“Tra la mano, l’occhio e il cuore”: il nuovo singolo di Manù Squillante

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Cantautore, musicista, poeta e performer originario di Salerno, Manù Squillante torna sulle scene con “Tra la mano, l’occhio e il cuore”, il nuovo singolo disponibile dall’11 luglio 2025 su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica. Il brano anticipa l’omonimo maxi-single, in uscita il 25 luglio, e segna una nuova tappa nel percorso artistico di Manù, da sempre votato alla fusione di musica, parola e teatro in un linguaggio personale, profondo e autentico.

Formatosi tra il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno e il N.A.M. di Milano, Manù ha calcato palchi prestigiosi ottenendo importanti riconoscimenti: vincitore del Premio Fabrizio De André, finalista al Premio Gianmaria Testa, selezionato da RAI per “Matricola in Musica” e attualmente tra i finalisti del Premio Amnesty International – Voci per la Libertà, che si terrà a Rovigo il 18, 19 e 20 luglio. Parallelamente all’attività musicale, nel mese di giugno ha pubblicato il suo secondo libro di poesie: “Trentatré pensieri andarono al vento, tutte e trentatré moltiplicando”, confermando la sua vocazione a intrecciare verso e suono come forme complementari di espressione.

“Tra la mano, l’occhio e il cuore” è una riflessione sul senso della creazione artistica e sul potere trasformativo della musica.
Ce ne parla in questa intervista.

Ciao Manù, bentrovato su Il Corriere dello Spettacolo. Il tuo nuovo brano, “Tra la mano, l’occhio e il cuore”, parla di come la musica possa rinascere ogni volta che viene vissuta con uno sguardo nuovo. Cosa intendi esattamente con questa espressione? A cosa ti riferisci quando parli di “sguardo nuovo”?

Tutto nasce da una mia riflessione sulle canzoni. Spesso sono volutamente ricche di citazioni, richiami, riferimenti che possono evocare altri brani o artisti. Ma il punto non è l’originalità assoluta: ciò che conta davvero è lo sguardo con cui ci si avvicina alla musica. Ogni ascolto può diventare un incontro nuovo, se ci si apre con attenzione, sensibilità e – appunto – con uno sguardo nuovo.È un po’ come quando torniamo in luoghi già visti, ma con persone diverse: anche se il posto è lo stesso, cambia tutto, perché cambia il nostro modo di viverlo. Allo stesso modo, invito l’ascoltatore a lasciarsi sorprendere, ad ascoltare anche ciò che può sembrare già sentito con orecchie nuove, con curiosità, partecipazione e uno sguardo nuovo.

Quando ti sei reso conto per la prima volta di quanto sia importante questo “sguardo nuovo” nella musica e nell’ascolto?»

Ogni volta che faccio ascoltare i miei brani, mi capita spesso che qualcuno dica: “Questo mi ricorda quell’artista” o “Questa parte mi fa pensare a quell’altro”. E io penso: assolutamente, è normale, perché siamo tutti il frutto degli eredità del passato, delle influenze e degli ascolti che abbiamo fatto. Però, la mia missione è sempre stata quella di mostrare che l’arte si rigenera continuamente e si presenta in forme sempre nuove. È una consapevolezza importante, che si può anche prendere con ironia e leggerezza, ma che spinge a dare all’ascoltatore la possibilità di sentire cose che magari risuonano familiari, affini, ma che sono sempre nuove, sempre fresche.

Mi permetto di aggiungere un pensiero personale, anche se in realtà è frutto degli insegnamenti di docenti di storia, filosofia e musica. Credo rappresenti una verità profonda: che la musica e l’arte non sono mai statiche, ma si trasformano continuamente insieme a noi, accompagnando la nostra vita, le nostre emozioni e la nostra storia. Sono un linguaggio vivo che parla sempre in modi nuovi, anche quando sembra familiare. Sin da piccolo ho sempre amato la musica e ho notato come alcuni brani si somiglino ad altri, senza però essere mai uguali. Anzi, se ascoltiamo lo stesso pezzo interpretato da artisti diversi, sentiremo sempre qualcosa di nuovo, una sfumatura unica. Basta aprire le orecchie per scoprirlo. Possiamo dire che anche lì c’è uno “sguardo nuovo”.

Nel tuo percorso artistico unisci musica, poesia e teatro in modo molto naturale. In che modo convivono e si influenzano tra loro queste forme espressive?

Mi è difficile dare una risposta precisa. In ogni caso, ho sempre lavorato sull’impegno sociale, sulla visione d’insieme e sull’apprendimento continuo, cercando di far convivere e coincidere più arti. Partendo proprio da questa mia visione globale, ho iniziato a studiare e suonare la batteria, poi è arrivato l’incontro con la voce, con la struttura musicale, e così via. Oggi posso dire che tutto questo rappresenta un grande vantaggio, perché, ad esempio, quando ho scritto “Tra la mano, l’occhio e il cuore” – così come per le altre canzoni e testi che compongo – non penso solo alla musica o solo al testo, ma immagino una storia completa, una narrazione che unisce diversi elementi.

“Tra la mano, l’occhio e il cuore” è accompagnato da un videoclip,  diretto da Luca Landi, è un piccolo gioiello visivo: girato interamente su una spiaggia, incornicia con camera fissa un divano posato sulla sabbia, simbolo di un salotto emotivo e onirico. La narrazione si ispira ai dipinti di René Magritte, alternando immagini sospese, figure mascherate, strumentisti che appaiono come ospiti di un sogno. Il risultato è una poesia per immagini, che accompagna la canzone con forza evocativa e delicatezza visiva. Com’è nato il concept del divano sulla spiaggia e cosa rappresenta per te questo “salotto aperto” in riva al mare?

Potrei dire che tutto parte dal fatto che io sono un uomo di mare: il mare per me è davvero tutto. Ho voluto però ricreare un ambiente sereno, un luogo dove prende vita tutto il mio percorso, perché gran parte delle canzoni e delle cose che scrivo nascono proprio lì, da quell’ispirazione profonda. Allo stesso tempo, ho voluto unire questa dimensione al mondo dei quadri di Magritte, di cui sono un grande appassionato. Per questo ho coinvolto, innanzitutto, un bravissimo regista, Luca Landi, che hai citato, e poi tanti attori, come Maddalena Mazzafelice e Costantino Kevlar, oltre a numerosi musicisti con me: Cristian Rago, Claudio Turner, Francesco Vemmeri, Luca Massi e tanti altri grandi artisti. In qualche modo, il video racchiude tutto questo: la mia famiglia musicale, le mie passioni, e soprattutto il tema centrale, che è l’amore visto da diverse angolazioni.

Prima di salutarci, vuoi parlarci del tuo nuovo libro di poesie, Trentatré pensieri andarono al vento, tutte e trentatré moltiplicando?

Sono davvero felice di questo mio secondo tentativo nella poesia, che considero per me qualcosa di risolutivo e affascinante. Ogni volta che scrivo, riesco a comprendere meglio le mie fragilità, i miei punti di vista, le crepe dentro di me, e in qualche modo rinasco a nuova vita ogni volta. Invito chi ascolta a leggere il libro perché tratta temi che, secondo me, sono fondamentali in questo tempo: il caos, che è in qualche modo ordinato, il tempo, la morte e altri argomenti importanti. Tutti questi temi però convergono in un unico messaggio, che è quello di vivere il presente, di vivere bene, qui e ora.

Prima di salutarci, voglio riportare una frase che mi hai detto parlando dei momenti in cui scrivi e componi. È una frase che, secondo me, solo un artista autentico può dire: “Ogni volta vivo”. Invitiamo chi ci ascolta o ci legge a seguirti anche sui social e sul tuo sito ufficiale, www.manusquillante.art, dove si può trovare il calendario sempre aggiornato dei tuoi eventi. Grazie, Manù, per il tuo tempo e per questa bella chiacchierata. Buon lavoro e buona estate!

Grazie a te, Giuseppe. Buon lavoro a te e a tutta la redazione del Corriere dello Spettacolo, e una buona estate a voi e al vostro pubblico che vi segue.

Giuseppe Sanfilippo

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