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Francesco Tropea: “Johann Sebastian Bach (1685-1750). Rare Piano Sonatas BWV 963-970”

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Oggi ho l’onore di intervistare Francesco Tropea. Francesco è un giovane pianista emergente ma che sta conquistando il pubblico italiano e non solo. Francesco sta girando per far conoscere il suo primo album “JOHANN SEBASTIAN BACH 1685–1750 RARE PIANO SONATAS BWV 963–970” (Prospero Classical). Dal titolo di questo album è facile comprendere che si tratta di un grande omaggio al compositore tedesco Johann Sebastian Bach (1685–1750). Per chi non conoscesse questo grande compositore basta pensare al brano “Aria sulla quarta corda”, sigla di apertura di Superquark, programma di Piero Angela. Ma conosciamo più da vicino Francesco.

 

Ciao Francesco, lasciami dire che sono felicissimo di intervistarti. Mi ha fatto molto piacere conoscerti artisticamente parlando. Iniziamo a parlare un po’ di te. I tuoi genitori non sono musicisti, non fanno parte del mondo musica ma in casa vostra c’era una tastiera a cui ti sei avvicinato, iniziando a suonare e addirittura a improvvisare. COME NASCE LA TUA PASSIONE PER LA MUSICA?

 Sì! Avevo sei anni quando ho iniziato con la tastiera che hai citato e con cui improvvisavo. Come sai i miei non sono musicisti ma ho una zia e uno zio che sono nell’ambito musicale. Mio zio mi ha spinto a imparare e suonare il pianoforte. Ha convinto i miei genitori a pagare un insegnante da cui ho preso lezioni di pianoforte. A nove anni sono entrato al conservatorio  S. Giacomantonio di Cosenza, dove a 19 anni ho preso il mio primo diploma. Poi a 21 anni, sempre a Cosenza, ho conseguito un master; ho continuato a studiare presso la Scuola di Musica di Fiesole (Firenze) perfezionandomi in pianoforte e musica da camera. In seguito mi sono trasferito in Austria per frequentare il Mozarteum di Salisburgo e dove ho conseguito il Master of Arts in pianoforte; ho ottenuto il Certificate of Advanced Studies in Improvvisazione Concertante presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Al momento sono iscritto al dottorato in musicologia al Mozarteum di Salisburgo di cui mi occupo delle sonate che ho registrato e dei loro legami con l’improvvisazione storica del Barocco. Al stesso tempo sto frequentando un master di improvvisazione in Germania che si chiama “Deutsch für die internationale Wirtschaftskommunikation”. Comunque ho già improvvisato cadenze per concerti per pianoforte e orchestra. Ho partecipato al film Beethoven X di Das KI-Projekt, dove in una scena interpretavo Beethoven al pianoforte.

 

 

A questo punto parliamo del tuo interesse verso J. S. Bach e naturalmente poi parleremo anche delle sue musiche che troviamo nel tuo album. Prima di tutto ti voglio esprimere la mia ammirazione ma soprattutto il mio stupore nell’ascoltare queste Sonate di Bach riprese da te. lo stile con cui tratti queste sonate è raffinato ed elegante. COME NASCE QUESTO TUO INTERESSE PER J. S. BACH?

 

Le opere di Bach le ho scoperte all’interno della biblioteca del Mozarteum di Salisburgo. Qui cercavo un brano per il mio esame finale. Cercando ho trovato un’edizione molto importante delle opere di Bach; da qui ho consultato i volumi che parlano e di lui e delle sue opere scoprendo così un ciclo molto interessante (fatto da 8 sonate). Né ho scelta una che era la più lunga e forse la più varia di tutti e ho scelto proprio quella per il mio esame finale. L’ho scelta perché mi ha incuriosito molto la sua forma: possedeva 7 movimenti, una fuga e aveva una costruzione particolare; c’era una fuga e dopo la fuga c’erano i movimenti delle danze della Suite e quindi era un incrocio tra Preludio, Fuga e Suite. Questa particolarità è abbastanza unica nel genere delle opere più conosciute di Bach. Infatti, nelle sue opere più conosciute, le fughe, i Preludi e soprattutto le Suite, non hanno una struttura simile, non hanno una fuga e quindi rispetto al Bach consono mi ha incuriosito la forma ingigantita della Suite.

 

Personalmente, conosco Bach per la mia passione verso la musica colta ma non avevo mai approfondito questo grande compositore a causa della sua complessità. Infatti, ascoltarlo è stato sempre complicato, non sono mai riuscito a capire e assaporare le sue musiche. Grazie a te sono riuscito a entrare nel suo mondo. RISPETTO AD ALTRI ARTISTI COMPOSITORI IN BACH ESISTE QUESTA COMPLESSITÀ DI ENTRARE NEL SUO UNIVERSO O DIMENSIONE O È SOLAMENTE UNA MIA IMPRESSIONE O DIFFICOLTÀ?

 

Sì! Sicuramente esiste e credo che la complessità di cui parli sia legata al fatto che lui sia un compositore del periodo Barocco, in cui uno degli aspetti più importante è la presenza di più voci indipendenti. Possono essere brani composti per due, tre, quattro o anche cinque voci che suonano simultaneamente e quindi non sempre si ha una melodia. Quindi la complessità è riuscire a far sentire in modo indipendente e in maniera chiara le voci, in modo che queste possano arrivare all’orecchio dell’ascoltatore. L’ascoltatore deve essere in grado di sentire con chiarezza ogni voce.

Precisiamo che questo impegno di far sentire o riuscire a far ascoltare più voci all’ascoltatore avviene o può avvenire solamente attraverso l’uso delle mani: LE MANI GIOCANO UN RUOLO IMPORTANTE E FONDAMENTALE?

 

Sì, Diciamo che in Bach o nei compositori del periodo Barocco c’è una diversità rispetto ad altri compositori. Nel periodo barocco si dà importanza all’utilizzo di una sola mano. Nel senso che mentre in molti autori si ha un accompagnamento molto semplice ed è un accompagnamento di accordi, nei compositori del periodo Bach la mano sinistra ha una sua indipendenza, cioè suona una sua melodia ben definita che dialoga con la mano destra, che non è un accompagnamento della mano sinistra ma è allo stesso livello. Quindi la complessità resta nel far sentire in modo indipendente le due mani, in maniera chiara, in modo tale che le voci, le melodie di entrambe le mani, possano arrivare con esattezza all’orecchio dell’ascoltatore. Questo deve essere in grado di sentire ogni voce che si trova in entrambi le mani.

 

Questo è un discorso interessante, molto lungo che non si può riassumere con poche parole ma ci fermiamo con questa spiegazione, che comunque fa molto riflettere la potenza della composizione, se pensiamo che proprio con le mani un compositore può dare voce a diverse voci. Prima hai detto che questo progetto discografico è nato per via del tuo esame finale al Mozarteum di Salisburgo. MA AL DI LÀ DELLA TUA SCELTA PERCHÈ TI PIACE BACH? 

 

Bach mi piace molto per la complessità melodico – armonica, questo legame di far sentire le voci, cercare di scavare delle sue opere, anche nelle fughe, far sentire in maniera chiara le voci. E questo avviene nei brani che hanno un carattere più da danza o ritmici. In queste opere che ho registrato c’è un altro aspetto che mi affascina molto, che forse si ritrova molto meno nelle altre opere ed è la sua vicinanza alla fantasia e forse si può dire agli affetti, nel senso come concetto retorico che era un principio della musica del periodo Barocco, cioè l’idea di esprimere particolari sentimenti attraverso l’esecuzione musicale, cosa che avveniva nella musica vocale ma anche in quella strumentale. Questi brani hanno questo carattere quasi vocale, attraverso la melodia libera, attraverso il recitativo, ad esempio in particolar modo mi hanno affascinato i Preludi delle sonate 964, 965, 966, tutti i brani più lenti che fanno parte di questo ciclo mi hanno colpito per il loro potenziale melodico.

 

Ci sarebbe tanto da parlare, ma non basterebbe un’intervista intera per farlo. Di conseguenza, mi fermo qui. Ricordiamo che per interpretare queste opere ti sei servito – come mi hai raccontato- delle grandi potenzialità timbriche del pianoforte moderno (meraviglioso Steinway B del 1975 caratterizzato da un suono di altri tempi, uno strumento raro, dalle tendenze forte-pianistiche e dai colori timbrici ideali per dare voce alla musica di Bach). NEL PRESENTE AVREMO L’ONORE E PIACERE DI ASCOLTARE DELLE TUE COMPOSIZIONI?

 

Diciamo che non è escluso e che ci possono essere delle probabilità che possa accadere.

 

E allora, aspettando che avvenga, ci godiamo questo album “JOHANN SEBASTIAN BACH 1685–1750 RARE PIANO SONATAS BWV 963–970”, prodotto da Giacomo Papini, di cui ti faccio i miei complimenti. Un caro saluto e grazie di avermi concesso questa intervista.

 

Grazie a te Giuseppe, un caro saluto a te, alla redazione del Corriere dello Spettacolo e al pubblico che vi segue.

Giuseppe Sanfilippo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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