
Il viaggio di Donatella Baglivo tra le stelle (del cinema) continua.Ma questa volta la sua esplorazione ha raggiunto una “stella oscura”.La stella più enigmatica e misteriosa dell’universo cinematografico mondiale.Un astro di prima grandezza ma avvolto da una
fitta nebbia che ne rende, ancora oggi,impossibile una vera e definitiva conoscenza.
Il nome famoso del maestro di quella immensa fabbrica dei sogni chiamata Cinema è Michelangelo Antonioni. L’indagatore della incomunicabilità.O meglio,di quell’enigma incomunicabile,appunto,che è la natura impenetrabile dell’uomo.
Suoi capolavori famosi come i film Blow Up,Zabriskie Point,Professione Reporter
hanno collegato l’Italia all’Inghilterra e agli Stati Uniti,
nel periodo degli Anni ‘60 e ‘70,l’epoca che ha sconvolto e trasformato il mondo.Una rivoluzione che ha ridisegnato lo stile di vita di una generazione.Una rivoluzione partita da Carnaby Street,proiettata poi a San Francisco e da lì estesa al mondo intero.È la generazione dei Beatles e dei Rolling
Stones.Dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin,ma anche di Bob Dylan e dei Jefferson Airplane.
Antonioni è il primo regista italiano a percepire questo nuovo vento vigoroso di cambiamento,questo uragano che trasformerà il Pianeta per sempre.Il primo ad affacciarsi su questa nuova dimensione internazionale,uscendo dall’angusto provincialismo nazionale.
Ma non è facile comprendere il lavoro di Antonioni.È nebuloso e criptico come un testo alchemico.Come se contenesse la “Pietra Filosofale” del Cinema,quel qualcosa capace di trasformare un film in una filosofia di vita,il piombo in oro,insomma.Come narrano le leggende degli alchimisti.
Le analisi di alto livello del lavoro di questo grande artista non sono,in realtà,molto numerose .E sono anche poco approfondite.Proprio a causa della natura enigmatica della sua opera,che indaga la natura sconosciuta dell’uomo e della realtà.I suoi film sono come una sala degli specchi che riflette all’infinito questo mistero che chiamiamo realtà,senza poterlo mai comprendere veramente.
L’indagine di Donatella è diversa da tutte le altre.Ha qualcosa di incredibilmente sofisticato ed efficace,capace di penetrare quel muro invalicabile che,solitamente, sbarra la strada alla conoscenza del grande cineasta.
Donatella ha esplorato questo oscuro universo parallelo che è il mondo di Antonioni non direttamente,ma attraverso una “radiografia” della sua musa ispiratrice,della sua proiezione simbolica nel nostro mondo materiale: Monica Vitti.
Donatella e Monica Vitti sono state grandi amiche e questo ha permesso una indagine molto profonda sulla faccia nascosta di Antonioni.
Perché,in realtà,non è l’incomunicabilità il vero tema del regista ferrarese,ma l’inconoscibilità della realtà e della vera natura umana.Da questo fatto nasce l’incomunicabilità,conseguenza del problema precedente,quello fondamentale.
Nel suo film-inchiesta su Monica Vitti,intitolato L’Attrice Che Nacque Due Volte,Donatella Baglivo delinea un quadro straordinario del ruolo dell’artista romana come
veicolo espressivo del maestro e delle dinamiche inconsce molto profonde nate dalla loro interazione sul set.Da queste dinamiche appare evidente il mistero di secondo livello presente nell’universo simbolico del grande cineasta,anche se implicito e nascosto:l’inconoscibilità della realtà e della natura umana,come dicevamo.
Ecco,siamo arrivati al nucleo segreto della personalità di Antonioni,mai indagato a fondo prima di questa inchiesta.Adesso la zona nascosta del regista viene studiata attraverso l’analisi della sua proiezione simbolica:Monica Vitti.
A volte ci sono più cose in un film e in una intervista di quante ne conosca tutta la nostra Filosofia…
Stefano Battaglia, regista

