I grandi del Cinema mondiale sono definiti stelle.Come quelle che brillano in cielo.
Il mondo stesso del grande schermo può essere paragonato alla Galassia. In questo caso,un artista a cavallo tra Cinema,Teatro e Lirica sarebbe qualcosa di straordinario.Qualcosa che potremmo definire una “stella ai confini della Galassia”,essendo in un’area di intersezione delle tre arti.
In questa zona della mappa stellare immaginaria sarebbe collocata la stella di Zeffirelli,il più celebrato uomo italiano di spettacolo al mondo.
Perché?Cosa rende così speciale questo artista,già senatore della Repubblica?
C’è qualcosa di profondo in lui.Qualcosa che lo collega alla Storia.Qualcosa che va ben oltre Cinema,Teatro e Lirica.
Qualcosa che è stato esplorato dalla regista,sua grande amica personale e confidente Donatella Baglivo,nel suo film biografico Franco Zeffirelli- La Mia Vita in Una Scatola di Pellicola,a lui dedicato.
Nello stile della “indagine latente”,tipico di Donatella,il non detto è più importante di quanto detto esplicitamente.Le implicazioni concettuali sono molto più importanti di un semplice elenco di fatti.L’atto registico è fatto di interpretazione e creazione,di intuizione,di percezione dei segnali minimi.Non è lavoro da contabili,insomma.È così che la nostra indagatrice raggiunge il nucleo pulsante dei grandi del Cinema mondiale.È così che ne è anche diventata amica.
Con Zeffirelli è accaduto lo stesso fenomeno.E le implicazioni di questo suo lavoro di scavo nelle profondità del maestro ha portato a “scoperte archeologiche” veramente sconcertanti. Ma sempre implicite.Sempre dietro le quinte.Una “storia latente” parallela a quella più in superficie.Questo appare evidente nel film citato.
Lo stesso senatore fiorentino ne rimase sorpreso.Donatella capì che dietro di lui,dietro il suo lavoro,c’era qualcosa di più grande della sua stessa persona e della sua stessa arte. Ma che cosa?
Qui arriviamo al nucleo del mistero Zeffirelli.Qualcosa che si percepisce,ma difficile da concettualizzare.
Zeffirelli uomo legato alla tradizione,dicono i critici. Ma quale tradizione?In realtá,c’è molto di più.Qualcosa che il mondo anglosassone ha immediatamente e istintivamente percepito. La “storia latente” del maestro toscano.
Zeffirelli è il continuatore della tradizione dell’Umanesimo fiorentino del 1400.I suoi valori sono quelli tipici di questo grandioso periodo storico,molto amato nel mondo di lingua inglese e collegato alla Toscana e a Firenze.
Il famoso regista esalta e mette a terra,nel nostro secolo,i valori che hanno reso Umanesimo e Rinascimento la culla della civiltà mondiale.
Dunque,Zeffirelli umanista.Questo è abbastanza noto.Sconosciuti,invece,sono gli umanisti che lo ispirarono.I grandi pensatori che guidarono la sua produzione artistica,dal Cinema al Teatro e alla Lirica.
Ecco,qui entriamo nella “storia latente”,parallela a quella di superficie,secondo la tecnica registica di Donatella. Il suo approccio artistico,basato sulla esplorazione interiore del soggetto indagato,rende impliciti i collegamenti di Zeffirelli con i valori dell’Umanesimo,senza bisogno di dichiarazioni esplicite.
Qui si entra nella parte sommersa della vita del cineasta fiorentino.Quali sono questi pensatori illustri del Quattrocento che hanno guidato l’attività artistica del regista toscano?Nessuno lo ha mai scoperto.
Lo stesso Zeffirelli non ne ha mai parlato chiaramente e direttamente.
Neanche nel film biografico di Donatella.Anzi,il noto regista ha sempre omesso di citare i suoi riferimenti filosofici umanistici nello specifico.Perché?Non lo sappiamo. Ha parlato di tradizione,di valori umanistici,
di Storia,ma non dei pensatori che lo hanno guidato.E questo è insolito per un uomo di cultura.Come se volesse coprire la fonte segreta della sua ispirazione e produzione artistica. La cosa si fa sempre più strana.E poi quelle sue citazioni continue del rapporto conflittuale con il Cattolicesimo…appaiono come una specie di depistaggio…un tentativo di coprire qualcosa di più importante.Come la sua fonte di identità e organizzazione vera:i pensatori umanisti.
Quelli che misero “l’uomo al centro di tutte le cose”,escludendo divinità e misticismo.
Zeffirelli non li nomina mai,neanche nel film della sua biografia,ma valutando i valori che hanno diretto tutti i suoi lavori risultano chiari:Leon Battista Alberti e Pico della Mirandola.
Alberti sosteneva una visione dell’arte come proporzione e armonia,espressione del concetto umanistico “dell’uomo misura di tutte le cose”.L’arte doveva seguire un ordine matematico e razionale.
L’ossessione di Zeffirelli per questi criteri,nelle sue scenografie teatrali e cinematografiche,era una chiara conseguenza di tale visione del mondo.
Pico della Mirandola esaltava il libero arbitrio dell’uomo,che non è vincolato da un destino prestabilito,ma può forgiarsi da solo e creare il suo mondo.
Anche questo è un tema costante nei lavori di Zeffirelli.
Ma perché l’ex-senatore non ha mai voluto parlare pubblicamente delle sue fonti di identità?Resta un mistero ancora oggi irrisolto.Donatella,però,si avvicina a questi segreti,nel suo film,pur senza metterli a fuoco esplicitamente.Pur senza nominare questi due autori,così importanti per Zeffirelli.È la tecnica dell’indagine implicita,dove il non detto è più importante di quello che è detto chiaramente,come abbiamo spiegato prima.L’inchiesta di Donatella ci dice qualcosa di nuovo ed inedito sul maestro toscano.Non che avesse dei segreti nascosti bene in profondità,cosa risaputa.Non che avesse un rapporto molto conflittuale con il mondo cattolico.Cosa altrettanto nota.
Ma che avesse dei segreti profondamente occultati diversi da quelli comunemente creduti.Per una qualche strana ragione sconosciuta,le sue fonti ispirative dovevano rimanere nascoste.Leon Battista Alberti e Pico della Mirandola.Perché?Nessuno lo saprà mai…
Stefano Battaglia, regista



