Emily Espinoza: la voce irriverente del “Podcast “Monello”

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Difficile definirla con una sola etichetta, d’altronde Emily Espinoza è una di quelle ragazze tutte da… scoprire. Da Bologna, dove vive, fa impresa e crea format, la sua voce (e la sua fisicità…) stanno facendo il giro dell’Italia e stanno decisamente incuriosendo il popolo del web sempre in cerca di malizia e fantasia. Ecco, qui ce n’è da vendere. La sua “creatura”, il “Podcast Monello”, è uno di quei contenuti che piacciono, diventano virali e macinano curiosità. Mamma innamorata, professionista determinata e voce irriverente di Monello Podcast, Emily usa i social per “vendere esperienze, dubbi, risate impertinenti e verità scomode”, ma anche per educare le persone, per sfidare gli stereotipi, per superare i tabù e, perché no, per fare informazione sul mondo dell’intimità. È lei la voce irriverente del Podcast ed è sempre lei che mescola blazer da ufficio, body in pizzo e la convinzione che la libertà, quella vera, non è mai volgare.

Partiamo subito dal tuo mantra: “Non mi definisco con una sola etichetta”. Se però fossi costretta a sceglierne una per il tuo lato più inaspettato, quale sarebbe?

Bella domanda! Forse direi #DonnaSenzaFiltri. Perché sì, sono una donna innamorata e presente, ma ho anche una voce che non ha paura di dire le cose come stanno, anche quelle che fanno arrossire.

Il tuo messaggio è forte: si può essere profonde anche con una scollatura e la vera libertà non è volgare. È una provocazione o una verità che vivi quotidianamente, magari anche in ufficio?

Verità pura, non provocazione! È un’affermazione di consapevolezza. In ufficio, il mio outfit preferito è un blazer sopra un body in pizzo. Perché si può essere serie e sexy. Anzi, a volte è proprio questo il superpotere: mostrare che una donna può essere complessa, profonda e sensuale allo stesso tempo, senza che una cosa precluda l’altra.

Monello Podcast è nato in un momento fragile, da un bisogno “urgente di esprimerti”. Qual è stata la “cosa” più “monella” – nel senso di scomoda o tabù – che hai detto per la prima volta al microfono, e che ti ha fatto sentire davvero libera?

Forse non una “cosa” singola, ma l’intero concetto di parlare di sesso e relazioni senza peli sulla lingua. Sentire un uomo raccontare con una dolcezza inaspettata la sua prima volta con una sex worker, o ridere con delle amiche delle nostre prime volte… Non c’è nulla di più liberatorio di rompere un tabù con un sorriso e vedere che il mondo non crolla. Anzi, si crea connessione e tanta verità.

La tua “malizia” è un mix di gioco, verità e presenza. Hai citato l’aneddoto dell’uomo che voleva pagarti per pulirti le scarpe… magari con la lingua. Come si inserisce un episodio così “piccante” nella tua visione di sensualità?

Quel tipo è l’esempio perfetto di quella malizia sottile che si cela nel quotidiano, anche nei gesti più assurdi. La sensualità per me è proprio questo: un gioco autentico, una presenza magnetica che non ha bisogno di artifici. È la libertà di essere te stessa, nuda nell’anima anche da vestita, perché sei pienamente autentica e senza paura del giudizio.

Passiamo al tuo “doppio”, o forse triplo, lavoro. Impiegata in ufficio di giorno, podcaster e fotomodella la sera. Come gestisci gli sguardi o i commenti quando scoprono il tuo lato “Monello”? E la tua attività di noleggio narghilè per eventi, come si lega a tutto questo?

Ah, c’è chi mi guarda strano, chi mi fa i complimenti, e chi mi chiede: “Ma lavori in radio?”. La verità è che il mio lavoro d’ufficio mi dà stabilità e mi permette di essere una mamma presente, ma il podcast e il noleggio narghilè mi danno quella “sana stanchezza” che deriva dalla passione e dall’indipendenza. Sono mondi diversi che si nutrono a vicenda, e in entrambi mi piace stare tra le persone, osservare e cogliere dettagli.

Qual è il messaggio più importante che vorresti lasciare nel cuore di chi ti ascolta e ti segue in questo percorso?

Vorrei lasciare la convinzione che la verità, se detta col sorriso, arriva sempre dritta al cuore. Si può parlare di tutto – sesso, sentimenti, vulnerabilità, anche le fragilità – con la stessa voce. E che la libertà, quella vera, non è mai volgare quando è vissuta con consapevolezza. È accettarsi, non prendersi troppo sul serio, e imparare a volare alti, anche con una scollatura e un pizzico di malizia consapevole.

Manuele Pereira

 

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