Ci fu un tempo remoto in cui anche la città di Torino poteva vantarsi di possedere un ponte lungo 127 metri, largo sei (1840 – 1879) somigliante a quello della città di Brooklyn (distretto della città di New York, sull’estremità di Long Island), con campata unica tutta in ferro, tiranti in acciaio, posato su quattro basamenti.
Come sempre e scusate se poniamo di tanto in tanto, l’accento… per ricordare di quanta storia c’è tra le pagine sabaude, ancora una volta la vecchia capitale poteva fregiarsi della nomea di essere stata la prima in Italia per aver progettato un ponte sospeso in stile americano, in maniera che si potesse attraversare il fiume PO portando i viandanti alla collina… praticamente fuori città.
La nuova struttura, sostituì il vecchio e malandato ponte in legno che attraversava il fiume, situato vicino all’Arco Monumentale permettendo l’unico collegamento dal viale del Re (oggi corso Vittorio Emanuele II), verso la ridente collina torinese. L’incarico del progetto, fu commissionato ad un nome noto di quel tempo ingegner francese Paul Lehaitre, specializzato in costruzioni sospese all’avanguardia per quel periodo, mentre il diritto di costruzione venne affidato a Luigi Bonardet, che a sue spese potesse iniziare la costruzione del citato ponte, in cambio le diedero la possibilità di riscossione del pedaggio di attraversamento per la durata di settant’anni.
Il diritto dei pagamenti per la sua gestione era il seguente: Cinque centesimi a persona, venti per i cavalli con conducente venticinque, la stessa cifra per vettura a due ruote, la somma di duplicava se avesse quattro ruote.
La città, pensò di dare un nome a questa innovata struttura, dedicando a Maria Teresa d’Asburgo, moglie del re Carlo Alberto il ponte… ma per i popolani era semplicemente il ponte di ferro.
Purtroppo, questo piccolo sogno non arrivò a durare per la data imposta dalle esazioni,
già in precedenza i cavi di tensione a causa dell’intenso traffico, iniziarono a dare segni di cedimento, si decise di sostituirlo con l’attuale meraviglia d’imponenza ponte Umberto I (1906), lasciando un indelebile ricordo di quello che fu per i torinesi questo magnifico ponte di ferro!
Daniele Giordano

