Giada Affanni: dalle luci della ribalta alla vera essenza della condivisione

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Una donna dalle molteplici sfaccettature: con un passato da ballerina professionista e un presente da commerciale a Milano, Giada Affanni ha saputo unire mondi apparentemente distanti. Dalla disciplina della danza all’autenticità sui social, Giada condivide la sua storia, i suoi valori e i suoi sogni, offrendo uno spaccato sulla sua vita.

Riavvolgiamo il nastro: Giada, parlaci un po’ di te!

Mi chiamo Giada Affanni, ho 36 anni, ma a settembre, ahimè, ne compirò 37. Sono originaria di Parma, ma per molti anni ho vissuto tra diverse città, portando con me la curiosità e l’apertura che si sviluppano viaggiando: mi piace dire di essere stata, per un periodo, una vera cittadina del mondo. Oggi vivo e lavoro a Milano, dove ricopro il ruolo di Commerciale per un’azienda. Ho un background formativo che unisce creatività e comunicazione: ho frequentato il Liceo Artistico e, successivamente, mi sono laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Parma.

Tu e la danza… come inizia questo rapporto così speciale e profondo?

La danza è stata per anni la mia vita, il mio mondo, la mia ancora. Ho iniziato a ballare a 14 anni, dopo aver praticato ginnastica artistica per diverso tempo. È stato proprio il mio insegnante di ginnastica a consigliarmi di provare con la danza, quando per motivi personali decise di smettere di insegnare. Così mi sono iscritta a una piccola scuola di danza a Parma… e da lì è iniziato tutto.

Dalla danza classica al musical: cosa ti ha affascinato di più di questo mondo scintillante?

All’inizio ho studiato danza classica, ma dopo circa un anno sono entrata nel mondo del musical, che mi ha completamente conquistata. Era un universo scintillante, fatto di lustrini, paillettes e magia. Per una ragazza di 15 anni era semplicemente irresistibile.

La danza ti ha spinta a una crescita incredibile a livello personale. Ci racconti di quelle sfide e dei sacrifici?

La mia più grande crescita è stata a livello personale. A quell’età mi sono ritrovata a lavorare e danzare accanto a professionisti adulti, con esperienze e carriere ben avviate. Giravo l’Italia per spettacoli e produzioni — ricordo ancora il pullman che mi aspettava fuori dal liceo, e i rientri alle 5 del mattino. Appena il tempo di una doccia, e poi di nuovo a scuola, tra i banchi. Nonostante la fatica e i sacrifici — rinunce tipiche dell’adolescenza, come il tempo libero con gli amici — rifarei tutto. La danza mi ha insegnato disciplina, passione e resilienza. Ancora oggi, credo che sia stata l’esperienza più bella e totalizzante della mia vita.

La danza ti ha dato l’occasione di spalancare porte straordinarie anche nel mondo TV e pubblicità. È nato tutto per caso?

In realtà è nato tutto un po’ per caso. Ballando nei musical, capitava spesso che dovessimo realizzare servizi fotografici per le locandine e le brochure promozionali da inviare ai teatri. Quindi, fin da subito, mi sono ritrovata a “improvvisarmi modella” per gli scatti necessari.

Avevi un rapporto ambivalente con l’idea di essere al centro dell’attenzione in un servizio fotografico?

Devo ammettere che ho sempre avuto un rapporto ambivalente con questo aspetto: da una parte mi diverte, dall’altra mi mette in imbarazzo. Anche se ho danzato davanti a platee importanti, come quella del Teatro Regio di Parma, trovarmi al centro dell’attenzione in un servizio fotografico è sempre stata una situazione un po’ delicata per me.

Come sei arrivata poi alle agenzie di moda e agli spot pubblicitari, come quello per Dolci Preziosi?

Col tempo, su suggerimento di alcuni colleghi ballerini e fotografi con cui avevo collaborato per le brochure, ho deciso di inviare alcuni miei scatti ad alcune agenzie di moda di Milano. Non l’ho fatto per il desiderio di “apparire”, quanto piuttosto per guadagnare qualcosa che mi permettesse di aiutare in casa e di investire ancora di più nella mia più grande passione: la danza. E da lì, tutto si è evoluto molto velocemente. Dopo solo un paio di mesi, mi hanno chiamata per partecipare a uno spot pubblicitario per Dolci Preziosi, e da quel momento ne sono arrivati altri.

Ma la danza è sempre rimasta la tua vera priorità, vero?

Assolutamente sì. Quello che ho coltivato con più dedizione, però, è sempre stato il mondo della danza. Ed è proprio attorno a questa passione, grazie a una serie di eventi concatenati — o forse fortunati — che si è creato un bellissimo meccanismo.

Quali sono stati i momenti in ambito fotografico che hai più nel cuore? C’è stato un “perché” forte dietro queste esperienze?

Sicuramente durante gli anni dell’università ho avuto diverse esperienze significative, anche se nate in modo abbastanza spontaneo. Ricordo che venivo spesso contattata da fotografi per shooting o piccole sfilate, e ammetto, senza falsa modestia, di non aver mai capito fino in fondo cosa li spingesse a cercarmi. Ma così è stato. La motivazione che mi portava ad accettare questi lavori era sempre la stessa: la necessità. Mi sono pagata gli studi da sola, lavorando come cameriera in un disco pub, con orari pesanti e una paga che spesso non era proporzionata allo sforzo. La possibilità di ‘giocare a fare la modella’, come mi piaceva chiamarla allora, mi permetteva di lavorare qualche giorno in meno — e quindi di studiare di più — ma con la tranquillità di potermi comprare i libri necessari.

È stata proprio quella necessità a spingermi a superare qualsiasi timore o insicurezza. In quel periodo il mio ‘perché’ era chiaro, forte, quasi tangibile. Aveva un nome ben preciso: laurea. E tutto ciò che facevo, anche le cose che non mi sentivo totalmente mie, prendevano senso perché mi avvicinavano a quell’obiettivo.

Cos’è stata, e cos’è per te, la fotografia? Cosa pensi che le ragazze perdano non provandoci?

La fotografia mi piace moltissimo, e forse, se devo essere sincera, mi piace anche più guardarla che farla. La considero una forma d’arte davvero affascinante. Credo che mi abbia dato l’opportunità, in alcuni momenti, di sentirmi più sicura di me stessa. Con la maturità che ho oggi, posso dire che non mi ha tolto nulla, anzi, mi ha solo dato qualcosa in più. È un’esperienza che ogni ragazza dovrebbe provare almeno una volta, ovviamente affidandosi ai canali giusti – e ci tengo molto a sottolinearlo. A volte può bastare uno shooting ben fatto per ricevere quella piccola spinta all’autostima che, soprattutto per noi donne, può fare la differenza. Poi, certo, non per tutte è così – e lo dico anche per esperienza personale – ma non tutte sono me, per fortuna.

Cosa ti spinge ancora oggi a metterti in gioco nel mondo della fotografia?

Oggi, quello che mi fa ancora venire voglia di mettermi in gioco è il clima di leggerezza e divertimento che si crea. Scatto sempre con fotografi che conosco, che magari mi ricordano quando ero una ragazzina di 17 anni, ballerina, piena di energia… e ora si ritrovano davanti una donna di 37 anni, con un percorso diverso, più legato al mondo commerciale. L’immagine è cambiata, certo, ma questo ci fa sorridere tanto. Alla fine diventa un momento di condivisione autentica e puro divertimento per entrambi.

Come giudichi il mondo dello spettacolo? Quali sono, secondo te, i suoi pregi e difetti?

Il mio rapporto con il mondo dello spettacolo non è mai stato ossessivo. Ho sempre amato – e continuo ad amare tuttora – il musical, per le emozioni uniche che sapeva regalarmi. Per un lungo periodo della mia adolescenza e della mia prima giovinezza ho seriamente pensato di farne una professione. Ho avuto la fortuna di frequentare una buona scuola e, anche a casa, nessuno mi ha mai ostacolata. Al contrario, con grande discrezione, la mia famiglia mi ha sempre incoraggiata a vivere quell’esperienza appieno, pur facendomi capire che non avrei potuto fare la ballerina per tutta la vita. Un pensiero, questo, figlio di una mentalità legata al lavoro tradizionale, al posto fisso, allo stipendio a fine mese. Col senno di poi, rivedrei alcune sfumature di quella visione, ma riconosco che quel tipo di approccio mi ha dato un equilibrio importante e, soprattutto, la consapevolezza che mi è stata fondamentale nel tempo. Credo che il mondo dello spettacolo sia affascinante e ricco di bellezza, ma che vada vissuto con intelligenza e maturità. I lustrini e le paillettes possono facilmente dare alla testa, spesso senza nemmeno accorgersene. Non mi sento di emettere giudizi netti sui pregi o i difetti di questo ambiente: molto dipende da come ci entri e da come scegli di viverlo. È tutto una questione di approccio.

Che legame hai col mondo dei social? Ti senti una influencer?

Ho sempre avuto un buon rapporto con i social: mi piace utilizzarli con spontaneità, senza troppe sovrastrutture. Non mi definirei un’influencer, né mi interessa esserlo. Quello che mi piace davvero è condividere momenti di vita quotidiana, anche i più semplici. Credo molto nel valore della condivisione, in tutte le sue forme, e i social rappresentano per me uno strumento naturale per esprimermi.

Quali sono i tuoi canali principali e perché li preferisci?

Utilizzo principalmente Instagram, che trovo più immediato e visivo, mentre Facebook lo uso in modo molto più marginale.

Attraverso i social, che immagine di te vuoi veicolare? C’è un messaggio che ti sta particolarmente a cuore?

Ammetto di aver sempre utilizzato i social principalmente per piacere personale, senza un obiettivo preciso o un’immagine specifica da comunicare. Detto questo, credo che nel momento in cui scegli di esporti – anche in modo contenuto – sia importante prestare attenzione a ciò che si condivide. Sono una persona semplice, a cui piace vivere con leggerezza i momenti giusti, e forse, riflettendoci meglio, se dovessi scegliere un messaggio da veicolare sarebbe proprio questo: l’importanza delle relazioni autentiche, del tempo passato con le persone a cui vuoi bene.

Hai detto che hai dedicato molta energia al lavoro. Come bilanci la vita professionale con il tempo libero?

Per anni ho concentrato gran parte delle mie energie sul lavoro, sulla crescita professionale. Ancora oggi considero il mio lavoro una parte fondamentale della mia vita, a cui dedico impegno e dedizione. Ma ho imparato che il tempo fuori dall’ufficio, quello condiviso con le persone che ami, è altrettanto prezioso. Per me ci deve sempre essere lo spazio per un calice di vino con chi ti fa sorridere: è questo il vero valore aggiunto.

C’è qualcosa che ti infastidisce particolarmente sui social o nella comunicazione in generale?

Se c’è una cosa che mi infastidisce, è essere fraintesa. Penso che a volte l’apparenza o un momento estrapolato dal contesto possano dare un’idea distorta di chi sei realmente, e questo può essere frustrante.

Che donna sei nel quotidiano? Come ti piace vestire?

Mi definisco una persona molto semplice, soprattutto quando si parla di stile. Non amo vestire in modo appariscente o troppo succinto: per me il mantra è da sempre ‘less is more’. Mi piace sentirmi a mio agio con ciò che indosso, senza mai risultare fuori luogo o eccessiva. La sera, naturalmente, dipende dalla situazione, ma cerco sempre un equilibrio tra eleganza e comfort. Anche in spiaggia porto avanti la stessa filosofia: credo che la vera eleganza risieda nella semplicità.

Quali progetti hai in cantiere? C’è qualche sogno nel cassetto che speri di realizzare?

La domanda delle domande! Così, d’instinto, direi che mi piacerebbe scrivere un libro e aprire un piccolo B&B in campagna. Mi affascina l’idea di accogliere gli ospiti in un luogo autentico, far loro assaporare i prodotti del territorio e offrire un’esperienza lontana dalla frenesia della città. È ancora un sogno, un desiderio nel cassetto, ma chi lo sa…

Dove ti vedi tra dieci anni? Hai delle aspettative particolari per il tuo futuro?

Nel frattempo mi dedico con impegno al mio lavoro, cercando sempre di dare il massimo, anche se – come per tutti – non è sempre facile. Dove mi vedo tra dieci anni? A dire il vero non lo so con precisione. Ho aspettative molto alte quando si tratta di me stessa, e forse è proprio per questo che cerco di non proiettarmi troppo in avanti, per non rischiare di deludermi. Quello che mi auguro, però, è semplice e potente: essere serena, vivere una vita che mi rispecchi e che mi renda fiera del percorso che avrò costruito.

Manuele Pereira

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