Tre modi per non morire: quello che ti serve è lì, devi solo alzarti e prenderlo. Questi son solo dei suggerimenti (Toni Servillo sul senso profondo della nostra cultura)

Al Teatro Studio Melato dall’11 al 22 gennaio 2023

Attenzione: questa non è una recensione, ma il discorso emozionale sullo sfondo di un grande spettacolo teatrale (mi son lasciato trasportare). Non ci sono foto.

C’è quindi il concerto dei Sex Pistols alla Manchester Free Trade Hall del 76 (Long Ago, Far Away, nella versione di Odetta, del 65, e questa è una outtake di Dylan), che ha generato come conseguenza la scena musicale di Manchester, la prima, quella degli Smiths e dei Joy Division – l’altra passa per essere Madchester – con gli Stone Roses, i miei preferiti, che arrivano dopo (Ian Curtis noto tifoso del City, ecco perchè Manchester Rock And Roll United e Manchester Rock And Roll City in pratica si equivalgono nella metamorfosi della forma e nella sua evoluzione – e gira che ti gira, siam sempre qua a dirci le stesse cose), ma probabilmente non c’entra; e quindi, più pertinenti, ci sono i due concerti di Dylan, sempre a Manchester, Free Trade Hall, di cui quello del 66 è collegabile a No Direction Home, 2005, di Scorsese, lo stesso di The Rolling Thunder Revue, 2019, un documento per immagini sull’America di fine anni settanta e sulle maschere del teatro giapponese – e prima ancora a Don’t Look Back, 67, sempre su Dylan, il cui segmento iniziale diventa videoclip promozionale, uno dei primi in assoluto, coi cartelli del testo sventolati da Dylan in segno di protesta e scritti a mano anche da Ginsberg; e ci sono stati anche i Pink Floyd, cinque volte, alla Manchester Free Trade Hall; e poi c’è I’m Not There del 2007, l’anno di Twelve, Patty Smith, con Changing Of The Guards – di Todd Heynes, I’m Not There, su Dylan, con in colonna sonora addirittura i Sonic Youth ed esattamente con I’m Not There. C’è molta roba di cui parlare, insomma, e questo è un modo per non morire (Blowin’ in the wind, la versione di Sam Cooke del 1964, prima del periodo elettrico di Bob Dylan).

Si, in ogni caso la strada è azzeccata. Il senso della rappresentazione è chiaro. Si tratta di un discorso profondo sul senso originario della nostra cultura quello approntato da Servillo/Montesano. Cultura che nasce appunto per trasportarci al di là, oltre la nostra morte, come fonte e fondamento della nostra memoria collettiva.  E altri tre modi per non morire, allora, ce li presenta Toni Servillo (The Ballad Of Hollis Brown, nella versione di Nina Simone).

Personalmente ho apprezzato di più il momento con Baudelaire, il padre della contemporaneità, dell’astrazione concettuale, sulla scia di De Quincey verso uno spiritualismo naturalistico panteistico. E tanto che proseguiva il racconto di scena, dopo Baudelaire, tra Baudelaire e Dante, io continuavo a immaginarmi la musica, appunto, qui solo tra parentesi.

Il piglio degli scritti di Montesano è scolastico, niente di particolarmente complicato, dunque, ma la lezione è grande: ci serve qualcosa per andare oltre, un motivo per credere, la fede è necessaria – Reason To Believe, Bruce Springsteen, questa mi è scappata….

Ascolto la musica e mi ricordo i momenti migliori dello spettacolo. Di Baudelaire si affrontano episodi biografici che generano parabole sulle sue convinzioni politiche e letterarie, sulla sua idea di popolo, umanità e potere, sul suo modo di affrontare la poesia che ci trasporta oltre l’inferno.

Questo il passaggio che ci porta a Dante, al suo terrapiattismo che finisce alle Colonne d’Ercole, alla sua astronomia sballata della luce che move il sole e le altre stelle attorno alla Terra, e al suo viaggio ultraterreno, senza mai dimenticare che si tratta di una commedia del 300 con accenti di letteratura Italiana fondamentali ancora oggi, e di tenerezza inequivocabile come quello di Paolo e Francesca tra i sonetti celebri snocciolati con enfasi da Servillo oltre l’iscrizione sulla porta dell’inferno.

In ultimo i Greci, la loro espansione geopolitica, il loro internazionalismo, e il teatro, una loro idea, il luogo della rappresentazione e il luogo della rappresentanza, il Simposio, il mito della caverna di Platone, e Ulisse, che potrebbe, come da testuale riferimento, cantare No Direction Home di Like A Rolling Stone di Bob Dylan, appunto – cantate da altri, ma tranne una tutte sue le canzoni tra parentesi che mi hanno aiutato a ricomporre il viaggio in tre atti e tre racconti di questo nostro sopravvivere oltre il quotidiano messo in scena a teatro da Servillo. Tre modi per non morire, appunto. Io ne ho aggiunto un quarto. Ma la fede è infinita e infiniti sono i suoi modi per non morire. L’idea dello spettacolo è stata grande nella sua umile schiettezza (Nick Cave, Death Is Not The End).

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