“Amatoriale”: intervista a Valerio Martino

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Cantautore e musicista toscano, Valerio Martino si affaccia al panorama musicale con un progetto solista che mescola cantautorato acustico, indie-punk e una forte carica emotiva. Dopo anni con gli Street Clerks – band nota per la partecipazione a X Factor, E poi c’è Cattelan e il Dopofestival di Sanremo – Valerio sceglie la via dell’intimità e della sincerità. Il risultato è “Amatoriale”, un disco senza filtri né trucchi, registrato con amici, pieno di imperfezioni volute e di vita vera. Ad anticiparlo è “La canzone che nessuno canterà”, singolo in uscita il 27 giugno 2025, una ballata cruda e autentica che continua il racconto iniziato con “Non siamo Jedi”. In questa intervista, Valerio ci racconta la genesi del brano, il senso del nuovo album e il cuore della sua scrittura.

Ciao Valerio, bentrovato al Corriere dello Spettacolo. “La canzone che nessuno canterà” è il tuo nuovo singolo: cosa racconta e com’è nata?

La canzone che nessuno canterà” è nata la prima sera in cui sono entrato nella casa dove avevo deciso di andare a convivere con la mia ragazza. Mi sono ritrovato seduto sul divano a riflettere un attimo: fino a quel momento avevo sempre fatto fatica a restare dentro le relazioni, sono sempre un po’ scappato. Ma in quella casa, con lei, mi sono fermato. Ho avuto l’opportunità di rendermi conto che, in realtà, dei passi avanti li avevamo fatti, grazie a lei e al nostro rapporto. Un rapporto che, proprio in quel momento, era stato anche abbastanza complicato. Una storia che non si poteva raccontare, perché dall’esterno nessuno l’avrebbe capita. Ed è stato proprio davanti a quel momento che è nata questa canzone.

Vorrei dire due parole su questa canzone davvero intensa e profonda, che racconta una storia d’amore — quell’amore che ti lega alla tua ragazza e che ti cambia la prospettiva sul mondo. È la sensibilità di un uomo che si ritrova trasformato grazie alla presenza di lei. Non voglio svelare troppo, ma invito davvero il nostro pubblico ad ascoltare “La canzone che nessuno canterà” — e anche le altre — sul tuo canale YouTube. Ne vale davvero la pena.

 

E a proposito di “altre”, parliamo del tuo nuovo album, intitolato “Amatoriale”. Un titolo che può sembrare semplice, ma che in realtà racchiude molto. Perché questa scelta? Cosa rappresenta per te e cosa vuoi raccontarci di questo progetto?

Ho chiamato il disco Amatoriale perché appena ho pensato a quella parola, ho sentito che era quella giusta. Dopo tanti anni con gli Street Clerks, e tante esperienze anche con Cattelan, dove inevitabilmente ci sono aspettative e pressioni, avevo voglia di qualcosa di più libero. Questo progetto è nato tra amici, in modo semplice, spontaneo. Volevo divertirmi, tornare all’essenza: suoni veri, niente autotune, niente artifici. L’ho chiamato Amatoriale anche in modo un po’ ironico, rispetto a certe produzioni moderne, ma soprattutto perché racchiude il senso più puro: fare musica per passione. E poi c’è da dire che Amatoriale significa anche fare qualcosa in modo amatoriale, cioè farla semplicemente per piacere, per passione. Ed è proprio questo l’approccio che ho avuto con il disco.

Che ti dicono le persone che ti seguono?

Diciamo che chi mi ha seguito finora lo ha fatto soprattutto grazie agli Street Clerks, quindi c’era molta curiosità intorno a questo progetto solista. I feedback, devo dire, sono stati davvero positivi. Ovviamente è un disco più intimo, più profondo: rispetto alla dimensione della band, da solo ho la libertà di scavare dentro di me quanto voglio, di dire quello che sento, come lo sento. E credo che questa sincerità arrivi, ed è proprio quello che mi dicono le persone — che le emozioni si sentono, che c’è intensità, ma anche leggerezza. Insomma, è un album che fa riflettere, ma che sa anche far sorridere.

Anch’io posso confermare quello che ti dicono: si sentono davvero bene le emozioni, l’intensità e anche quella leggerezza di cui parlavi. Dal punto di vista artistico, come definiresti il tuo percorso fino a qui?

Direi che il mio percorso è un mix di due anime principali. La prima è quella più rock-punk, che mi porto dietro fin da bambino — una parte un po’ di protesta, di rabbia, ma anche di energia. Mi sono innamorato del punk a 12 anni, e mi ha insegnato due cose importanti: a non prendermi troppo sul serio e a non scendere a compromessi nelle scelte che contano. Fare le cose come ti va, perché ci credi. L’altra anima invece è più ritmica, più acustica, più intima. E quello che tiene insieme queste due parti è l’autenticità: mi piace mantenere i suoni non troppo levigati, puliti o perfetti, ma più grezzi, autentici e naturali. Nel disco abbiamo lasciato dentro anche le risate tra un brano e l’altro, le improvvisazioni finali… proprio per restituire una fotografia reale di quello che stavamo vivendo in studio, in quel momento. Non volevo che nulla suonasse costruito.

So che recentemente ti sei esibito dal vivo e che a settembre-ottobre riprenderai con nuovi live. Per concludere, vogliamo invitare ancora una volta il nostro pubblico ad ascoltare “La canzone che nessuno canterà” e l’intero album “Amatoriale”, come abbiamo detto. Inoltre, invitiamo tutti a seguirti sui social — a partire da Instagram, Facebook e YouTube — dove, oltre a scoprire le date dei prossimi concerti, potranno vedere contenuti esclusivi, dietro le quinte, video e molto altro ancora. Giusto?

Sì, esatto! A partire da YouTube pubblicherò altri video, videoclip, insomma ci stiamo preparando. Ci saranno i video dei singoli e poi, ovviamente, su Spotify ci sono i singoli e l’album completo.

Allora, augurandoti una buona estate e buon lavoro, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Un caro saluto!

 Grazie a te, Giuseppe! Ti auguro una buona estate e buon lavoro anche a te e a tutta la redazione, e naturalmente una splendida estate anche a tutto il vostro pubblico.

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