Con gli auspici del travolgente successo di critica e soprattutto di pubblico, che ha fatto di questo spettacolo un folgorante esempio di lunga tenitura teatrale, Chi come me di Roy Chen torna in scena, aprendo la stagione teatrale del Teatro Franco Parenti, nella ancor nuova Sala A2A. Adattamento, regia e costumi di Andrée Ruth Shammah, traduzione dall’ebraico di Shulim Vogelmann. Quella che era, forse, l’ultima regia, della regista Shammah ha letteralmente sera dopo sera, travolto migliaia di spettatori, irretiti e sedotti da una pièce perfettamente calibrata che ha saputo indirizzare il loro sguardo sul disagio di un gruppo di adolescenti in un centro di salute mentale, con un taglio e un andamento narrativo che sfociano inevitabilmente in una condivisa partecipazione. Il Teatro che si fa mezzo, esperienza di relazione e di scoperta comunicazione, non solo per i giovani pazienti ma per gli stessi spettatori. Chi come me è scaturito dalla penna di Roy Chen dopo aver frequento il centro di salute mentale di Tel Aviv, invitato dai medici ad assistere a una lezione teatrale di alcuni ragazzi della struttura. La positività dell’esperienza ha fatto nascere l’idea di conservarne memoria, diventata così un vero e proprio testo teatrale. Lo spettacolo vide la luce al Teatro Ghesher di Giaffa nel 2020, con un successo lusinghiero e premiato da una lunga tenitura in cartellone. La trama, semplice e veritiera, è quella del disagio che ci percorre in parte tutti. Cinque giovani adolescenti nel reparto giovanile del centro di salute mentale di Orot: ospitati segnati da disturbi psichici, elevati nel testo a emblema del disagio giovanile che non può lasciare indifferenti. Un giorno una novità viene a spezzare la routine del “centro di salute”; è un’insegnante di teatro che, provata a suo tempo da una stessa forma di disagio, vuole affiancare alle terapie mediche l’interazione della parola, basata su un coinvolgimento di affetti e stima. “Chi come me” dà il titolo alla pièce altro non è se non un gioco degli anni ’70 nato per vincere l’imbarazzo, l’esitazione e spezzare la freddezza iniziale nelle relazioni interpersonali, per far esprimere le proprie emozioni. Sarà Dorit a coinvolgere i ragazzi con diversi approcci, quanto diverse le loro sensibilità, stimolandoli a scrivere brevi testi a recitarsi in un fantomatico spettacolo per i genitori che mai avverrà…Dapprima ostili, i giovani ospiti alla novità, poi si sciolgono riuscendo a condividere quello che provano. E’ grazie all’esperienza teatrale che riescono a trovare dentro di loro un po’ di pace. Per riuscire nella credibilità della scrittura, capace di stemperare i nostri cuori aridi e assuefatti, ma anche la mente, sempre più virtuale e cinica, l’autore non si è risparmiato nell’aprire il suo animo, come i ragazzi hanno fatto con lui. Fondamentali le sue riflessioni: Speravo che questo testo potesse far salire, almeno un po’, il livello di compassione che è sempre a rischio di affievolirsi. Nasce spontaneamente allora, tutte le sere, il moto di com-patire percependo, anche solo per lo spazio della pièce, emozionalmente la sofferenza altrui, vivendola, e desiderando non foss’anche intenzionalmente di alleviarla… Il coinvolgimento sprigionato da Chi come me sera dopo sera, su chi si trova a vivere nel perfetto spazio della sala A2A per questo testo, va riconosciuto ancora una volta ad Andrée Ruth Shammah che con la sua convinzione ha saputo far mantenere alta la tensione nella compagnia, anche quando inevitabili cambiamenti si sono resi necessari. Travolgente il quintetto di giovanissimi interpreti, rodati ormai dalla serie innumere di repliche che ha reso la loro maturità espressiva ancor più sorprendente, capaci nella sfaccettata caratterizzazione dei loro diversi disagi psichici. Daniele Santoro è subentrato a Samuele Poma, con una carica di energia, e di rabbia, ancor più devastante per l’irruente Barak, Federico Di Giacomo ha ulteriormente approfondito e scavato nelle pieghe più riposte dell’animo del criptico Emanuel, Roberta Filannino (che si alternerà con la precedente Chiara Ferrara) una disincantata e tagliente Alma, Amy Boda una decisa e ferma nella sua decisionalità Tamara/Tom mentre Alia Stegani riesce un’Ester sognante pur nel suo trauma infantile, ma sempre “ruggente”. Accanto a loro, non meno partecipi, Silvia Giulia Mendola nuova Dorit insegnante di teatro, ferma nella sua determinazione nella realizzazione del progetto, quanto pronta alla debacle. Fausto Cabra è un Dott. Baumann in riflessiva e umana empatia con i suoi “ragazzi”, disseminando melliflua interazione e sagace ironia. Il ricco cast si completa con i poliedrici Pietro Micci e Sara Bertelà, esempio perfetto di artigianato attorale nella non facile caratterizzazione delle opposte, quanto variegate, “coppie genitoriali” non poco responsabili della condizione dei figli: poliedrici interpreti in ben differenti caratteri da recitare in simultanea – dalla snobistica coppia a quella di terragna consistenza, dalla trasognata ed eterea madre, alla rinserrata nel proprio trauma. Allestimento scenico di Polina Adamov, luci Oscar Frosio, musiche di Brahms, Debussy, Vivaldi, Saint-Saëns, Schubert. Meritate e condivisibili le calde accoglienze al termine, con l’apparizione finale di Andrée Ruth Shammah. Spettacolo da non perdere. Al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 26 ottobre e poi dall’8 gennaio al 1 marzo 2026.
gF. Previtali Rosti

