Gli ultimi giorni di luglio alla suggestiva cornice delle antiche terme si unisce la suggestione di tre balletti iconici: “La Sacrée du Printemps” di Pina Bausch, “Bolero” di Maurice Bejart e “Within the Golden Hours” di Christopher Wheeldon.
In “La sagra della primavera” la dirompente musica di Stravinskji, che sconvolse il pubblico per le sue arditezze, incontra la visionarietà di Pina Bausch, che negli anni ’70 creò uno stile totalmente innovativo dando origine al teatro-danza (Tanztheater). Gli sviluppi drammaturgici delle pièces sono stati rivoluzionari, i danzatori erano chiamati anch’essi alla creazione attraverso l’improvvisazione generata dalle domande che la coreografa poneva loro. La sua danza era una filosofia di vita, alla base c’era sempre una profonda denuncia sociale.
Nella produzione a Caracalla gli interpreti si muovono a piedi nudi su un palcoscenico ricoperto di terra che non è solo scenografia, ma è parte integrante della coreografia perché condiziona notevolmente i movimenti. In questo spazio arcaico prende forma una danza che, come un rito, porta i corpi all’estremo scavando nelle emozioni più profonde e mettendo in scena tensioni collettive e individuali. È sorprendente scoprire che un’opera all’epoca rivoluzionaria lo sia tuttora, questo è il genio, ed è giusto che rientri a pieno titolo tra i capolavori della danza di tutti i tempi. Il brano è considerato uno dei cavalli di battaglia della star indiscussa Eleonora Abbagnato, direttrice del corpo di ballo dell’Opera di Roma che, nonostante abbia terminato la sua carriera di ballerina all’Opera di Parigi nel 2021, di tanto in tanto va ancora in scena per la gioia dei suoi numerosi fans. Inizialmente si vociferava che sarebbe stata la Abbagnato a interpretare la parte principale nella Sagra della Primavera, produzione a lei tanto cara, ma la direttrice ha tenuto a precisare di aver trasmesso direttamente il ruolo all’étoile dell’Opera di Roma Rebecca Bianchi, studiando con lei fianco a fianco e assumendo le funzioni di coach. Il risultato è stato eccellente: la Bianchi si conferma interprete straordinaria soprattutto nei ruoli che richiedono forte drammaticità e potenza espressiva.
Il Bolero di Bejart è un rito ipnotico e sensuale che amplifica le funzioni della musica di Ravel fino a raggiungere uno stato di trance. Coreografia diventata famosa per essere stata tanto usata nella filmografia, per esempio nel celeberrimo film di Lelouche “Bolero”, che ha consacrato il balletto nell’Olimpo delle grandi opere e reso immortale l’intensità di Jorge Donn, primo ballerino della compagnia di Maurice Bejart e poi direttore della stessa dal 1976, protagonista della coreografia nel film. Per riproporlo nel cartellone dell’Opera di Roma, la Abbagnato ha chiamato Annalisa Pozzi, un’italiana (possiamo dirlo con orgoglio) direttrice di produzione del Bejart Ballet. Al centro, su un grande tavolo rosso e circondato da un gruppo di danzatori, a Caracalla un interprete di grande carisma, il magnetico Friedeman Vogel, étoile del balletto di Stoccarda, ha mandato il pubblico in visibilio raccogliendo, a quanto pare, l’eredità di John Donne. Con uno stile controllato, pulito, che ha puntato molto sull’estetica, Vogel ha scatenato un tripudio tra il pubblico che gli ha tributato una standing ovation di quattro minuti.
Con “Within the Golden hours” Wheeldon ha condotto la platea in un mondo diverso, lontano dall’intensità viscerale di Bausch e Bejart. Un’oasi di lirismo in un viaggio intimo tra i colori dell’aurora e del tramonto accompagnato dalle note soavi di Ezio Bosso. Un momento di pura contemplazione esaltato dal passo a due maschile che ha visto le due étoiles Alessio Rezza e Michele Satriano in splendida forma. Danzatori di grande esperienza e tecnica impeccabile, hanno incantato il pubblico con un’interpretazione memorabile. Il corpo di ballo, armonico, omogeneo e di una professionalità ineccepibile, in tutti e tre i pezzi si è dimostrato degno di accompagnare solisti di tale spessore. Lo stesso vale per l’orchestra, i cui musicisti hanno eseguito con passione i brani estremamente coinvolgenti. Esperti tra il pubblico hanno affermato di aver assistito a una delle serate di danza più bella nella storia del Teatro dell’Opera di Roma.
Magnifica la scelta della direttrice di inserire nel programma della stagione questi capolavori diventati ormai classici di repertorio della grande danza. Gli amanti del balletto si possono ritenere soddisfatti di tale conclusione e sicuramente riprenderanno a seguire con entusiasmo la futura stagione di balletto del Teatro dell’Opera.
Serena Cirillo

