“Il gabinetto del dottor Caligari”: la proiezione del capolavoro del cinema muto con musiche dal vivo

Data:

Roccacinema 2025, Castiglione del Lago. Venerdì 8 agosto 2025

“Il cinema è un’invenzione senza futuro”. Vera o falsa che fosse l’affermazione attribuita agli stessi inventori del cinema, i fratelli Lumière, è indubbio che agli albori della Settima Arte – parliamo della fine dell’Ottocento – non erano in pochi a pensarla così. Gli stessi addetti ai lavori – registi, attori, sceneggiatori, scenografi, ecc… – non erano consapevoli di fare la Storia. Invece, siamo nel 2025, e il Cinema (con la “C” maiuscola) c’è eccome, e gode di ottima salute! Non solo per ciò che riguarda il presente, ma anche il passato, compreso quello remoto: è il caso delle opere ormai “centenarie” del primo periodo, cioè quelle del cinema muto, che continuano ad essere fruite dal pubblico con rinnovato interesse ed entusiasmo, grazie anche a iniziative come quella organizzata dall’associazione culturale perugina Metanoia, in collaborazione con il Cinema Teatro Cesare Caporali di Castiglion del Lago, che ha ospitato l’evento all’interno della consueta rassegna estiva “Roccacinema”, nella magica cornice della Rocca Medievale. E che evento: la proiezione dell’edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna de Il gabinetto del dottor Caligari, con l’accompagnamento musicale dal vivo eseguito dal pianista umbro Tommaso Donati!

Seduto su una panchina insieme a un anziano interlocutore, è il giovane Franzis a narrare l’incredibile e oscura vicenda di cui è stato protagonista. Un giorno, in occasione della fiera che si tiene al suo paese, il piccolo borgo di Holstenwall, arriva un misterioso imbonitore, il Dottor Caligari, che presenta come unica attrazione del suo tendone il sonnambulo Cesare, un giovane uomo che si risveglia solo obbedendo agli ordini di Caligari e che è in grado di predire il futuro. Indagando su due omicidi verificatisi in paese proprio dopo l’arrivo di Caligari, Franzis scopre che dietro i misfatti ci sono proprio il dottore (la mente) e la sua creatura (il braccio). Morto Cesare, Caligari viene scoperto e inseguito dalle forze dell’ordine; si rifugia in un manicomio, del quale è in realtà il direttore, rientrato dopo una lunga assenza. Leggendo di nascosto gli appunti custoditi nel suo ufficio, Franzis scopre la verità sul conto dell’uomo: è un pazzo ossessionato dalla figura del vero Caligari, mistico del Settecento esperto in pratiche ipnotiche che manovrava un sonnambulo per commettere omicidi. Nella sua follia, il direttore si convince di essere il nuovo Caligari. Scoperta la verità sul conto del direttore, i medici del manicomio lo neutralizzano infilandogli la camicia di forza. Lieto fine e tutti a casa? No, perché si scopre che la panchina in cui è seduto Franzis si trova nel cortile all’interno del manicomio, e lì vicino si aggira, tra gli altri, anche un uomo molto somigliante a Cesare …

Il gabinetto del dottor Caligari (1920) di Robert Wiene è considerato uno dei capolavori del cinema muto, nonché il film-manifesto dell’espressionismo cinematografico tedesco. Un’opera imprescindibile per chiunque voglia conoscere il cinema delle origini; un’opera che sa essere, al tempo stesso, thriller psicologico, film fantastico e horror. Sono molti gli elementi che la rendono unica: l’innovativa trama onirica e straniante, dall’andamento incoerente e ondivago, tipico dei sogni; le folli scenografie deformate e “storte” (di Herman Warm, Walter Reimann e Walter Röhrig), che accentuano l’atmosfera claustrofobica e allucinata del film; lo stile recitativo degli attori, che sa esprimere con rara efficacia l’alienazione e l’angoscia che permeano la storia. Il colpo di scena finale, imposto – come il prologo – dal produttore Erich Pommer, se da un lato attenua la critica politica voluta dai due sceneggiatori Carl Mayer e Hans Janowitz – con il personaggio del manipolatore Caligari, alludevano all’autoritarismo del Potere, che riduceva gli individui alla stregua di automi da manovrare a piacimento -, dall’altro rende il film ancora più originale, con un ribaltamento di prospettiva che ha fatto scuola fino ai giorni nostri (si pensi a Shutter Island di Scorsese, del 2010).

Due parole, infine, sul restauro del film e sulla colonna sonora. Per quanto riguarda il primo aspetto, ci troviamo di fronte all’ennesimo atto d’amore verso il cinema compiuto dalla Cineteca di Bologna, vera e propria eccellenza nazionale riconosciuta in tutto il mondo. La copia proposta, di durata integrale (circa 78 minuti) e virata in vari colori (verde, blu, rosa e arancione), vanta immagini nitide e pulite, con una qualità che difficilmente ci si aspetterebbe da un’opera che ha più di cento anni sul groppone. Si nota con piacere anche l’inserimento delle didascalie direttamente in italiano, quindi non più sottotitolate a partire da cartelli in altra lingua.

Notevole anche la colonna sonora elettroacustica (pianoforte, tastiere ed effetti) di Tommaso Donati, frutto di anni di lavoro e di vari miglioramenti, come raccontato dallo stesso musicista al termine della proiezione; le sue partiture si sposano alla perfezione con le immagini, riuscendo a entrare pienamente nello spirito del film e commentandone con efficacia i vari momenti chiave.

Francesco Vignaroli

Si ringrazia il Cinema Caporali per l’ospitalità

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