VENEZIA, 27 AGOSTO – Con un film intenso e profondamente umano, che affronta temi universali come l’amore, la morte, la vecchiaia e il senso della carriera, si è aperta oggi l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il più antico e, ancora oggi, tra i più prestigiosi festival dedicati alla settima arte.
Il quesito che aleggia è: “Di chi sono questi giorni?” — ed è proprio Paolo Sorrentino, regista napoletano premio Oscar, a offrirci una sua risposta con “La grazia”. Il film racconta gli ultimi giorni di mandato del Presidente della Repubblica italiana, De Santis (interpretato con magistrale misura dal fedele interprete sorrentiniano Toni Servillo), chiamato a decidere se firmare o meno una legge sull’eutanasia. Un dilemma che lo pone in bilico tra il profondo cattolicesimo, il senso civico e la proverbiale prudenza da vecchio politico, incline a rinviare ogni decisione divisiva al successore.
Parallelamente, il Presidente è chiamato a valutare due richieste di grazia per altrettanti uxoricidi “per amore”: una donna che ha accoltellato il marito, convinta di liberarlo da spiriti maligni, e un professore universitario stimato che ha soffocato la moglie, malata di Alzheimer, per porre fine alle sue sofferenze. Sullo sfondo, il ricordo doloroso della moglie defunta, la scoperta di un tradimento avvenuto quarant’anni prima e mai dimenticato, e un desiderio di vendetta rimasto sospeso.
Sorrentino affronta questi dilemmi morali intrecciandoli con riflessioni più ampie: i rapporti tra genitori e figli e le loro incomprensioni, le amicizie minate dai sospetti, la vecchiaia come territorio di contraddizioni tra voglia di vivere e resa all’inevitabile. Lo fa in due ore di cinema denso ma mai pesante, sorretto da dialoghi raffinati, ironici e taglienti.
Il regista riesce a creare personaggi emblematici ma umani, interpretati da un cast di alto livello, dai giovani Anna Ferzetti ai veterani come Massimo Venturiello, perfettamente a loro agio nella dimensione teatrale scelta come cifra stilistica, in un panorama cinematografico dominato da ritmo e immediatezza più che da riflessione e profondità. “La grazia” si candida a essere uno dei lavori più compiuti di Sorrentino, che a 55 anni, dopo l’Oscar per La grande bellezza e il Gran Premio della Giuria nel 2021 per È stata la mano di Dio, appare oggi tra i favoriti per il Leone d’Oro.
Fuori concorso, ma in apertura delle Giornate degli Autori, rassegna parallela e indipendente della Mostra, è stato presentato “Arkoudotrypa” (La grotta dell’orso) di Krysianna Papadakis e Stergios Dinopoulos. Tratto dal loro cortometraggio pluripremiato del 2023, il film racconta il legame conflittuale tra due amiche d’infanzia di una cittadina di provincia, che tra litigi e riavvicinamenti scoprono la vera natura dei loro sentimenti.
Girato tra paesaggi bucolici, il film alterna delicatezza visiva a un uso marcato di scene notturne e in penombra, frutto della fotografia di Arsinou Pilou. Le protagoniste, Chara Kyriazi e Pamela Oikonomaki, già interpreti del corto originale, portano freschezza e autenticità, ma non sempre riescono a dare piena profondità drammatica a questa storia d’amore saffica, che convince solo in parte.
Antonio M. Castaldo

