“Ricordatemi come una donna che ha amato la vita”. La libertà di Laura Santi

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La notizia del decesso della giornalista perugina, ha scosso tutti, ma nello stesso tempo ha acceso anche un dibattito sulla scelta autonoma e consapevole di porre fine alla propria vita. Ce lo ha insegnato lei stessa, vivendo e convivendo con una malattia spietata, che non dà scampo e che progredisce, inesorabilmente, fino a paralizzare il corpo e l’anima. Tutto pian piano si spegne e lascia spazio solo alla disperazione per se stessi e per chi è accanto. Ma questa volta à stata lei stessa a spegnere quell’interruttore, e lo ha fatto per sempre, da sola (mentre suo marito attendeva al di là della porta), era nella sua casa e ha compiuto il gesto coraggioso in modo dignitoso, senza aspettare ancora anni di inutili sofferenze e frustrazioni in un corpo che oramai non era più il suo. 
 
Laura Santi aveva solo 50 anni, e diciamo solo perchè a quell’età ci sono ancora progetti da realizzare e tanta vita da vivere. La giornalista ha scelto di morire nella sua casa del capoluogo umbro, lunedì 21 luglio, e lo ha fatto tramite l’auto-somministrazione di un farmaco letale. Accanto a lei, sempre presente in questi anni e anche nell’ultimo respiro, suo marito Stefano, colui che non l’ha mai lasciata da sola, fin dall’inizio di questa dura e spietata battaglia, e che l’ha dovuta lasciare sola in quei pochi minuti in cui Laura Santi ha posto fine alla sua vita.Il farmaco che ha posto fine alla sua vita così come tutta la strumentazione necessaria sono stati forniti dall’azienda sanitaria. Il personale medico e infermieristico che l’ha assistita nella procedura è stato invece attivato su base volontaria.
Laura Santi ha condotto una vita di sofferenze durate quasi 30 anni a causa della forma progressiva e avanzata di una sclerosi multipla che si è impadronita del suo corpo quando lei era poco più che ventenne. Una “convivenza” troppo lunga, che non poteva più durare. La giornalista era riuscita ad avere il consenso dall’ ASL di riferimento proprio il mese scorso e questo solo dopo una battaglia durata ben due anni e mezzo. La sua era stata una richiesta per l’accesso al suicidio assistito, per nulla semplice, con un periglioso e lungo percorso giudiziario. Laura Santi ha dovuto affrontare un iter civile e penale molto difficilema alla fine è riuscuta ad ottenere il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito.
Dopo ben 25 anni di una dura battaglia, Laura Santi finalmente ha potuto porre fine alle sue sofferenze.
 
 
Le sue ultime parole
 
La giornalista umbra ha lasciato una grande eredità ed insegnamento a tutti: la libertà di scegliere e decidere della propria vita, fino all’ultimo istante.
 
Prima di lasciare questo mondo, ha scritto una lettera molto toccante, che riportiamo, parola per parola, qui di seguito, indirizzata ai membri del Consiglio dell’Associazione Luca Coscioni, ma in fondo è rivolta a tutti coloro che la conoscevano direttamente e indirettamente.
Nel testo non mancano i ringraziamenti al marito Stefano, all’ Associazione Luca Coscioni e non manca nemmeno qualche critica nelle sue parole come “l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica”.
Laura Santi chiede di essere ricordata “come una donna che ha amato la vita”.
 
Le sue parole fanno davvero riflettere sul senso della vita e sul fatto che anche se la sua è stata dura e difficile, spietata e drammatica, in fondo Laura Santi quella vita l’ha amata.
 

“Quando leggerete queste righe io non ci sarò più, perché avrò deciso di smettere di soffrire.

Nonostante la mia scelta fosse ormai nota a tutti, questo mio gesto finale arriva nel silenzio e darà disappunto e dolore. Molti saranno dispiaciuti, altri soffriranno per non avermi potuto dare un ultimo saluto, un ultimo abbraccio. Vi chiedo di comprendere il perché di questo silenzio. Anche nella certezza della mia decisione si tratta del gesto più totale e definitivo che un essere umano possa compiere, ci vogliono sangue freddo e nervi d’acciaio. Come avrei potuto viverlo serenamente aggiungendo lutto a lutto anticipato, dolore al dolore, resistenze, lacrime reazioni e attaccamento? Vi chiedo anche uno sforzo aggiuntivo di comprensione.

Cercate di immaginare quale strazio di dolore mi ha portato a questo gesto, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Fate lo sforzo di capire che dietro una foto carina sui social, dietro il bel sorriso che potevate vedere giusto un’ora strappato alla routine e ai sintomi in una occasione pubblica, sempre più rara, dietro c’era lo sfondo di una quotidianità dolorosa, spoglia, feroce e in peggioramento continuo. Una sofferenza in crescita giorno dopo giorno. La situazione è stata in evoluzione per anni, poi in tempo reale gli ultimi mesi e settimane. Mio marito Stefano e le mie assistenti l’hanno vista, loro e solo loro e anzi, neppure loro, per forza di cose, potevano essere grado di capire cosa sentissi nel mio corpo, quanto male sentissi, quanta fatica sempre più totalizzante. Non riuscire più a compiere il minimo gesto. Non più godere della vita, non più godere delle relazioni sociali. Che è quello che fa per me una vita dignitosa.

Ho avuto molto tempo per elaborare e maturare questa decisione, ho avuto molto tempo per capire quando era veramente il momento. Avevo quel famoso parapetto, quello di cui avete letto spesso, da cui affacciarmi. Ho avuto molto tempo anche per cambiare idea e rimandare la decisione. Mi sono consentita, in una situazione che ancora reggeva, di assaporare gli ultimi scampoli di vita e di bellezza. Di salutare ogni angolo, ogni luogo, ogni volto, ogni persona ogni situazione ogni cielo ogni colore, ogni minuscola passeggiata fuori. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, si dice. Si dice anche che sia impossibile, nei fatti. Ebbene, io l’ho quasi realizzato. Me ne vado avendo assaporato gli ultimi bocconi di vita in maniera forte e consapevole. Intendetemi: io penso che qualsiasi vita resti degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme. Ma siamo noi e solo noi a dover scegliere.

Alle persone che resteranno senza un saluto oltre che le mie scuse va un abbraccio fortissimo. È impossibile enumerare tutti i volti che hanno riempito la mia vita. Fate conto che io vi stia salutando e abbracciando. La mia vita è stata piena anche grazie a voi.

La mia famiglia d’origine: papà Renato, mamma Gabriella, mia sorella Elena, mio nipote Matteo; tutti i parenti; Laura, Chiara e le amiche storiche di una vita, tutti gli amici, i colleghi e i conoscenti, i compagni di malattia, i compagni di attivismo, tutti coloro con cui ho condiviso un pezzo di strada. La mia amata Perugia. I miei medici, le mie palliativiste, i miei fisioterapisti, un grazie particolare a Daniela per avermi dato negli anni gli strumenti per combattere. Le mie assistenti, la mia seconda famiglia in quest’ultimo tratto. La politica quella buona, Fabio e Vittoria, i giornalisti amici, come le due Francesca; chi mi ha aiutato; il vescovo Ivan, un amico speciale col quale mi sono intrattenuta in più di una chiacchierata sulla vita e la morte.

Ho potuto vincere la mia battaglia solo grazie agli amici dell’Associazione Luca Coscioni, seguiteli e seguite i diritti e le libertà individuali, mai così messi a dura prova come oggi. Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni. Esercitate il vostro spirito critico, fate pressione, organizzatevi e non restate a guardare, ma attivatevi, perché potrebbe un giorno riguardare anche voi o i vostri cari.

Ricordatemi come una donna che ha amato la vita”

Laura Santi se n’è andata in silenzio e ci ha insegnato non come si deve morire, ma come si deve vivere. Non la giudicheremo, non la biasimeremo, non la condanneremo, ma faremo solo tesoro delle sue parole e del suo insegnamento: La libertà, perchè in fondo siamo solo noi a dover scegliere!

Filly di Somma

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