Nick Mason, che forse ha lasciato le memorie musicologiche più interessanti). Vi garantisco che ne è valsa davvero la pena. È la storia del progresso delle idee del ventesimo secolo, che pare si sia fermato per sempre davanti a un muro. Roger Waters è comunque del 43. Pare che sia la fine di un’era. Vediamo ora dove ci portano questi nuovi pretenders.

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