Questo spettacolo era la rappresentazione viva e netta delle contrapposizioni, faceva capire come il dualismo fosse qualcosa di così intenso e come il dualismo è ancora tutt’oggi nell’odierna contemporaneità qualcosa di odierno e di presente nella vita di tutti i giorni. So che può sembrare una ripetizione delle parole questo articolo ma davvero lo spettacolo rappresentava il giorno e la notte, il bianco ed il nero, il mare e la montagna, l’uno e il due, due come gli occhi, due come le braccia, due come le gambe.
I dualismi e le contrapposizioni di quest’ultime erano al centro della scena rappresentate appunto da due attori che giravano in cerchio all’interno di un cerchio creato da loro con del nastro raccontando vari racconti sempre di due persone: due amanti, due amici, due persone che si volevano bene, due familiari e tante persone che rincorrevano il loro dualismo: la sedia e la scrivania, l’alunno, la professoressa. Era un continuo parlare di dualismi e soprattutto trovare in questi dualismi l’unione o la contrapposizione o in alcuni casi anche la divergenza di questi ultimi.
E’ stato uno spettacolo davvero meraviglioso e magnifico, al centro era rappresentata in alto una luna che alla fine si è scoperto essere una luce, una lampadina, e solo alla fine di quest’ultimo spettacolo il due attori sono usciti dal cerchio e l’illuminotecnica, o meglio la tecnica delle luci che si adopera in teatro, ha iniziato pian piano a sbiadire la luce su di loro poiché erano la rappresentazione di due fantasmi o per meglio dire di due esseri che non appartengono più a questo mondo. Ed infatti spesso il discorso di thanatos era uscito in mezzo. Non che ci siano state tantissime citazioni non solo al grande Shakespeare ma anche al teatrante Lopez de Vega.
Emmanuele Paudice

