Il sogno di un uomo ridicolo: Gabriele Lavia, un sogno per ricordare Giorgio Strehler

Al Piccolo Teatro Strehler, dal 29 Novembre al 4 Dicembre 2022

Per cominciare, la sensazione è che nel pensare a cosa raccontare, ti perdi la bellezza del gesto dell’andare a teatro. Di seguito, nella logica dell’adattamento in forma di monologo da Dostoevsky, ho preferito Orsini al Grassi in Karamazov. Ma alla fine è standing ovation per Gabriele Lavia – qualunque cosa noi abbiamo voglia di dire sopra i fatti che corrono – per lui come per Orsini qualche tempo prima, al Teatro Grassi. Di fatto è il secondo adattamento in forma di monologo tratto da Dostoevsky, proposto dal Piccolo Teatro in breve tempo.

Umberto Orsini e Gabriele Lavia sono nei fatti due giganti della scena del teatro italiano – e Dostoevsky è un gigante della letteratura mondiale. Il successo dei due spettacoli è la risultante matematica del breve calcolo delle parti e delle tematiche proposte. Abbiamo già visto Orsini. Vediamo ora Gabriele Lavia.

«Nella mia vita di teatrante – racconta Gabriele Lavia – ho adattato e rappresentato alcuni racconti di Dostoevskij: Una donna mite, Memorie dal sottosuolo, L’eterno marito e Il sogno di un uomo ridicolo. Il “sogno”, appunto, mi accompagna da quando avevo diciotto anni. (…) È l’opera che ho rappresentato di più nella mia vita, più dell’Amleto. (…) E così ho tirato fuori la mia vecchia camicia di forza per dedicare proprio al Grande Maestro questo Sogno».

Ed è questo il punto. Gabriele Lavia va in scena da solo vestito solo di una camicia di forza. Accanto a lui c’è il minimalismo di Lorenzo Terenzi, che visualizza alcuni dei passi recitati da Lavia – e quello che va in scena è un omaggio al teatro onirico di Giorgio Strehler.

Il punto di vista scelto per la narrazione è quello della fine: è lui che ricorda la sua vita miserabile, è lui che ricorda di aver cercato di ammazzarsi, ed è lui che ricorda di aver sognato, di essersi svegliato, di essere vivo e salvo, accanto all’ineffabile presenza di una deliziosa scrittura – alla fine del sogno, il lampo del ricordo di una lenta, breve, follia.

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Photo: Filippo Manzini
Il sogno di un uomo ridicolo
di Fëdor Dostoevskij
traduzione e adattamento Gabriele Lavia
regia Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia, Lorenzo Terenzi
luci Giuseppe Filipponio, fonica Riccardo Benassi
produzione Effimera

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