DA PARAMOUNT ALL’ETERNITÀ
Come le tecniche archetipiche di Robert Evans-Paramount continuano a creare miti e business anche fuori dal cinema,nel branding, nel marketing e nella comunicazione.
Questa è una storia misteriosa.Ma si tratta di un tipo di mistero ancora più oscuro e profondo del solito.
E molto affascinante, perché dimostra come anche la fiction ed il cinema possano contenere concetti e teorie filosofiche di una profondità antropologica abissale.
Sono misteri che danno un senso di ebbrezza,fanno girare la testa.Possiamo definirli “misteri della vertigine”.
Stiamo parlando di uno strano fenomeno,di una anomalia che non ha eguali o casi vagamente simili nel suo settore.Si tratta dei film di James Bond,iniziati nel lontano 1962 e ancora oggi record di incassi,inspiegabilmente sempre in cima alle classifiche di preferenza del pubblico e della critica.Nonostante il passare dei decenni,i cambiamenti politici e strategici mondiali e le sostituzioni degli attori che hanno interpretato il personaggio di 007.Attori con caratteristiche fisiche,psicologiche e stilistiche molto diverse tra loro.
Eppure,inspiegabilmente, incredibilmente,tutto questo non ha minimamente scalfito l’attrazione magnetica esercitata dal mito di Bond sul pubblico di tutto il mondo,comprendente diverse generazioni.
Perché?Come si spiega?È come se ci fosse un fattore misterioso nascosto che produce questa vigorosa forza di attrazione.Un fattore invisibile potentissimo.Ma sconosciuto.È una storia di misteri e di intrighi,ancora più oscura e impenetrabile delle vicende dello stesso James Bond.Però più affascinante.Perché reale.
Iniziamo l’indagine.Seguendo il metodo classico degli investigatori del grande schermo.Quello dei famosi detective di Hollywood.Con una narrazione da script cinematografico.È la storia stessa che stiamo trattando ad essere simile ad un film.Però è reale,attenzione.E questo la rende veramente intrigante.
Cominciamo dall’autore di James Bond,lo scrittore inglese Ian Fleming.Un personaggio hollywoodiano lui stesso.
Forse più ancora della sua celebre creazione,l’Agente 007.Siamo nel 1926.Fleming è studente di lingua tedesca in una scuola privata a Kitzbuhel,in Austria,in attesa dell’esame per l’assunzione al Foreign Office di Londra. Poi continuerà gli studi di tedesco e di francese presso le Università di Monaco di Baviera e di Ginevra.È un giovane estremamente intelligente.
Molto interessato all’Antropologia Culturale,alla Storia Sociale ed alla Psicologia.In particolare,ha una enorme attrazione per le teorie di Carl Gustav Jung.
Fermiamoci un attimo.Facciamo attenzione.
Stiamo per rivelare il segreto di Ian Fleming e della serie cinematografica di 007.
Il nostro studente incontra Carl Gustav Jung e stabilisce con lui un rapporto di collaborazione che costituirà la base della sua futura carriera di scrittore e autore cinematografico da record.Questo rapporto speciale tra i due è confermato da John Pearson,suo biografo primario,nel libro “The Life of Ian Fleming”.
Il giovane inglese traduce anche un breve saggio (ricavato da una conferenza) di Jung su Paracelso,il famoso occultista elvetico e sul simbolismo alchemico.
Ian è interessato anche a temi relativi all’occulto,ma,soprattutto, all’Archetipo dell’Ombra.Perché?
Ritiene questo fattore inconscio spaventosamente potente e attraente,saturo di segrete energie vitali che sono il distillato invisibile di milioni di anni di esperienze umane.
Questo dona all’Ombra un potere inspiegabile ed irresistibile.Un’ottima piattaforma per la creazione dei suoi personaggi delle storie di 007,in forma di romanzo e poi di film.
Fleming è un giovane dalla mente acuta e indagatrice.Per questo,viene reclutato nel corpo diplomatico britannico e poi nell’Intelligence Navale.È anche un valido giornalista.
Dunque Fleming attiva potentemente l’Ombra,nei suoi romanzi e nei film da essi derivati.
Ma quali sono i meccanismi che usa per attivare questo oscuro elemento archetipico?
Ecco,qui appare qualcosa di estremamente interessante e realmente sorprendente.
Riesce ad attivare l’Ombra del pubblico in una maniera inattesa,imprevedibile ed imprevista,totalmente fuori da ogni schema narrativo classico.Non c’è la lotta della Luce contro il Buio,tipica della fiction più banale.Abbiamo l’Ombra di Bond contro l’Ombra del suo nemico di turno.La parte segreta profonda dell’inconscio di 007 contro quella del malefico dell’episodio,come Blofeld,Goldfinger o Le Chiffre.Uno scontro tra Ombre.Un scontro che crea scintille di fuoco.
Attivando così,in modo violentissimo, l’Ombra del pubblico.Generando una attrazione selvaggia,primordiale e durevole nel tempo.Qualcosa di ancestrale,non spiegabile razionalmente.Ma ben verificabile al box office e nelle recensioni critiche più qualificate…
Questa dinamica narrativa stravolge completamente il classico schema del buono contro il cattivo.Ha uno strano effetto atavico ed incontrollabile coscientemente.Scatena un riflesso primitivo sconosciuto.
Riporta alle reazioni istintive dei primi uomini all’alba del mondo.Lotta per la sopravvivenza.Qualcosa di drammatico.L’attrazione arriva alle stelle.È totalizzante.Quello che voleva Fleming.Talmente totalizzante da avere creato un ciclo ripetitivo infinito di successi al box office dal 1962.
L’Ombra è più grande dello stesso personaggio di James Bond.L’autore lo sapeva benissimo,come anche i membri della famiglia Broccoli,produttori hollywoodiani della saga. Dunque,in realtà,dal 1962,accade,incredibilmente, qualcosa di stupefacente:il pubblico non va al cinema a vedere 007,ma va a vedere l’Ombra.Quella sullo schermo che,però,attiva la propria Ombra interna,nel profondo dell’inconscio.Anche se il pubblico non lo sa e (forse) non lo saprà mai…
Stefano Battaglia, regista



