TANGO DI FAMIGLIA: UN ROMANZO VIVACE, IRONICO E PROFONDAMENTE UMANO
Con “Tango di famiglia”, Giuseppe Petti firma un romanzo sorprendente: un viaggio nei meandri delle relazioni familiari, tra ironia, passione e musica. Un’opera che segna l’inizio di una carriera narrativa ormai consolidata.
Pubblicato da Bertoni Editore il 30 novembre 2019, Tango di famiglia (282 pagine, ISBN-13: 978-8855350792, €15.89) è stato il primo romanzo di Giuseppe Petti, autore originario di Cava de’ Tirreni (SA), oggi residente a Pesaro. Dopo una lunga esperienza come consulente finanziario, Petti ha abbracciato a pieno la sua passione per la scrittura, trasformandola in una vera e propria missione narrativa.
Il suo esordio ha catturato lettori e critica per la sua freschezza stilistica, l’ironia tagliente e l’umanità dei personaggi. Un successo che ha dato il via ad una produzione letteraria prolifica, con diversi altri titoli pubblicati negli anni successivi con la Bertoni Editore.
Ambientato nella cittadina immaginaria di San Vincenzo al Piano, nel cuore della Campania, Tango di famiglia racconta la vita movimentata della famiglia Bonsignore attraverso lo sguardo ironico e affettuoso del primogenito Nicola. La figura centrale è quella di Ciro, patriarca carismatico e libertino, che ha avuto sei figli da sei donne diverse, senza mai legarsi a nessuna di loro… fino a quando decide, a sorpresa, di sposare la sesta compagna dopo la nascita del piccolo Ivan.
Il romanzo si dipana tra passioni travolgenti, conflitti generazionali, incontri e scontri familiari, tutto narrato con un ritmo che – proprio come un tango – alterna slanci di energia e momenti di struggente malinconia.
Con una scrittura fluida, brillante e carica di immagini vivide, Petti riesce a trasformare le pagine in vere e proprie scene teatrali. La narrazione, a tratti leggera e umoristica, a tratti intensa e riflessiva, rende la lettura estremamente scorrevole e coinvolgente. I personaggi sono descritti con cura e affetto, e il Sud che li circonda è un protagonista silenzioso, pieno di luce e contraddizioni.
Numerose recensioni elogiano il romanzo per la sua capacità di “ipnotizzare il lettore” e per l’originalità del suo stile narrativo, che rende difficile interrompere la lettura. Il tango, citato e richiamato più volte, diventa metafora della vita stessa: elegante, imprevedibile, appassionata.
Tango di famiglia non è rimasto un caso isolato: da allora, Giuseppe Petti ha firmato numerosi altri libri, confermando il suo talento narrativo e la sua capacità di reinventarsi ad ogni nuova storia. La sua penna continua a raccontare il mondo con ironia, sensibilità e un amore autentico per la parola scritta.
Dai ricordi d’infanzia alle dinamiche familiari, passando per i sogni, le fragilità e i desideri inconfessati dei suoi personaggi, Petti ha costruito un universo narrativo riconoscibile e personale, in cui molti lettori continuano a rispecchiarsi.
Tango di famiglia è disponibile in tutte le librerie fisiche e online al prezzo di €15.89. Un romanzo che merita di essere scoperto o riscoperto, per chi ama le storie vere, raccontate con leggerezza e profondità.
Per chi è questo libro?
Per chi ama i romanzi familiari con un tocco ironico, per chi cerca storie del Sud autentiche e luminose, per chi si lascia trasportare dal ritmo della vita… magari danzando un tango.
“Scrivere è come ballare un tango con le parole: ci vogliono passione, ritmo e un pizzico di follia”, Giuseppe Petti.
INTERVISTA A GIUSEPPE PETTI
“Scrivere è un modo per restare fedeli a ciò che si è”, Giuseppe Petti.
Buon giorno Dottor Petti, Tango di famiglia è stato il suo romanzo d’esordio, oggi accompagnato da altre brillanti pubblicazioni. Da dove è nata l’ispirazione per questa storia?
L’ispirazione nasce dall’osservazione della realtà che mi circonda e, in particolare, dalle dinamiche familiari del Sud Italia, dove spesso convivono amore, contraddizione, ironia e passione. Tango di famiglia è un omaggio a quella complessità umana e affettiva che, pur nella sua confusione, conserva un senso profondo di appartenenza.
Ciro Bonsignore è un personaggio carismatico, discusso, a tratti provocatorio. Si è ispirato a qualcuno in particolare per crearlo?
Non a una persona precisa, ma a un insieme di figure realmente conosciute, raccontate o anche solo immaginate. Ciro è un archetipo: l’uomo che sfugge alle regole, che vive seguendo l’istinto, affascinante e contraddittorio. Non è un modello, ma un’espressione viva di una certa idea di libertà.
Il tango è una presenza costante nel romanzo. Che ruolo ha per Lei, oltre che nella trama, nella scrittura stessa?
Il tango, per me, è una metafora potente: è passione, equilibrio, distanza e contatto allo stesso tempo. Nella scrittura, cerco quel ritmo: una narrazione che avvolga, seduca, e poi lasci andare. Il tango dà al romanzo un’anima melodica, emotiva. È una colonna sonora, ma anche una lente narrativa.
Nicola, il narratore, è figlio e osservatore. Quanto di Giuseppe Petti c’è in lui?
C’è molto di me e, allo stesso tempo, quasi nulla. Ogni personaggio è un filtro, una distorsione della voce dell’autore. Nicola rappresenta quel bisogno di comprendere chi ci ha preceduto, di cercare un senso in ciò che ereditiamo, che non è solo sangue, ma cultura, silenzi, mancanze.
Ha scelto di ambientare il romanzo in un paese immaginario, San Vincenzo al Piano. Qual è il vantaggio di creare un luogo che non esiste?
La libertà. San Vincenzo al Piano è immaginaria, ma profondamente reale nell’anima. Mi ha permesso di mescolare luoghi conosciuti con suggestioni inventate, costruendo uno spazio narrativo credibile e poetico. È un Sud che esiste in tante versioni, una sintesi affettiva.
La famiglia, nel suo romanzo, è tutto fuorché tradizionale. Che riflessione voleva proporre sul tema?
Che la famiglia non è mai semplice, né definita una volta per tutte. È un organismo vivo, che cambia, si scompone e si ricompone. Nel mio romanzo, ho voluto raccontare le sue contraddizioni, ma anche la sua capacità di resistere, di reinventarsi, di offrire sempre – nel bene e nel male – un punto da cui ripartire.
Lei ha lasciato una carriera da consulente finanziario per dedicarsi oggi alla scrittura. Com’è stato questo passaggio?
È stato naturale, anche se non privo di difficoltà. La scrittura non è mai stata un’alternativa, ma una vocazione silenziosa che ha trovato finalmente il suo spazio. Lasciare un percorso sicuro per uno incerto è un atto di fede, ma anche di autenticità.
Molti lettori parlano di una scrittura vivace, ironica, coinvolgente. Come lavora sullo stile?
Con molto ascolto. Scrivo come parlo dentro di me, ma poi rileggo con l’orecchio di chi non mi conosce. Lo stile è un equilibrio tra immediatezza e precisione. Mi piace che il lettore senta la voce, ma anche il ritmo, quasi musicale, del racconto.
Sta già lavorando a un nuovo romanzo? E se sì, può anticiparci qualcosa?
Sì, sto lavorando a un nuovo progetto. Sarà diverso da Tango di famiglia, ma con la stessa attenzione per i legami, i luoghi e le voci interiori. Posso solo dire che, questa volta, il protagonista non è un uomo… ma una donna che ha molto da insegnare su cosa significa vivere senza scuse.
“Tango di famiglia è nato da un’urgenza più che da un progetto. Un’urgenza di raccontare ciò che spesso si nasconde dietro le facciate composte delle famiglie: la confusione, l’ironia, le incomprensioni, le assenze, ma anche l’amore testardo, quello che resiste alle tempeste. Ciro, Nicola, Ivan, e tutti i personaggi che affollano le pagine del libro, non sono eroi né antieroi. Sono esseri umani. Imperfetti, disordinati, fragili, veri. Li ho amati nella loro incoerenza, perché riflettono quella parte di noi che spesso non mostriamo. Ho cercato di non giudicarli mai, solo di osservarli, di restituirli al lettore con sincerità e rispetto. Il tango, in questo contesto, non è solo una musica o un ballo: è una metafora del legame. Un modo per dire che nelle relazioni si va avanti in due, ma sempre al ritmo di passi diseguali, che a volte si incrociano, altre si sfiorano appena, altre ancora si allontanano. Scrivere questo romanzo è stato per me un modo per danzare con la memoria, con i silenzi della mia terra, con le voci che ho dentro da tempo. Non so se Tango di famiglia sia un libro che insegna qualcosa. Ma spero che sappia, almeno per un attimo, far sentire chi legge meno solo nei suoi slanci e nei suoi inciampi. Perché, in fondo, siamo tutti parte di qualche famiglia che ci ha segnati, nel bene e nel male. E raccontarla è forse il primo passo per capirla, e per perdonarla”, Giuseppe Petti.
Quando ha capito che la scrittura sarebbe diventata parte essenziale della sua vita?
La scrittura è sempre stata una presenza silenziosa, ma costante. Non ho avuto una “folgorazione”, piuttosto un lento avvicinamento. A un certo punto ho capito che scrivere non era più solo un piacere, ma un modo di esistere: per mettere ordine nei pensieri, dare voce a ciò che altrimenti resterebbe inascoltato, e soprattutto per raccontare le storie che mi abitano.
Cosa rappresenta per Lei scrivere, a livello personale ed emotivo?
Scrivere è una forma di libertà, ma anche di verità. È il momento in cui posso essere autentico, senza maschere, senza filtri. È un dialogo silenzioso con me stesso e con gli altri, un ponte che unisce esperienze intime a emozioni universali. Ogni parola trovata è una piccola conquista, un modo per avvicinarmi a ciò che sento davvero.
Qual è, secondo Lei, il potere più grande che ha la scrittura?
Credo sia la sua capacità di creare connessione. La scrittura permette a due sconosciuti — autore e lettore — di incontrarsi in un luogo emotivo comune, di riconoscersi, anche a distanza di anni o di culture. È un atto umano e profondamente empatico, che può consolare, provocare, far riflettere o semplicemente far sentire meno soli.
La ringrazio, Dottor Petti, per questa conversazione intensa, sincera e ricca di spunti. Le auguro che le prossime pagine che scriverà continuino a toccare il cuore dei lettori così come ha fatto con Tango di famiglia.
Grazie a Lei per lo spazio, per l’ascolto e per le domande profonde. Scrivere è un privilegio, ma essere letti con attenzione lo è ancora di più.
Ci sono romanzi che si leggono. E poi ci sono romanzi che si abitano.
Tango di famiglia appartiene alla seconda categoria. È una storia che si insinua lentamente, ma con determinazione, tra le pieghe dell’animo umano, facendo affiorare ricordi, nostalgie, contraddizioni e affetti sopiti. La scrittura di Giuseppe Petti ha la forza discreta delle voci che non urlano, ma che sanno farsi ascoltare. In ogni riga si percepisce il rispetto per la complessità della vita e per la bellezza imperfetta delle relazioni umane.
In un’epoca in cui tutto corre veloce, Petti ci invita – con garbo e ironia – a fermarci, a osservare, ad ascoltare le nostre radici e le nostre storie. E lo fa con il linguaggio che più gli appartiene: quello della letteratura, che come il tango, riesce a raccontare la vita ballando sul filo delle emozioni.
Non ci resta che seguirlo ancora, libro dopo libro, passo dopo passo. Perché alcuni autori non si leggono soltanto. Si accompagnano.
Per acquistare il libro: https://www.bertonieditore.com/shop/it/libri/350-tango-di-famiglia.html
Ilaria Solazzo



