Caravaggio e la pallacorda

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Tutto ebbe inizio durante una partita di “Pallacorda” giocata come sempre in quel capannone… era l’Anno Domini 1606 del 28 maggio a Roma, in campo quattro giocatori… ma solo due di essi interessano alla nostra storia. Il gioco proseguiva con una certa tensione, sino che una scintilla si accese su un presunto fallo scatenando quello che si aveva avvertito nell’aria durante la partita. I due giocatori in questione erano un tale Ranuccio Tomassoni (una figura ambigua e prosseneta) e Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio (tutti conoscono la maestria della sua pittura, uomo dal temperamento irascibile), per lui il diverbio pareva un invito a nozze che da un semplice scambio di vedute, la discussione degenerasse passando dalle parole allo scontro fisico avventandosi contro il rivale di gioco, le motivazioni erano ben più profonde di un semplice battibecco, basato da questioni sentimentali (Fillide Melandroni, una cortigiana scandalosa) o divergenze politiche, oppure da debiti che il Merisi non aveva provveduto a onorare… come se questo non bastasse, pare che al culmine di questa rissa… uno dei due impugnò l’èpèe de cour (Lo spadino per intenderci), il Merisi nella colluttazione rimase lievemente ferito non si poteva dire altrettanto del Tomassoni, non volontariamente lo spadino del suo avversario lo colpì “nel basso ventre” recidendo l’arteria femorale morendo dissanguato. Tutta questa situazione degenerata, avrebbe potuto essere archiviata come una disgraziata di rissa di strada… per la dinamica dell’aggressione… Questo non accadde, in quanto Ranuccio di Terni e la “vicinanza stretta” con il nuovo Papa Paolo V colpì lo sventurato pittore lasciando Roma dandosi alla macchia per circa quattro anni!

Una domanda: Ma a che gioco stavano giocando i due protagonisti del nostro articolo, che gioco era la pallacorda?

Risposta: Giocavano a Tennis, infatti la pallacorda o trincotto con tutte probabilità era l’antesignano del tennis odierno. Popolarissimo tra il medioevo e l’età barocca, praticato nei monasteri e nei castelli, con una regolamentazione ufficiale codificata da Antonio Scanio da Salò con il “Trattato del giuoco della palla” che risale al 1555 fissando le regole tecniche e Giovanni della Casa, fece in modo che questo gioco avesse delle regole di Galateo. Torino invece già dall’Ottocento, è stato un perno importante per la Pallacorda durante una sosta allo storico Caffè Florio di via Po, nel lontano quattro aprile del 1880 il giovane Enrico Cigala entusiasta di questo gioco, insieme a qualche amico, fondarono la prima società nominata Lawn Tennis Club in città. Da quel giorno Torino ebbe un amore verso questo sport “quasi eterno” portando con sé i più forti tennisti del momento… sino alle Atp finals disputate qualche tempo addietro nella città…

Un altro racconto, sarebbe inserire in un altro articolo la divina Serena Williams!

Daniele Giordano

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