“Look Up”: il Superman di James Gunn ridà speranza al mito dell’uomo d’acciaio

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Con Superman, James Gunn inaugura un nuovo corso per il DC Universe, ponendo le basi non solo narrative ma anche ideologiche di quello che sarà il tono della nuova era targata DC Studios. Le aspettative erano alte: da regista, showrunner e co-responsabile del nuovo assetto produttivo, Gunn firma non solo un reboot ma una dichiarazione d’intenti.

Il suo Superman è profondamente figlio del presente: attraversato da dubbi identitari, vulnerabile, eppure pienamente ancorato a un’etica luminosa. Non più solo simbolo americano, ma figura universale, che interviene in contesti globali e si confronta con scelte complesse, come opporsi all’intervento armato di una superpotenza pur essendo alleata americana. Un gesto che rende il personaggio ancora più umano e prossimo a noi.

Il cuore del film sta nel percorso di ricerca interiore di Clark Kent, che lo porta a interrogarsi non tanto sulle sue origini, quanto sul significato della sua esistenza sulla Terra. Se nei precedenti adattamenti – come L’Uomo d’Acciaio di Zack Snyder – la riscoperta delle radici kryptoniane era il punto di svolta, qui l’emancipazione avviene in senso opposto: è l’umanità ad essere il riferimento valoriale, ed è la famiglia adottiva a determinare chi è davvero. Gunn rimette così al centro il concetto di scelta: non seguire un destino scritto, ma affermare il proprio senso di appartenenza.

Attorno a Superman si muove un coro di personaggi che ne amplificano lo spessore. Tra questi, un gruppo di supereroi imperfetti – la Justice Gang – che, con toni leggeri e momenti comici, richiama lo spirito dei Guardiani della Galassia, ma con un’identità tutta nuova. Anche il rapporto con Lois Lane (una brillante Rachel Brosnahan) è centrale e ben delineato, ponendo i due protagonisti su un piano di reale parità, affettiva e morale.

Il film si distingue visivamente per un ritorno alla dimensione fumettistica, con colori saturi e una resa estetica che ricorda la tradizione cartacea DC – in netta contrapposizione con l’estetica realista e cupa del DCEU snyderiano. Questa scelta lo rende più accessibile a un pubblico giovane, ma non rinuncia a una stratificazione tematica che parla anche agli adulti. Tra le trovate più riuscite, spicca il personaggio di Krypto, il supercane: elemento comico e al contempo toccante, è ispirato al cane reale di James Gunn, Ozu, e arricchisce la narrazione con momenti di autentica empatia. Non è un’aggiunta estemporanea: Krypto è una creatura storica del canone DC (la sua prima apparizione risale al 1955), e recentemente è tornato in auge grazie al film animato DC League of Super-Pets (2022).

Il casting è uno dei punti di forza: David Corenswet convince con una performance sfaccettata, che restituisce tutta la gentilezza e il tormento del personaggio. Nicholas Hoult reinventa Lex Luthor con un’interpretazione sorprendente: non il classico villain calcolatore, ma un antagonista guidato dall’invidia, dal desiderio di essere amato, dal bisogno disperato di controllo. Un personaggio quanto mai contemporaneo, che incarna la fragilità narcisistica del potere.

L’operazione più riuscita di Gunn è però quella di restituire rilevanza a un personaggio che sembrava già detto, già visto. Il regista riesce ad attualizzare Superman senza tradirlo, tenendo insieme l’epica classica e un’umanità rinnovata. C’è qualcosa di più ingenuo rispetto agli standard del cinecomic recente, ma funziona proprio perché nasce da uno sguardo pieno di meraviglia. Ed è in questa tensione tra stupore e consapevolezza che il film trova la sua forza.

L’intera narrazione è racchiusa nel concept promozionale “Look Up”: uno slogan che attraversa il film non solo a livello visivo (Superman è spesso in volo, a testa alta), ma simbolico. Guardare in alto significa scegliere di credere, di sperare, di trovare forza nella bontà. Come ha dichiarato Gunn:

“‘Look up’ isn’t just about Superman flying—it’s about choosing to believe, to be hopeful in a world that drags you down.”

(“‘Look up’ non riguarda solo Superman che vola — significa scegliere di credere, di avere speranza in un mondo che ti tira giù.”)

Il film si apre proprio con un’immagine potente: Superman a terra, sanguinante, fragile ma non sconfitto. Anche da lì, guarda in alto. E riparte. È questa la metafora perfetta per un film che vuole essere, prima di tutto, un inno alla resilienza.

Curiosità per fan e lettori esperti

  • Gunn ha dichiarato di essersi ispirato a All-Star Superman di Grant Morrison e Frank Quitely, uno dei fumetti più amati di sempre sul personaggio.

  • L’idea dei “glasses hypnosis” – l’escamotage per spiegare perché nessuno riconosca Clark Kent – è mutuata direttamente dai fumetti più recenti (Tom King).

  • Molte delle scene ambientate a Metropolis sono state girate a Cleveland, città natale dei creatori del personaggio, Jerry Siegel e Joe Shuster.

Federica Guzzon

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