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Confessioni vanitose e gastronomia tra amici rispetto ai ricordi muliebri in “Otto marzo”

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Nella serata trionfale di Tamberi e della Bartocletti agli europei di Atletica allo Stadio Olimpico alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella, del CONI Malagò e del ministro Abodi, s’è conclusa la IX edizione del Festival del Teatro Forense al Teatro Golden di via Taranto con un bellissimo lavoro agrodolce in atto unico dell’autore e regista Carlo Selmi. La sera prima era stata la volta di “Petrolio: delitto Matteotti del 10/6/1924”, dopo quello Pasolini della trascorsa stagione e l’anno prossimo toccherà al delitto di Enrico Mattei il petroliere presidente dell’ AGIP che combatteva le “7 sorelle americane”; quello in memoria dello statista democratico  era la ricostruzione simbolica del processo di condanna a vita da parte dell’Alta Corte di Giustizia il 10 /6/1950 del dittatoreMussolini e delle squadracce fasciste di Dumini , Rossi ed Acerbo, per  la spregevole e vile soppressione con occultamento del cadavere del deputato socialista veneto Giacomo Matteotti, dopo il discorso alla Camera del 30 maggio 1924 in cui denunciava i brogli elettorali del Partito Nazionale del Fascio nelle votazioni politiche del mese di aprile. La bravura strategica della trama della creazione trentennale, tuttavia sempre attuale per la pregnanza dei contenuti trattati: il vanto delle conquiste amatorie del maschio latino un vero “latin lover” o semplicemente capace d’accontentarsi di quello che il destino gli riserva e spesso vittima dei suoi complessi d’inferiorità o traumi e fallimenti da lusinghe amatoriali svanite nel nulla, i nostalgici ricordi dei corteggiamenti e degli amplessi con le loro timidezze ed il riservato pudore come freno inibitore invece sul versante di Venere, è stata di strutturare il copione nella celebrazione della festa delle donna  a distanza di un anno e venarlo di mesta malinconia ed amarezza improvvisa nel finale, con la scena divisa in due parti con due tavoli da quattro da un lato e dall’altro del palcoscenico.La chiave è il teatro di parola alla Beckett o Pinter e logicamente il tavolo ovale degli uomini precede di 365 giorni quello femminile con gli individui che, invitati a cena da Massimo in quanto le donne sono uscite per festeggiare  tra di loro come generalmente accade in quell’occasione. Qui  Massimo, incarnato come nel debutto nazionale del 1990 dall’omonimo Cecchini due anni dopo la stesura  del terzo soggetto di Selmi nel 1988, tiene banco con le sue prodezze sessuali.  Il racconto delle molteplici gesta sessuali disinibite e trasgressive di Massimo si dovrebbe svolgere tra una portata e l’altra a partire da una sfiziosa carbonara, tipico piatto romano e leccornia di carboidrato per i turisti che vengono nella metropoli della Lupa; nel frigorifero tuttavia non vi sono né il guanciale e neppure il pecorino, elementi essenziali di codesta succulenta pasta  ricercatissima e prelibata per quasi tutti i palati. Tra le vivande nel frigo di Massimo vi sono solo le salsicce ed il parmigiano che non sono l’ideale  per cucinare la carbonara.Il tentativo era di confrontare le due identità di genere e personalità caratteriali dei due emisferi della mela metafora del bipolare ying e yang  secondo la cultura confuciana, oppure la discendenza mitologica dai due pianeti di Marte nei panni  di guerrieri e di Venere nelle vesti di angeli custodi del focolare domestico, oggetto del desiderio, in guisa della concezione dantesca del Paradiso celeste. Le divagazioni maschili, le seduzioni  di Claudio sono senza ritegno, sboccate, volgari e triviali perfino nella descrizione delle particolarità fisiologiche ed anatomiche delle sue partner di bramosie e voglie sessuali, smanie orgiastiche, mentre gli stacchi ad intermittenza sul piano femminile sono maggiormente diluiti, concentrati nel rinverdire alla moglie Claudia i punti principali dei tre rapporti sensuali e sentimentali avuti con il di lei marito  prima della loro conoscenza per ricomporre i tasselli della sua  condotta libertina ed etica. Il linguaggio da periferia, borgata, popolare ed i modi grossolani sono propri di un sesso che si dice forte solo apparentemente, mentre nel contegno forbito e contenuto delle donne v’è più  dignità e senso della misura onorevole. Le femmine del quartetto da poker al contrario convocate dalla moglie di Massimo Claudia hanno ritrosia a svelare i segreti retroscena dei loro convegni amorosi con lui per paura di ferirla ed acuirle il dolore, provocato però da che? Nonostante il confronto tenda interiormente a dilaniarle, le ponga l’una di fronte all’altra con le personali  debolezze, tuttavia rimane un’umana pietà e sensibilità tra loro, malgrado la funebre circostanza che l’ha riunite ad un anno di distanza dalla tragica scomparsa di Massimo in un sinistro automobilistico, di cui uno di loro porta ancora i segni con una stampella di sostegno, alla fine della cena nel momento  del rientro  nelle rispettive abitazioni. La disperazione regnerà alla fine  nella casa Tarquini – Albis ed una  drammatica telefonata di Claudia la suggellerà  con forte sentimento ed infinito rimpianto in quanto nella testa rimane scolpita la figura di chi abbiamo amato ed ora non c’è più. La speranza è che ci venga in sogno ed oniricamente ci dia ancora un caldo bacio che attenui lo strazio del cuore per la sventurata perdita, lenibile soltanto con la Fede. Del cast sinergico ed assai efficace per lo scavo dei personaggi  differenti tipologicamente ed interattivo con i tempi giusti hanno fatto parte :M. De Amicis, A. Alvazzi Del Frate, L. Mauri, P. D’Onofrio, A.Santella  e S. Lauritano, che riprenderanno a recitare il testo il 18 a Tor Bella Monaca, poi a settembre dal 26 al 29 saranno al Teatro San Gaspare. Per noi questo è stato il lavoro migliore con una trama romantica ed una plurima psicologia dei caratteri, ma bisognerà notare che cosa reputerà la giuria che procederà alla premiazione martedì prossimo in una serata  condotta da Noemi Sferlazza , in cui vi saranno tanti ospiti, si direbbe uno di quei ricevimenti mondani cui partecipa con spirito sarcastico Enrico Lucci, per enfatizzare ironicamente la civetteria piaciona degli invitati,  tra cui Daniele De Santis e Simone Montedoro.

Giancarlo Lungarini

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