In scena il 27 febbraio 2025 al “Teatro Ermanno Fabbri” di Vignola
“Le serve” sono una produzione “CMC-Nidodiragno, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano.” “Le serve “di Jean Genet è una drammaturgia, avvolgente, tragica e feroce. Un testo paradossale, assurdo, ma dolorosamente attuale. Un architettonico progetto di violenza cieca attuato da due donne psicologicamente instabili. Il testo svela l’impotenza della ragione di fronte a progetti che mettono a nudo la brutalità che alberga in ogni essere umano e mina la fragilità della nostra esistenza. Ogni battuta è una continua celebrazione di dipendenza, invidia e continuo scambio di ruoli. Il testo ha una sorgente di verità. Un fatto accaduto negli anni ’30 in Francia. Due sorelle a servizio presso una ricca famiglia ferocemente massacrano la padrona di casa e la figlia. Malgrado passino gli anni, la pièce di Jean Genet mantiene inalterato il suo morboso charme. La drammaturgia è tradotta da Monica Capuani con adattamento e regia di Veronica Cruciani. In scena le bravissime Matilde Vigna e Noemi Apuzzo sono affiancate da una pregevolissima e viziata Eva Robin’s che rappresenta l’autoritario ruolo del potere.
La regista Veronica Cruciani dice del suo spettacolo:
“La rivolta delle serve contro la padrona non è un gesto sociale, un’azione rivoluzionaria, è un rituale. Questo rituale è l’incarnazione di una frustrazione: l’azione di uccidere l’oggetto amato ed invidiato non potrà essere portata a compimento nella vita di tutti i giorni; quindi, viene ripetuta all’infinito come un gioco. Tuttavia, questo gioco non raggiunge mai il suo apice, la messa in scena che le due sorelle compiono viene continuamente interrotta dall’arrivo della padrona. Questo fallimento è inconsciamente insito nel cerimoniale stesso che le Serve mettono in scena; il tempo sprecato nei preliminari non porterà al compimento del rituale. Anzi questo rituale diventa un atto assurdo, è il desiderio di compiere un’azione che non potrà mai superare la distanza che separa il sogno dalla realtà. Una fallimentare ripetizione magica, il riflesso deformato del mondo dei padroni, che le serve adorano, imitano, disprezzano. Le Serve desiderano essere la Signora, aspirano ad un modello che è il risultato di credenze, rappresentazioni indotte dalla struttura sociale. Il ruolo della Signora, interpretato da Eva Robin’s, rappresenta il potere, che è sia maschile che femminile, ma anche il capitalismo con i suoi “oggetti desiderio”. Ognuna delle due Serve vorrebbe essere diversa da quella che è, ognuna di loro si sente migliore dell’altra, ed entrambe aspirano ad un ruolo di maggior potere. Ma nel momento in cui non riescono ad uccidere la Signora falliscono e questo fallimento le mette in contatto con la loro incapacità di immaginarsi diverse da quelle che sono. Sentono la loro incapacità di uscire dal ruolo che rappresentano quotidianamente. Quindi si ritroveranno a ripetere sempre la stessa storia, a vivere lo stesso copione di vita che qualcun’altro ha scritto per loro”. (…)Le Serve imitano l’unico modello che conoscono che è appunto quello del potere. Ulteriori oggetti del testo sono il capitalismo e la disparità sociale. Su quest’ultimo argomento ho portato un pezzo di esperienza personale. Da quando era ragazza mia madre ha lavorato nelle case di persone molto agiate, dei “ricchi”. Attraverso i suoi racconti ho capito cosa fosse la disparità di classe sociale subito, fin da bambina. Come nelle Serve anche nel mondo reale la discrepanza è così introiettata dentro di noi che non siamo più in grado di ribellarci e persino di immaginarci diversi da come gli altri ci pensano. La realtà è disegnata dal potere, dal denaro, dall’altra parte ci sta chi non ne ha. E ci resta”.
La regista Veronica Cruciani magistralmente scava dentro il cuore del dramma cogliendone le sfumature essenziali. In scena, perfette nel loro ruolo le due protagoniste Matilde Vigna e Noemi Apuzzo entrano dentro l’anima di Clare e Solange. Accanto alle due mattatrici nei panni della capricciosa e sprezzante “padrona di casa” troneggia una spiritosissima Eva Robin’s. L’impronta creativa di Veronica Cruciani ci fa rivivere la drammaticità del momento. Il testo avvolge, trasmette emozioni. Tutta la drammaturgia è un vortice di comprovata bravura.
Giuliano Angeletti
Le serve…
di Jean Genet
con Eva Robin’s, Noemi Apuzzo, Matilde Vigna
regia Veronica Cruciani
traduzione: Monica Capuani
adattamento: Veronica Cruciani
scene: Paola Villani
costumi: Erika Carretta
drammaturgia sonora: John Cascone
disegno luci: Théo Longuemare
Movement coach: Marta Ciappina
assistente alla regia: Ilaria Costa
scenotecnica: Officine Contesto
sarto: Lucio Imperio
service: Piano & Forte
produzione: CMC-Nidodiragno, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Bolzano
foto di Laila Pozzo
In scena il 27 febbraio 2025 al “Teatro Ermanno Fabbri ” di Vignola.
“Le serve” sono una produzione “CMC-Nidodiragno, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano.” “Le serve “di Jean Genet è una drammaturgia, avvolgente, tragica e feroce. Un testo paradossale, assurdo, ma dolorosamente attuale. Un architettonico progetto di violenza cieca attuato da due donne psicologicamente instabili. Il testo svela l’impotenza della ragione di fronte a progetti che mettono a nudo la brutalità che alberga in ogni essere umano e mina la fragilità della nostra esistenza. Ogni battuta è una continua celebrazione di dipendenza, invidia e continuo scambio di ruoli. Il testo ha una sorgente di verità. Un fatto accaduto negli anni ’30 in Francia. Due sorelle a servizio presso una ricca famiglia ferocemente massacrano la padrona di casa e la figlia. Malgrado passino gli anni, la pièce di Jean Genet mantiene inalterato il suo morboso charme. La drammaturgia è tradotta da Monica Capuani con adattamento e regia di Veronica Cruciani. In scena le bravissime Matilde Vigna e Noemi Apuzzo sono affiancate da una pregevolissima e viziata Eva Robin’s che rappresenta l’autoritario ruolo del potere.
La regista Veronica Cruciani dice del suo spettacolo:
“La rivolta delle serve contro la padrona non è un gesto sociale, un’azione rivoluzionaria, è un rituale. Questo rituale è l’incarnazione di una frustrazione: l’azione di uccidere l’oggetto amato ed invidiato non potrà essere portata a compimento nella vita di tutti i giorni; quindi, viene ripetuta all’infinito come un gioco. Tuttavia, questo gioco non raggiunge mai il suo apice, la messa in scena che le due sorelle compiono viene continuamente interrotta dall’arrivo della padrona. Questo fallimento è inconsciamente insito nel cerimoniale stesso che le Serve mettono in scena; il tempo sprecato nei preliminari non porterà al compimento del rituale. Anzi questo rituale diventa un atto assurdo, è il desiderio di compiere un’azione che non potrà mai superare la distanza che separa il sogno dalla realtà. Una fallimentare ripetizione magica, il riflesso deformato del mondo dei padroni, che le serve adorano, imitano, disprezzano. Le Serve desiderano essere la Signora, aspirano ad un modello che è il risultato di credenze, rappresentazioni indotte dalla struttura sociale. Il ruolo della Signora, interpretato da Eva Robin’s, rappresenta il potere, che è sia maschile che femminile, ma anche il capitalismo con i suoi “oggetti desiderio”. Ognuna delle due Serve vorrebbe essere diversa da quella che è, ognuna di loro si sente migliore dell’altra, ed entrambe aspirano ad un ruolo di maggior potere. Ma nel momento in cui non riescono ad uccidere la Signora falliscono e questo fallimento le mette in contatto con la loro incapacità di immaginarsi diverse da quelle che sono. Sentono la loro incapacità di uscire dal ruolo che rappresentano quotidianamente. Quindi si ritroveranno a ripetere sempre la stessa storia, a vivere lo stesso copione di vita che qualcun’altro ha scritto per loro”. (…)Le Serve imitano l’unico modello che conoscono che è appunto quello del potere. Ulteriori oggetti del testo sono il capitalismo e la disparità sociale. Su quest’ultimo argomento ho portato un pezzo di esperienza personale. Da quando era ragazza mia madre ha lavorato nelle case di persone molto agiate, dei “ricchi”. Attraverso i suoi racconti ho capito cosa fosse la disparità di classe sociale subito, fin da bambina. Come nelle Serve anche nel mondo reale la discrepanza è così introiettata dentro di noi che non siamo più in grado di ribellarci e persino di immaginarci diversi da come gli altri ci pensano. La realtà è disegnata dal potere, dal denaro, dall’altra parte ci sta chi non ne ha. E ci resta”.
La regista Veronica Cruciani magistralmente scava dentro il cuore del dramma cogliendone le sfumature essenziali. In scena, perfette nel loro ruolo le due protagoniste Matilde Vigna e Noemi Apuzzo entrano dentro l’anima di Clare e Solange. Accanto alle due mattatrici nei panni della capricciosa e sprezzante “padrona di casa” troneggia una spiritosissima Eva Robin’s. L’impronta creativa di Veronica Cruciani ci fa rivivere la drammaticità del momento. Il testo avvolge, trasmette emozioni. Tutta la drammaturgia è un vortice di comprovata bravura.
Giuliano Angeletti
Le serve…
di Jean Genet
con Eva Robin’s, Noemi Apuzzo, Matilde Vigna
regia Veronica Cruciani
traduzione: Monica Capuani
adattamento: Veronica Cruciani
scene: Paola Villani
costumi: Erika Carretta
drammaturgia sonora: John Cascone
disegno luci: Théo Longuemare
Movement coach: Marta Ciappina
assistente alla regia: Ilaria Costa
scenotecnica: Officine Contesto
sarto: Lucio Imperio
service: Piano & Forte
produzione: CMC-Nidodiragno, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Bolzano
foto di Laila Pozzo

