Se è mai esistito un regista italiano esplosivo e drammatico,potente come la dinamite nei suoi effetti sullo spettatore,questo è stato (e resta ancora oggi) Sergio Leone. Un protagonista del grande schermo apprezzato in tutto il mondo.Anche il più misterioso di Cinecittà,probabilmente.Nessuno come lui ha saputo ridefinire il western.Facendo addirittura meglio degli americani. Fu lui a lanciare Clint Eastwood,Lee Van Cleef,Gian Maria Volonté,Eli Wallach.
Ma era anche un uomo indecifrabile.Avvolto dalle nebbie.Difficile spiegare il suo lavoro con i comuni metodi della critica. Ha trattato temi filosofici profondissimi,nascondendoli dietro storie western apparentemente semplici e comprensibili,in realtà sature di contenuti esistenziali sofisticati,complessi e drammatici.Sempre evitando,però,qualsiasi riferimento o citazione intellettuale o presunta tale.
Sempre mascherando le sue analisi antropologiche con le sembianze di (apparentemente) banali racconti del West.
Questo era il filo conduttore del film-intervista di Donatella Baglivo al grande mito romano. Un film biografico accuratamente preparato da Donatella tramite incontri preliminari ed uno script specifico,quando ci fu la scomparsa improvvisa del maestro. Ma il metodo di analisi di Donatella le consentì di conoscere ugualmente tanti lati oscuri del famoso cineasta.La regista,“stella di Cinecittà”,usa infatti il metodo che abbiamo definito della “storia latente”.Nelle sue inchieste,le implicazioni dei fatti riportati sono enormemente più importanti dei fatti stessi. Il non detto assume una importanza maggiore delle cose dette.A volte esplosiva.Questo grazie al rapporto speciale di Donatella con le star italiane e americane indagate. Un rapporto di amicizia personale e stima professionale.
E così,il dietro le quinte dei suoi film biografici porta grandi sorprese.E questo è accaduto anche con Sergio Leone.
Specialmente Claudia Cardinale,Leopoldo Trieste (geniale artista reso celebre da Il Padrino-Parte Seconda), Eli Wallach,Rod Steiger e Gabriele Ferzetti hanno dato un rilevante contributo alla scoperta di tanti aspetti sconosciuti del grande talento romano.Una star raccontata attraverso altre star.È il metodo originale ed efficacissimo di Donatella Baglivo per scoprire i lati più profondi e sconosciuti dei grandi del Cinema.
Al di là dei contenuti del film-inchiesta su di lui (rimasto irrealizzato causa la sua improvvisa scomparsa) possiamo stabilire alcuni punti fermi del suo fare cinema.Leone è anti-accademico. Fa un lavoro da antropologo,di rara profondità e coerenza,ma non cita mai fonti e riferimenti intellettuali. Le sue indagini sugli uomini sono sempre nascoste dietro un ruolo da comune osservatore esterno e tradotte in semplici storie western,semplici ma con una intensità esistenziale esplosiva,fatta di dinamite pura.
Leone è il regista del destino.
Un destino consistente in un ciclo di violenza e vendetta che si ripete,sempre uguale,immutabile.Non è qualcosa di soprannaturale.È qualcosa di insito nella natura umana. Ma nonostante ciò,i protagonisti dei suoi film trovano spesso il coraggio di affrontare questo fato minaccioso e di battersi valorosamente contro la malvagità del mondo.
Questo il succo del messaggio di Leone.Raccontato da un “osservatore comune di storie del Vecchio West”.Niente teorie filosofiche,citazioni letterarie,fonti e aforismi.Stile Sergio Leone,appunto.
Questo è il non detto,la “storia latente” dietro la storia esplicita raccontata nell’inchiesta (rimasta incompiuta) di Donatella.
Usare il linguaggio del film western per parlare di questioni filosofiche ed antropologiche.Dentro un universo simbolico senza precedenti e con una potenza espressiva devastante.
Questo è stato il metodo narrativo di Sergio Leone.
Un filosofo che parlava di vendetta,ineluttabilità del destino,limiti dell’azione umana all’interno di un mondo violento e immutabile.Con l’aggiunta di un’ironia intelligente e profonda.
Riflessioni esistenziali sulla condizione umana e sull’incontro con un destino inevitabile,già scritto.Riflessioni attraverso pistole e fucili.Ecco cosa rende unici i suoi film.
Uno stile registico veramente originale che ha riscritto completamente il western,iniettandogli una componente filosofica e culturale assente nelle produzioni americane.
Un antropologo culturale,dunque. Un filosofo esistenzialista. Un libero e audace pensatore.Sicuramente un regista diverso da ogni altro protagonista del grande schermo.Ancora oggi,è difficile inquadrare questo maestro del Cinema in un ruolo definito.Invece di realizzare film vagamente intellettuali sulla condizione umana di fronte al destino incombente,ha voluto trattare la questione attraverso affascinanti e brutali storie del Far West.Restano le domande di sempre:scelta da filosofo?Da antropologo culturale?Da osservatore comune,indagatore di storie violente e drammatiche?Chi era veramente Sergio Leone?
Stefano Battaglia, regista



