Sirolo, Teatro Cortesi – Corrado Tedeschi e Claudio Moneta nella “Lezioni semiserie  pirandelliane”

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Corrado Tedeschi, volto noto al grande pubblico televisivo, ha dimostrato al Teatro Cortesi di Sirolo di essere anche un interprete raffinato di Pirandello. Con uno stile sobrio e misurato, lontano da enfasi eccessivamente teatrali, ha saputo condurre gli spettatori dentro l’universo pirandelliano, restituendo con chiarezza il senso del “teatro nel teatro” e l’idea della scena come spazio vivo, mai identico a se stesso, continuamente trasformato dalla presenza del pubblico.

Non a caso lo spettacolo porta il titolo Lezioni semiserie pirandelliane: un itinerario che ha accompagnato la platea dai Sei personaggi in cerca d’autore a Uno, nessuno e centomila, fino ad Adriano Meis. Tutti esempi di quella costellazione di figure sospese, perennemente inquieti, incapaci di definire autenticamente la propria identità.

La serata si è aperta con un richiamo alle grandi innovazioni introdotte da Pirandello, rievocando la storica prima dei Sei personaggi al Teatro Valle di Roma nel 1921, quando il drammaturgo fu accolto da fischi e ingiurie, al grido di «Manicomio!». Ricollegandosi a quell’episodio, Tedeschi ha scelto di rivolgersi al pubblico partendo dalla platea, instaurando un contatto diretto e immediato: un gesto che ha reso ancora più evidente la natura mutevole della scena, mai replicabile in modo identico.

È seguito L’uomo dal fiore in bocca, presentato in una lettura rinnovata e attuale. La critica più recente tende infatti a considerare il testo non più come un semplice monologo, ma come un vero dialogo. A conferma di ciò, negli stessi giorni a Sirolo il pubblico ha potuto assistere a due differenti interpretazioni dell’opera: una più tradizionale, in forma monologica, al Teatro Studio il 18 agosto, affidata al giovane Pierluigi Lorusso; l’altra, al Cortesi il 22 agosto, con Tedeschi affiancato da Claudio Moneta, più fedele al dettato drammaturgico pirandelliano.

Moneta, nel ruolo dell’Avventore, ha saputo dare voce all’inquietudine dell’uomo moderno, in contrasto con l’Uomo dal fiore in bocca, segnato dall’epitelioma e dalla consapevolezza della morte imminente. La sua condizione di estraneità alla vita, di precarietà e smarrimento, si è tradotta in scena con intensità crescente, trovando un contraltare nella figura dell’interlocutore comune, distratto e inconsapevole.

Se da un lato sono mancati alcuni elementi scenici legati alle suggestioni futuriste delle prime messinscene – il treno, il dinamismo, la velocità – che richiamavano l’esperienza di Pirandello con la Compagnia d’Arte e le sperimentazioni coeve, dall’altro lo spettacolo ha saputo proporre atmosfere contemporanee, restituendo quel senso di movimento e instabilità che pervade l’opera.

Il pubblico del Cortesi ha salutato la rappresentazione con entusiasmo, richiamando più volte Tedeschi e Moneta in scena con applausi convinti. Un successo non soltanto artistico, ma anche culturale: segno che il teatro, attraverso Pirandello, continua a essere strumento vivo di riflessione e conoscenza.

Andrea Carnevali

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