I Fantastici 4 – Gli inizi: un ritorno alla Silver Age tra eleganza e ambizioni misurate 

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Marvel ci trasporta su Terra‑828 con i Fanstaci 4 – Gli inizi, un universo anni Sessanta sospeso tra ottimismo pop e ingegno retrofuturista. Reed, Sue, Johnny e Ben acquisiscono i poteri in un incidente cosmico: sono i primi – e unici – supereroi di un mondo che immagina il futuro con una nostalgia vigorosa. Matt Shakman orchestra un omaggio visivo alla Silver Age, con colori pastello, composizioni geometriche e un’estetica di rara precisione, evocata attraverso la scenografia di Kasra Farahani e la fotografia di Autumn Durald Arkapaw, accompagnata da una colonna sonora orchestrale-jazz firmata Michael Giacchino. Ma se la forma affascina, la sostanza scricchiola: la sceneggiatura, scritta a più mani, alterna intuizioni meritevoli e dialoghi meccanici che smorzano il ritmo narrativo.

Personaggi, comprimari e il cuore della famiglia

La famiglia Richards resta il nucleo emotivo. Sue Storm (Vanessa Kirby), che nei fumetti è spesso figura intraprendente e determinante nella risoluzione delle grandi battaglie, qui vede la sua potenza e forza interiore incanalate quasi esclusivamente nel suo ruolo di madre. È certamente una scelta che permette di raccontare la resilienza e la forza sovrumana che la maternità può portare, ma nel farlo si smorzano gli altri aspetti del personaggio: la donna, l’eroina autonoma, la leader. È una semplificazione che la rende quasi simbolica, più icona materna che protagonista attiva. Questa riscrittura serve anche a giustificare e introdurre la centralità del figlio Franklin, chiave della risoluzione finale e fulcro della scena post‑credit che proietta i Richards verso il futuro del MCU.

Ben Grimm (Ebon Moss‑Bachrach) è un La Cosa malinconico e commovente, ma la sua iconicità fisica è attenuata: persino il celebre “It’s clobberin’ time!” viene evocato in chiave ironica, con Grimm che precisa trattarsi solo della serie animata, non del suo modo di essere. La scelta è netta: distinguere la leggenda dal personaggio e imprimere un tono più classico, familiare e misurato, rinunciando alla spettacolarità fumettistica. Una scelta coerente, ma che rischia di svuotare il personaggio della sua forza originaria.

Tra i comprimari, spicca Julia Garner nei panni della Silver Surfer gender-swapped: non una trovata casuale, ma un elemento che dona fragilità e sacralità al suo ruolo. L’Uomo‑Talpa interpretato da Paul Walter Hauser aggiunge una vena grottesca che sfiora il pulp più che l’action, offrendo contrasto e leggerezza in un contesto altrimenti sospeso nella nostalgia.

Galactus e il conflitto senza riscatto

Galactus (Ralph Ineson) è finalmente incarnato come entità imponente, distante dalla nube del passato. Tuttavia, il climax drammatico è fin troppo lineare: la sua fame è solo funzione narrativa, priva di tensione cosmica. Senza Watcher né Ultimate Nullifier, la minaccia resta confinata a una dimensione familiare, in cui Franklin Richards – il figlio di Reed e Sue –, diventa la chiave che attiva il riscatto scientifico di Reed attraverso il suo ingenuo gesto salvifico. Una mossa coerente con il tono scelto, ma che indebolisce il respiro epico del finale.

Una narrazione classica: pregio o limite?

Gli inizi suona come un pezzo raffinato rivolto a un pubblico adulto (target 40‑60 anni), interessato ai temi sentimentali, alla dimensione familiare e ad affezionarsi a un eroe meno clamoroso e più controllato. Shakman evita crossover o contaminazioni contemporanee: il film vive in una bolla autarchica, dove l’eleganza tecnica soppianta il rischio emotivo. Il cast di grande qualità e la confezione impeccabile compensano, ma non bastano a nascondere la sensazione che la sceneggiatura sia una stratificazione di voci non del tutto armoniche.

Botteghino e confronto con Superman di Gunn

La risposta al botteghino è stata positiva:

  • Negli Stati Uniti, l’apertura ha superato i 190‑210 milioni di dollari nel weekend di debutto, leggermente al di sotto dei 217 milioni di Superman ma comunque notevole per il Marvel del 2025.

  • In Italia, l’esordio ha portato in sala circa 1 milione di euro il primo giorno, battendo Superman (431.211€) e segnando una delle aperture più solide dell’MCU post‑covid.

Due film che inaugurano nuove fasi rispettivamente per Marvel e DC, ma con approcci opposti: Superman osa, Fantastic Four riflette e rassicura.

Reed Richards: il nuovo leader degli Avengers?

Si parla già di Reed Richards come potenziale nuovo “Iron Man” del MCU: Kevin Feige ha confermato che i Fantastici 4 torneranno in Avengers: Doomsday (dicembre 2026) e Secret Wars (2027), aprendo la porta a un ruolo centrale per Mr. Fantastic nella Fase 6. La scena post‑credit introduce Doctor Doom (Robert Downey Jr.) mentre osserva Franklin, suggerendo un interesse multiversale verso il ragazzo.

Il film sembra voler dare più spazio all’estro mentale di Reed rispetto all’introspezione emotiva: Pedro Pascal è magnetico, icona caliente, eppure Reed resta freddo nel rapporto con Sue, più legati da un affetto platonico e mentale che da passione, riflettendo un modello genitoriale ammirato più che vissuto.

Una celebrazione classica della famiglia

I Fantastici 4 – Gli inizi è un film costruito con una cura visiva da manuale, pensato per un pubblico maturo e sentimentale. Una celebrazione classica della famiglia eroica che però rinuncia alla trasformazione. La nostalgia governa la narrazione, ma sul lungo termine serve qualcosa di più visionario. Dopo Superman, torna il contrasto: lì la voce dell’autore, qui la precisione del prodotto. E con Reed Richards pronto a diventare il nuovo faro intellettuale degli Avengers, il futuro del MCU potrebbe ancora sorprendere. Franklin, più che i genitori, sembra già l’innesco di ciò che verrà.

Distribuito da Walt Disney, I Fantastici 4 – Gli inizi è ora in sala.

Federica Guzzon

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