Venezia, 22 luglio – Con una netta predominanza di film statunitensi (sei titoli) e italiani (cinque), seguiti da tre francesi e due ungheresi, si terrà dal 27 agosto al 6 settembre l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Una selezione, quella curata dal direttore Alberto Barbera, tra le più forti degli ultimi anni: una conferma che il festival cinematografico più antico del mondo resta la vetrina finale, e più prestigiosa, del cinema internazionale.
Gli americani: tra grandi ritorni e nuove visioni
Attesissimo il progetto decennale di Guillermo del Toro: una rivisitazione dark e visionaria del classico di Mary Shelley, “Frankenstein”.
Torna anche il maestro del cinema indipendente Jim Jarmusch con “Father Mother Sister Brother”, tre episodi che esplorano le dinamiche familiari da ogni angolazione.
La regista Kathryn Bigelow presenta invece un thriller fantascientifico ad alta tensione: “House of Dynamite”, incentrato su un ipotetico attacco missilistico alla Casa Bianca.
La nuova Hollywood è ben rappresentata da Noah Baumbach, che dirige George Clooney in “Jay Kelly”, storia di una celebrità in piena crisi d’identità. Anche Benny Safdie, per la prima volta senza il fratello Josh, firma “The Smashing Machine”, biopic su un campione di arti marziali interpretato da Dwayne Johnson.
Chiude il gruppo americano il film più eccentrico: “Ann Lee” di Mona Fastvold, musical storico con Amanda Seyfried nei panni di una donna del XVIII secolo convinta di essere la reincarnazione di Cristo.
L’Italia risponde con cinque titoli potenti
I registi italiani aprono il concorso il 27 agosto con “La grazia” di Paolo Sorrentino, una nuova dichiarazione d’amore alla sua Napoli, interpretata da Toni Servillo.
Segue “Duse” di Pietro Marcello, ritratto degli ultimi anni della leggendaria Eleonora Duse, nel cuore di un’epoca attraversata da personaggi come D’Annunzio, Mussolini e Pirandello. A interpretarla una sorprendente Valeria Bruni Tedeschi, trasformata fisicamente per il ruolo.
Franco Maresco recupera un suo progetto incompiuto dedicato a Carmelo Bene, che diventa ora “Un film fatto per Bene”, modello di restauro cinematografico. Leonardo Di Costanzo firma un ritratto femminile intimo con “Elisa”, mentre Gianfranco Rosi è in gara con l’unico documentario selezionato per il Leone d’Oro.
La Francia rilancia con tre film ambiziosi
Tre titoli anche per la Francia, tutti con grandi ambizioni: “The Wizard of the Kremlin” di Olivier Assayas segue un regista russo (interpretato da Paul Dano) che diventa lo spin doctor di un giovane Vladimir Putin – con un sorprendente Jude Law nei panni dello statista.
François Ozon affronta invece “Lo Straniero” di Albert Camus, là dove Visconti fallì negli anni ’60 con Mastroianni. Stavolta, il protagonista è Benjamin Voisin.
Chiude “À pied d’oeuvre” di Valérie Donzelli, ex attrice e oggi promettente regista.
Le sorprese dallo scenario internazionale
Forse il film più bizzarro in concorso è “Silent Friend” dell’ungherese Ildikó Enyedi: tre epoche, tre storie raccontate da un albero, con tre stili diversi – bianco e nero, colore, digitale.
Anche l’ungherese László Nemes è in gara con “Orphan”, struggente omaggio al padre che durante la rivoluzione del 1956 aspettava ancora il ritorno del nonno dalla Seconda Guerra Mondiale.
“The Voice of Hind Rajab” della tunisina Kaouther Ben Hansa racconta la vera storia di una bambina intrappolata in un’auto sotto i bombardamenti a Gaza nel 2004: un film ibrido tra fiction e audio documentaristico originale.
Dalla Cina arriva “Il sole sorge per tutti” (Ri gua zhong Tian) di Cai Shangjun, una storia d’amore triste e ripetuta, mentre dalla Corea Park Chan-wook presenta il disturbante “Senza altra scelta”, dove un uomo elimina fisicamente i rivali per ottenere un posto di lavoro.
Emma Stone rapita, donne resistenti e alieni immaginari
Il greco Yorgos Lanthimos torna con “Bugonia”, ispirato a un film coreano del 2003: Emma Stone è una donna rapita da un ragazzo convinto che lei e il compagno siano alieni intenzionati a conquistare la Terra.
Chiude la selezione il taiwanese Shu Qi, ex attrice oggi regista, con “Nu hui” (Girls): una serie di ritratti femminili alle prese con la lotta per un posto nel mondo.
La Mostra di Venezia 2025 si annuncia dunque ricca, varia, sorprendente. Tra grandi ritorni, sguardi inediti e linguaggi coraggiosi, sarà ancora una volta un termometro – e uno specchio – del cinema che verrà.
Antonio Maria Castaldo

