Avete mai pensato che gli artisti del passato, arrivati ad una età che oggi considereremmo ancora giovanile, non potevano lavorare e creare più perché la vista non poteva certo essere supportata da occhiali o cose del genere? La vita di un artista era per forza di cose abbastanza breve, a parte il fatto che la vita di per sé durava in media molto meno di oggi. Con le dovute eccezioni ma tanto era. Per non parlare dello sforzo artistico durante la notte che abbisognava di vere e proprie batterie di candele, bracieri e varie per ottenere una luminosità sufficiente a fare quel che si doveva. Lo sforzo mentale, l’applicazione tattile, sensoriale, l’attenzione visiva, a volte sonora durante la scultura, la sollecitazione, insomma, di tutti i sensi era necessaria al raggiungimento del faticato risultato sperato. Mi si dirà : “Va bene, è normale che fosse così” Risponderei che è certamente normale che avvenisse così ma che, immersi completamente nel mondo di oggi, non si valuti abbastanza che tipo di sforzi sono stati necessari a produrre arte e bellezza da millenni ad oggi. È importante non perdere contatto con ciò che è stata la realtà artistica da sempre, molto spesso ancora oggi. Anche oggi, infatti, ci sono artisti che rifuggono il digitale, magari lo considerano un utile terreno di comunicazione sganciato, però, dalla sua applicazione in ambito prettamente pratico/creativo. Di sicuro, per quanto conservatori, alcuni artisti difficilmente farebbero a meno delle comodità della vita, dall’elettricità a quant’altro, ma è altresì vero che una riflessione sullo sforzo fisico e mentale che viene profuso per realizzare le opere va fatta costantemente e mai sottovalutata. L’ arte è sempre stata fatica, molto spesso sofferenza, questo non andrebbe dimenticato mai. In definitiva, avete mai pensato a cosa c’è stato e c’è davvero dietro ciò che, infine, può essere beatamente ammirato? Meditare gente, meditare…
ROViRO’

