On. Giusy Versace: Con la testa e con il cuore si va ovunque

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Ci addentriamo nella storia straordinaria dell’On. Giusy Versace, una donna che ha trasformato una delle prove più dure della vita in una sorgente inesauribile di forza e ispirazione. Senatrice, atleta paraolimpica e instancabile divulgatrice, Giusy Versace è molto più dei titoli che la accompagnano: è la voce di chi ogni giorno affronta le sfide dei più deboli, un punto di riferimento capace di trasformare la fragilità in coraggio e la sofferenza in speranza.

Il suo impegno politico è la naturale prosecuzione della sua missione sociale, un’opportunità per stare a fianco dei più fragili. Si fa portavoce di chi non ha voce, prestando ascolto a chi soffre in silenzio e lottando affinché la loro battaglia diventi la sua. Con costanza e determinazione, Giusy Versace illumina quelle zone d’ombra che troppo spesso restano invisibili, tenendo accesi i riflettori su tematiche che la politica talvolta non ritiene opportune. Il suo lavoro si distingue per lo sviluppo e l’emancipazione delle persone, un impegno che la vede in prima linea anche per le Pari opportunità. La sua missione è chiara: aiutare i più deboli a conquistare i propri diritti, affinché la fragilità non sia percepita come un peso, ma si trasformi in una risorsa preziosa capace di arricchire la persona, la comunità e la società intera.

Tra le battaglie che porta avanti, un posto speciale lo occupa lo Sport. Per Giusy Versace non è “un passatempo” o un semplice svago, come a volte viene considerato, ma una vera e propria terapia per il corpo e per la mente, un diritto universale che dovrebbe appartenere a tutti. Eppure non sempre è così: molte protesi sportive hanno costi elevati e lo Stato non copre tutte le spese, creando un divario che rischia di trasformarsi in esclusione. Per questo Giusy Versace si batte affinché nessuno debba rinunciare alla possibilità di praticare sport, perché lo sport è libertà, è rinascita, è la chiave per ritrovare fiducia in sé stessi.

Il suo impegno si colloca in una tradizione che ha radici profonde come quella che riguarda l’opera di Antonio Maglio, pioniere della riabilitazione sportiva in Italia, che negli anni ’60 comprese prima di molti altri quanto lo sport potesse diventare non solo un mezzo di recupero fisico, ma anche uno strumento di dignità e inclusione sociale. In quella stessa visione, oggi, Giusy Versace porta avanti la convinzione che lo sport non debba essere un privilegio per pochi, ma un diritto universale capace di abbattere barriere e restituire forza, speranza e identità.

Se non avessi rischiato di morire e se non avessi perso le gambe, forse ci avrei messo un’intera vita a imparare così tante cose e, se avessi una bacchetta magica… non tornerei mai indietro!”, ha detto commuovendo il pubblico durante lo spettacolo-anniversario 20 anni di Nuova Vita a Reggio Calabria. Una frase che non è solo il sigillo di un percorso personale straordinario, ma il manifesto di chi, come lei, ha saputo trasformare un destino doloroso in una potente lezione di vita.

 Intervista all’On. Giusy Versace: “Non puoi scegliere il destino, ma puoi scegliere come affrontarlo”.

Dopo l’incidente che ha cambiato la sua vita, ha fondato l’associazione Disabili No Limits Onlus. Qual è stata la scintilla che l’ha spinta a trasformare il dolore in impegno sociale concreto?

“L’associazione nasce nel 2011 con lo scopo di promuovere lo sport come forma di terapia e inclusione sociale ma soprattutto raccogliere fondi per regalare ad altri la stessa opportunità che ho avuto io, attraverso protesi evolute e di alta tecnologia che non sono coperte dal nostro SSN”.

Nel suo libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque”, ha raccontato del suo percorso di rinascita. Quali sono stati i momenti più duri da affrontare e quali stimoli le hanno permesso di superarli in maniera così efficace?

“Di momenti difficili ce ne sono stati tanti e sicuramente all’inizio di più. Ero una ragazza autonoma e indipendente, ad un certo punto mi sono ritrovata ad aver bisogno per qualsiasi cosa: dalle basi come doccia e shampoo, fino al vestirmi, cucinare ecc. Ho avuto accanto una famiglia numerosa e forte, genitori straordinari ed un fratello davvero unico! Sapeva già quello che mi occorreva prima ancora che io lo chiedessi”.

Come atleta ha dimostrato che i limiti spesso sono mentali. Cosa Le ha insegnato lo sport in termini di resilienza, e quanto ha inciso nel Suo processo di accettazione e riscatto?

Lo sport all’inizio era per me solo una scommessa, una sfida contro chi diceva che sarei caduta. Non avevo bisogno dello sport per accettare quanto mi era accaduto, ma grazie allo sport sono diventata un’altra. Più forte e consapevole. Mi sono appassionata, ho alzato l’asticella, ho iniziato a sfidare me stessa. Nel corso degli anni ho incrociato storie di altre persone e mi sono resa conto che dietro ognuno di noi c’è sempre qualcosa da scoprire. Ho stretto nuove amicizie, ho viaggiato tanto, sono diventata atleta nei fatti ma ancor di più nella testa. Devo molto ad un incontro speciale con Andrea Giannini, oggi tecnico della Nazionale di Atletica Leggera e giornalista. Mi ha tirato fuori una grinta e una determinazione che io stessa non mi attribuivo e con i suoi metodi, spesso molto severi, mi ha trasformato prima in un atleta e poi in una campionessa. Gli devo molto perché ci ha creduto forse prima di me”.

In politica si è battuta per i diritti delle persone con disabilità. Quali sono i traguardi che ha raggiunto e quali le battaglie che sente siano ancora aperte?

“Beh, qui di cose da dire ne ho tante. Ho fatto certamente molto di cui andare fiera ma tanto ancora c’è da fare!

Ho fatto stanziare fondi per le protesi a tutte le regioni; durante il Covid mi sono battuta per la distribuzione di mascherine trasparenti per le persone sorde che leggono solo il labiale; ho fatto abbattere delle barriere architettoniche alla Camera dei deputati; ho contribuito alla Legge che introduce lo Sport in Costituzione e, anche se non basta, ha comunque un grande valore. Grazie a me e ad una mia proposta di Legge inglobata nella Riforma dello Sport, finalmente da 3 anni gli atleti paralimpici hanno pari trattamenti economici, contributivi e sanitari degli altri atleti in forza nei Gruppi Sportivi Militari e Corpi dello Stato ai quali, prima di questa Legge, veniva garantito solo un rimborso spese e solo per un protocollo d’intesa con il CIP. Ho smosso coscienze politiche, ho presentato in Parlamento tante storie, libri, documentari e documenti; continuo a battermi per i fondi dell’aggiornamento del Nomenclatore e dei Lea affinché protesi e ausili di tecnologia avanzata siano finalmente riconosciuti a tutti dal nostro SSN; mi batto per le insegnanti di sostegno, per i caregivers; per le pari opportunità anche per le donne nello sport, nel mondo del lavoro e dello spettacolo. Lavoro su temi delicati e sensibili ai più giovani come il bullismo e cyberbullismo; ho contribuito alla Legge del cosiddetto “Codice Rosso” per rafforzare le misure sui femminicidi e a tutela delle donne vittime di violenza, solo per fare una sintesi; del resto c’è ancora tanto da fare su molti argomenti… Io provo a impiegare il mio tempo al meglio, ma la lista delle cose è ancora lunga”.

In un’intervista ha raccontato che, in un momento – più che comprensibile – di grande difficoltà, si è chiesta: “Perché proprio a me?”. Ma poi, con una forza straordinaria, ha avuto il coraggio di ribaltare la domanda, dicendosi: “Perché non a me?”. Un cambio di prospettiva che ha segnato un passaggio fondamentale nella sua rinascita. Quanto è stato importante, per Lei, riconoscere nel dolore non solo una prova, ma anche una possibilità di trasformazione e crescita?

Ho una grande Fede, che non ostento e neanche nascondo. Senza quella, e senza un viaggio speciale che feci a Lourdes nel 2006, quella domanda non avrei mai avuto la forza di girarla. Non posso piangere per ciò che non posso cambiare più perché non si può tornare indietro, ma posso guardare avanti e dare valore e senso alle tante cose belle che ancora posso fare nonostante le mie due gambe finte”.

Come ultima domanda, che rivolgo a tutti gli intervistati per tracciare un bilancio – anche solo parziale – del proprio percorso di vita: se si trovasse di fronte alla Giusy Versace da bambina e potesse prenderle la mano, cosa Le direbbe oggi?

Guarda sempre avanti con coraggio e positività! La vita toglie ma poi ridà!  Ho avuto pazienza e non ho mai mollato! Me lo dico da sola: “Sei stata brava!” E continuerò a farlo ad ogni età… per ricordarmi sempre da dove sono partita e cosa ho superato”!

Onorevole Versace, La ringrazio di cuore per la bella chiacchierata.

Grazie a Lei, Max. Un cordiale saluto ai lettori del Corriere dello Spettacolo,

«Tutto posso in colui che mi dà la forza.» (San Paolo, Lettera ai Filippesi 4,13)

Questa è la prima frase che mi è venuta in mente appena terminata l’intervista con l’On. Giusy Versace.

Mentre mi dirigo verso la macchina per tornare a casa, comincio a prestare attenzione a quei particolari che spesso diamo per scontati: il cielo azzurro, gli uccelli che volano, le persone che camminano, il respiro, il battito del cuore. Testa e cuore — come ha affermato l’On. Giusy Versace — sono ciò che ci permette di andare avanti, di superare i confini delle nostre difficoltà, ci permette di sentirci vivi, di non arrenderci mai, di provare a guardare anche l’altro lato della medaglia. Non dobbiamo soffermarci su ciò che non possiamo fare, ma valorizzare ciò che abbiamo, ripartire da quello, tenercelo stretto e viverlo appieno. Le sue parole mi hanno insegnato l’importanza di non perdersi mai, di rialzarsi ogni volta che la vita colpisce, di cercare soluzioni — anche creative — per andare avanti. Questa intervista mi ha ricordato che la vita è un valore immenso, da difendere sempre, e che a ciascuno deve essere concessa la possibilità di sentirsi una risorsa e non un peso. L’On. Giusy Versace, simbolo di caparbietà e resilienza, ci ha insegnato proprio questo: che dentro ogni fragilità si nasconde la forza di rinascere, di combattere e non arrendersi mai.

Max Cavallo

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