In seguito alla convenzione di settembre del 1864 con Napoleone III dovuta a causa di decisioni politiche e accordi internazionali, ufficializzata con un regio decreto, Torino fu detronizzata del suo ruolo, spostando la Capitale a Firenze, questo portò un gruppo di manifestanti in piazza San Carlo (una targa ricorda quel terribile eccidio) e il Regio Esercito Italiano, sparando sui manifestanti causando la morte di quindici civili. La sera seguente, sempre nel medesimo luogo stessa scena più catastrofica, gli allievi carabinieri nella confusione aprirono il fuoco senza distinzioni di dove alcuna, mentre passava un battaglione di fanteria… colpendo alcuni commilitoni i quali anch’essi a loro volta aprirono il fuoco in quel parapiglia, rimasero uccise 47 persone! Tutto si concluse con una amnistia. Da quella carneficina, passò del tempo Firenze aveva la sua capitale e Torino per non perdere le buone abitudine da parte dei regnanti, si demoralizzarono, anzi dopo tre secoli di splendore avrebbe vissuto e chiuso in bellezza l’ultimo atto nobiliare, celebrando un matrimonio tra due cugini, quello dell’erede al trono Umberto I e Margherita di Savoia, così avrebbe deciso Vittorio Emanuele II per non perdere la tradizione facendo in modo che Torino continuasse ad essere il principale polo di avvenimenti del casato. Ai due novelli fidanzati, non garbava molto quell’idea ma necessitava fare buon viso a questa decisione e per dovere di articolo, sveliamo che a lato del Duomo, dove da anni custodisce il Sacro sudario esiste una rispettosa e silenziosa dimora, la quale avrebbe di che raccontare su cosa avvenne in quel gennaio nello studio del duca di Genova al primo piano di Palazzo Chiablese presentando la domanda di fidanzamento con una frase celebre detta dalla diciasettenne Margherita di Savoia: Sai quanto sono orgogliosa di appartenere a Casa Savoia e lo sarei doppiamente come tua moglie. I due si sposarono il 22 aprile 1864 nel Duomo di Torino. Firenze ebbe vita breve come capitale, con la breccia di Porta Pia, le truppe del generale Raffaele Cadorna e i bersaglieri del generale Lamarmora, entrarono a Roma segnando la fine dello Stato Pontificio aggiungendo la città al Regno d’Italia. Non avrebbero potuto coesistere due re e quindi ci fu per così dire la disputa tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, una questione che durò a lungo sino alla firma dei Patti Lateranensi (1870 – 1929) e poi ci fu la prima chiamata alle armi della cosiddetta grande guerra (1915 – 1918) che vede gli italiani al fronte…
Chissà come sarebbe stato bello se l’Italia fosse stata un Paese neutrale senza mai venire toccata dalle guerre, a prescindere da quelle precedenti durante il Basso Medioevo… forse il nome del Belpaese sarebbe coniato nel modo giusto!
Daniele Giordano

