C’è chi nella vita percorre una sola strada e chi, come Luisa Corna, sceglie di tracciarne molteplici, trasformando ogni esperienza in un prezioso tassello di un unico, straordinario mosaico. Artista poliedrica per eccellenza, ha saputo reinventarsi in ogni campo: attrice, doppiatrice, modella, presentatrice e cantante. La sua carriera non è solo un inno alla versatilità, ma anche un esempio di successo in ogni ambito che ha affrontato.
Il suo cammino è pieno di tappe decisive: dallo spazio musicale di Domenica In, dove conquista il pubblico con il suo carisma, fino alla straordinaria esibizione al Festival di Sanremo 2002 in coppia con Fausto Leali, che mette in luce doti vocali fuori dal comune. Seguono numerosi programmi televisivi, tra cui la conduzione di Notti Mondiali, grande successo di pubblico, e la partecipazione a format sportivi molto amati come Controcampo.
Oggi sta promuovendo il suo ultimo lavoro, “Il giorno giusto”, una canzone scritta in collaborazione con Riccardo Brizi e Lorenzo Cilembrini, in arte “Il Cile”.
La passione per il canto è stata un’arma potentissima: l’ha aiutata a superare la timidezza e a vincere le sue difficoltà, costruendo una strada fatta di tanti step che l’hanno fatta crescere, grazie a tanto lavoro e alla sua forza d’animo.
Oltre alla sua bellezza naturale, Luisa è apprezzata per la sua modestia, l’educazione e la disinvoltura con cui calca il palco. La sua voce, potente e profonda, ha esplorato le mille sfumature dell’amore, e oggi quella sensibilità trova riflesso anche nella vita privata, accanto a suo marito, l’ufficiale dei Carabinieri Stefano Giovino. La sua storia dimostra che le occasioni, se colte con coraggio e passione, possono plasmare non solo una carriera, ma un’intera esistenza.
INTERVISTA A LUISA CORNA – C’è sempre qualcosa per cui vale la pena credere e lottare
Nel corso della tua carriera, hai interpretato e cantato tantissime canzoni, esplorando l’amore in tutte le sue sfumature. Ma nel tuo ultimo lavoro, “Il giorno giusto”, sembra che l’amore abbia un’altra faccia: quella nostalgica, il desiderio di ricominciare e tagliare con il passato. Quanto c’è di Luisa Corna in questo brano?
Allora Max, prima di tutto, vorrei precisare che il brano non si riferisce assolutamente al mio periodo attuale. Oggi sono molto felice della mia storia d’amore e del mio matrimonio. Ma ho cercato di dargli un messaggio più universale. Quando mi è stato proposto il brano e ho partecipato alla stesura del testo, ho cercato di indirizzare la canzone verso un concetto ben preciso: nella vita non è mai troppo tardi per provare delle nuove emozioni. L’amore va vissuto pienamente e bisogna accettare tutto ciò che si crea. A volte può essere un legame duraturo, altre volte meno, ma questo non significa che non valga la pena di essere vissuto.
Un messaggio davvero ricco di significato. Quindi, se da un lato c’è un taglio netto con il passato, dall’altro emerge la necessità di ricominciare e di crederci ancora, senza paura?
Sì, è proprio così. La vita ci offre sempre una grande opportunità, anche quando tutto sembra finito. A volte pensiamo che dovremmo arrenderci, ma in realtà c’è sempre qualcosa per cui vale la pena credere e lottare. Spesso usiamo la parola “ormai” come se fosse una sentenza definitiva, ma non è mai troppo tardi per ricominciare a credere in sé stessi e nel futuro.
E invece, per Luisa, cosa vuol dire la parola “ormai”?
Per me, Max, “ormai” significa ricominciare, crederci, non fermarsi mai e provare in tutti i modi a vivere dei bei momenti, veri, che ti rendono felice. Non è una parola di fine, ma di inizio.
E un messaggio così profondo e personale, secondo te, è arrivato pienamente al pubblico? Senti di essere riuscita a farlo tuo e a trasmetterlo fino in fondo?
Sai, quando si scrive una canzone si cerca di esprimere delle emozioni. Certo, il messaggio è importante e fa sempre piacere se il pubblico lo coglie in pieno, ma per me è ancora più importante la scintilla da cui tutto parte. E, ti sono sincera, è stata un’esperienza fantastica lavorare a questo brano con due grandi artisti. Siamo riusciti a realizzare un bellissimo singolo che parla della vita quella vera e di come si deve cercare di comprendere che l’amore ha diverse facce ma che tutte sono importanti.
Hai accennato al fatto che è stato fantastico lavorare con questi due grandi artisti. Nello specifico, com’è stato collaborare con Riccardo Brizi e con Il Cile? E visto che hai partecipato attivamente alla scrittura del testo, è stato facile o meno condividere il processo creativo?
Ti dico la verità, per me è stato facile. Riccardo Brizi ci ha proposto il brano e la bozza del testo, io ho lavorato sulla parte testuale e poi è arrivato Il Cile che ha contribuito alla finalizzazione con alcune nuove parole e la metrica. La canzone ha rispettato l’idea di tutti. Siamo riusciti a renderla attuale unendo più generi, il che la rende autentica e moderna e ne sono veramente fiera.
Per il tuo “giorno giusto”, se potessi scegliere un solo momento da rivivere, quale sarebbe?
Max, così mi metti in difficoltà (ride)! Se posso, ne dovrei scegliere due. Una a livello personale e una a livello artistico. Per quanto riguarda il primo, è sicuramente il giorno del mio matrimonio. È stato un momento unico, avevamo organizzato tutto molto velocemente ed ero incredibilmente felice ed emozionata. È andato tutto bene, ed è un ricordo che mi porterò per sempre nel cuore. Ne sono stata davvero molto felice.
A livello lavorativo, ne ho vissuti tanti di momenti indimenticabili, ma credo che il Sanremo del 2002 sia stata un’esperienza unica, qualcosa che ti cambia dentro per sempre e che ancora oggi a ripensarci ti riempie il cuore di orgoglio.
Passiamo proprio al 2002, un anno chiave per la tua carriera. Eri ospite nel programma Taratatà con Panariello per promuovere un film. Ed è proprio lì che accade qualcosa di incredibile e magico… ce lo puoi raccontare?
Ci sono momenti nella vita in cui le occasioni che si presentano vanno colte al volo. Ho sempre cantato, ma per varie ragioni il pubblico e gli addetti ai lavori non avevano ancora visto tutto il mio potenziale canoro. Quella sera, però, è successo qualcosa di magico. La mia esibizione è stata un grande successo e, poco dopo, sono stata contattata da Fausto Leali, con cui ho un’amicizia sincera e profonda. Mi ha chiesto di collaborare con lui al brano che avrebbe portato a Sanremo, “Ora ho bisogno di te”. Da quel momento, ho sentito di vivere in una fiaba. Sono andata a Sanremo e ho avuto la possibilità di esprimermi completamente attraverso il canto. È stato un momento di grande crescita, in cui ho mostrato al pubblico quello che mi riesce naturale ovvero cantare.
Da quel momento, è giusto dire che ti sei imposta definitivamente nel panorama musicale? Come hai vissuto il riconoscimento improvviso della tua potenza e bellezza vocale da parte del pubblico e della critica?
Sì, è stato un momento di svolta. Da quel palco finalmente avevo dimostrato di saper cantare. Sai ho sempre lavorato con impegno e dedizione, cercando di dare il meglio in ogni occasione, ma il vero riconoscimento è arrivato dopo quella performance. Gli attestati di stima ricevuti in quel periodo sono stati un regalo impagabile. Non si è trattato solo di una conferma professionale, ma di qualcosa di molto più profondo: ha permesso a una parte di me, che per troppo tempo era rimasta nascosta, di emergere e farsi conoscere. Sentirmi così completa, non solo come artista, ma anche come persona, è stata la ricompensa più grande di tutte.
A proposito, rivedendo la performance, si percepisce una serenità e una padronanza del palco che colpiscono. Ti sentivi davvero così a tuo agio in quel momento?
Assolutamente no, ero tesissima! (ride) Devo ringraziare Fausto, che conoscendo bene il mio potenziale, mi disse: ‘Entra e lasciali a bocca aperta’. Appena si è aperto il sipario, sono entrata con passo deciso, ma stavo quasi scivolando! Per fortuna ho avuto l’autocontrollo per rimediare. Una volta sul palco, però, mi sono tranquillizzata. Mi sono detta: Sei qui, dove hai sempre sognato di essere. Ora divertiti e dimostra tutto quello che sai fare. E così ho fatto.
Come e quando hai iniziato a cantare?
Questa è una bellissima domanda. Ho sempre cantato, non mi sono mai fermata. Ho iniziato a soli 17 anni e la musica è da sempre parte di me: è qualcosa che nasce da dentro e mi appartiene. È vero che a 32 anni sono arrivata in televisione e ho partecipato a programmi di grande successo, ma prima di diventare un volto conosciuto, vivevo già di musica. Spesso le persone pensano che dopo il 2002 abbia improvvisamente imparato a cantare, ma la realtà è che ho dedicato tutta la mia vita a questo. Fin da bambina, ho iniziato a cantare le mie prime canzoni, e proprio la musica mi ha aiutato a superare molte difficoltà, come ad esempio la mia grande timidezza.
Hai accennato al fatto che la musica ti ha aiutato a superare la timidezza. In che modo, nello specifico, il canto è riuscito a farti superare questa difficoltà?
Incredibilmente, sono una persona molto introversa. Fino a una certa fase della mia adolescenza, facevo persino fatica a parlare. Hai presente quella timidezza che ti blocca completamente, che quasi ti toglie la voce? Ecco, ero io. La musica è stata la chiave per superarla. Salire su un palco e cantare mi ha permesso di lasciare andare tutte le mie paure. In quei momenti, mi sentivo sicura, libera, come se fossi un’altra persona. Mi sono aggrappata alla musica con tutta me stessa e sono felice di averlo fatto. Mi ha aiutato a stare bene e continua a farlo ogni giorno.
Potremmo dire che la musica è per te un rifugio, una vera e propria casa?
Assolutamente sì, la musica è il mio rifugio, la mia casa, il luogo in cui mi sento al sicuro. Ma ho sempre voluto che questa passione fosse affrontata con estrema professionalità. Per questo, fin dall’inizio, ho affiancato le serate dal vivo allo studio del canto. Ho frequentato il CPM di Mussida e ho preso lezioni di teatro, un percorso che mi ha dato una maggiore consapevolezza dei miei mezzi artistici.
Se ti dico Domenica In, Tira & Molla, Notti Mondiali, Controcampo, senza dimenticare la fiction Ho sposato uno sbirro e lo spettacolo teatrale dell’Odissea… cosa pensi che queste esperienze ti abbiano dato e cosa, invece, credi di aver dato tu a loro?
Mi hanno dato davvero tanto. Erano programmi molto diversi tra loro, ma ognuno mi ha aiutato a crescere e a diventare la persona e la professionista che sono oggi. Ho imparato molto: come muovermi nel mondo dello spettacolo, come gestire tempi, ritmi e dinamiche diverse.
E io cosa ho dato? Sicuramente tanta professionalità, ma soprattutto il mio modo di essere spontanea e vera, senza mai fingere. Credo nella genuinità e nel rispetto per il pubblico, valori per me fondamentali. È grazie a queste basi che ho sempre cercato di creare un rapporto sincero con chi mi segue.
Inevitabilmente nella vita di ogni artista arriva il momento di confrontarsi con la famiglia. Nel tuo caso, la scelta di fare la cantante è stata subito accettata?
Nel mio caso, non ci sono stati problemi. Certo, mio padre aveva un’azienda e avrebbe voluto che io e mia sorella Sara prendessimo in mano le redini, ma era una persona di ampie vedute. Non ha mai cercato di farci cambiare idea, anzi, mi ha sempre sostenuto incondizionatamente. Avere il suo appoggio è stato fondamentale, perché ti fa sentire che puoi farcela e ti dà una consapevolezza maggiore dei tuoi mezzi. Un sostegno del genere, fin dall’inizio, è davvero impagabile.
Ora l’Ultima domanda, che rivolgo sempre agli artisti. Se potessi tornare indietro e parlare con la Luisa da bambina, guardandola negli occhi, cosa le diresti?
Bellissima domanda! Se dovessi guardare indietro, direi che è stata dura, ho fatto tanti sacrifici che però, quando c’è la passione, non pesano. Forse qualcosa l’avrei cambiata, altre cose le avrei fatte in modo diverso, ma siamo noi: ognuno di noi ha un percorso, e quel percorso ci migliora. Oggi sono felice e soddisfatta della donna e dell’artista che sono, perché ho sempre seguito il mio istinto e il mio cuore. Se potessi parlare con la me stessa più giovane, le direi di non fermarsi mai, di credere nei suoi sogni e di non aver paura di cadere, perché ogni ostacolo è un’occasione per crescere.
Grazie Luisa per la chiacchierata è stato un grande piacere.
Grazie a te Max è stata davvero una piacevole intervista e un caro saluto a tutti i lettori del Corriere dello Spettacolo.
Ogni occasione va colta. Non è solo un bel modo di dire, ma un vero e proprio mantra, una regola di vita. La vita ci mette di fronte a tante scelte, e a volte bisogna affrontarle con più naturalezza, lasciandosi guidare dall’istinto.
Quando salgo in macchina, ripenso alle parole di Luisa e mi ricordano che il giorno giusto non è qualcosa che arriva per caso: bisogna trovarlo dentro di noi, ogni mattina, con la voglia di mettersi in gioco. È questo che ho imparato e che, spero, continui a guidarmi in ogni passo della mia vita.
Max Cavallo


