Maurizio Ricevuto porta in scena “Memorie di un pazzo di Gogol”

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Maurizio Ricevuto e Stefania Martinico entrano di diritto nel grande palcoscenico teatrale italiano. La loro professionalità e la loro tenacia sono state le chiavi che hanno meritevolmente aperto la porta verso il successo. I due artisti portano nelle più prestigiose sale italiane ed estere lo spettacolo “Memorie di un pazzo”. Il testo è liberamente ispirato all’omonimo racconto di Nikolaj Vasilevic Gogol. Per loro si prospetta una impegnativa tournée che inizierà a settembre, e farà tappa in numerose città italiane includendo tre date estere, sicuramente mietendo grandi successi.

La Martinico e Ricevuto hanno in passato già collaborato sul set del film “Antologia di Spoon River -il CineLibro”, lei in qualità di aiuto-regista e lui in qualità di attore. Dal loro incontro e dalla loro passione per la letteratura russa è nato l’amore per il testo di Gogol, noto per lo stile visionario, e l’ironia angosciosa con cui descrive la mediocrità, la meschinità e l’ipocrisia della società.

La regista Stefania Martinico dice dello spettacolo:

“Memorie di un pazzo è stata una straordinaria opportunità di indagine dell’animo umano: è il viaggio interiore di un uomo, Popriscin, umiliato, offeso, sofferente per la propria condizione sociale che non gli permette di realizzare le proprie ambizioni, prostrato dall’inadeguatezza che sente verso la grande città, schiacciato ed escluso dalla macchina burocratica e dalla società”.

“Memorie di un pazzo” è la prima regia teatrale per Stefania Martinico, dottoressa in arti visive e discipline dello spettacolo, organizzatrice di eventi culturali e art coach sull’intelligenza emotiva.

Maurizio Ricevuto dice:

“Il teatro è sempre stata la mia grande passione e da anni studio recitazione. Ho portato in scena numerosi personaggi con compagnie teatrali liguri e toscane ed ho lavorato nel cinema. Negli anni ho approfondito la mia professionalità cimentandomi nel teatro classico, nel comico e nel grottesco ed anche dialettale, ma sentivo la necessità di cimentarmi in un monologo, mettermi alla prova solo sul palcoscenico. (…)  Portare in scena la follia è stata un’esperienza totalizzante. Interpretare Popriscin ha significato immergersi nelle sue solitudine e  sofferenza psichica, un viaggio potente che non mi ha concesso scorciatoie né sconti”.

Giuliano Angeletti

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