A cura di Ilaria Solazzo
Incontro con Eva Santini: la scrittura come viaggio tra storia, spiritualità e creatività
Eva Santini è una figura poliedrica nel panorama della scrittura e dell’editoria indipendente. Autrice, consulente editoriale e divulgatrice, ha saputo unire la sua passione per i libri e la narrativa a una solida formazione accademica, creando un percorso professionale che spazia dalla scrittura creativa alla consulenza per autori emergenti. Da Roma, città che ha scelto come casa dal 2005, Santini esplora con il suo stile chiaro e coinvolgente temi complessi, unendo passato e presente attraverso la storia, le leggende e la spiritualità. Ma dietro a ogni parola scritta, c’è una convinzione ferma: la scrittura deve essere un atto autentico, capace di stimolare la mente e l’immaginazione. Nel corso della nostra intervista, ci racconta la sua visione del mondo della scrittura e dell’editoria, e ci svela qualche dettaglio inedito sulla sua carriera e i suoi progetti futuri.
Eva Santini è autrice, divulgatrice e consulente editoriale nel campo della scrittura e dell’editoria indipendente. Contraria all’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura – soprattutto per i più piccoli – scoraggia questa pratica e promuove il valore insostituibile della creatività, della lettura e dell’immaginazione umana. Romana per scelta dal 2005, intreccia storia, spiritualità e quotidiano in uno stile chiaro e coinvolgente, capace di avvicinare lettori di tutte le età a contenuti complessi.
Laureata in Giurisprudenza con specializzazioni in marketing, commercio internazionale e finanza bancaria, ha trasformato la passione per i libri e la narrativa in una professione che unisce diritto, storia, economia e storytelling. Parallelamente supporta autori emergenti e scrittori self-publishing con consulenze, corsi e strumenti pratici per orientarsi nel mondo dell’editoria digitale e tradizionale.
È fondatrice del blog “ABC dello Scrittore Indipendente” di Eva Santini Edizioni, una risorsa online con articoli e guide dedicate a scrittura creativa, narrativa e self-publishing, pensata per chi desidera crescere come autore e pubblicare in autonomia.
La sua missione: unire curiosità, fantasia e metodo per offrire a lettori e scrittori un approccio nuovo e stimolante al mondo dei libri e della scrittura.
Intervista a Eva Santini
Buongiorno Eva, lieta di averla nostra ospite. Inizierei da una primissima domanda. Come è iniziato il suo percorso nel mondo della scrittura? C’è stata una particolare esperienza che l’ha spinta a diventare scrittrice?
Il mio percorso nel mondo della scrittura è iniziato circa ventiquattro anni fa, in Romania, durante la mia esperienza universitaria. In quel contesto ho avuto diverse opportunità di avvicinarmi al mondo dell’editoria e nel 2001 ho pubblicato come coautrice il volume “Informatica per l’amministrazione pubblica”, nato in seguito all’ottenimento della certificazione ICDL, allora agli esordi nel mio Paese. Poco dopo mi sono trasferita in Italia e, con l’arrivo della maternità, ho scelto di mettere in pausa i progetti professionali per dedicarmi completamente a mio figlio. Tuttavia, non ho mai smesso di scrivere: in quegli anni ho riempito il mio cassetto di bozze e appunti, molti dei quali sto oggi rielaborando e trasformando in libri pronti per la pubblicazione.
Ci parli un po’ della sua routine quotidiana di scrittura. Ha dei rituali particolari che le aiutano a concentrarsi?
Da quando ho scoperto la possibilità di pubblicare in autonomia con KDP, la scrittura e i servizi editoriali sono diventati per me un vero e proprio lavoro a tempo pieno. Passo gran parte della giornata al computer: scrivo, correggo, affino i miei libri e, parallelamente, aiuto altri autori a preparare i loro. Non ho rituali particolari: mi metto e scrivo, con disciplina e costanza, anche quando sono stanca. Il caffè però non manca mai! A volte mi capita persino di svegliarmi di notte con un’idea e di annotarla subito per svilupparla. Non mi pongo obiettivi di pagine o parole, perché l’ispirazione non mi manca: anche una semplice notizia ascoltata al telegiornale può diventare lo spunto per un nuovo scritto. Dal punto di vista pratico, mi piace molto dettare a voce alta in Word, così da trasformare il flusso delle idee in testo in maniera naturale e immediata.
Da dove trae l’ispirazione per i suoi libri? Ci sono temi ricorrenti nelle sue opere che sente particolarmente vicini?
La mia più grande fonte di ispirazione è Roma. Che altra città, se non Roma, può racchiudere in sé storia, spiritualità, leggende e quotidiano? Molti lettori lo hanno già potuto notare nei miei libri dedicati al “Giubileo 2025” e alle “Leggende di Roma”. Ma non solo: anche l’attualità, le esperienze personali e i viaggi sono per me occasioni preziose per trasformare impressioni e riflessioni in storie.
I temi che tornano più spesso nelle mie opere sono proprio le leggende, che adoro in ogni forma: racconti popolari, tradizioni antiche o miti moderni. Credo che le leggende abbiano un potere unico, quello di unire immaginazione e memoria collettiva, diventando un filo che lega passato e presente.
Ha scritto diversi libri che spaziano tra generi differenti: può raccontarci qualcosa in più sul suo percorso da autrice e sulle opere pubblicate finora?
Il mio percorso da autrice riflette molto la mia curiosità e la voglia di sperimentare. Come dicevo, il primo libro è stato “Informatica per l’amministrazione pubblica” (2001), legato al tema della digitalizzazione nella pubblica amministrazione. Poi, con il tempo, mi sono avvicinata a generi più divulgativi e narrativi.
Per il grande pubblico sono arrivati “Giubileo 2025 – Pellegrini di Speranza”, guida completa tra eventi, storia e spiritualità, e “Leggende di Roma – 30 storie illustrate per curiosi di tutte le età”, pensato per avvicinare ragazzi e adulti al patrimonio storico e mitologico della città. Ho poi sperimentato la narrativa contemporanea con “Un altro libro inutile”, un romanzo tragicomico e disincantato, e il gotico romance con “Un fantasma da amare”. A ottobre uscirà invece “Le verità di Papa Francesco: un itinerario spirituale in 24 movimenti”, un omaggio alla sua memoria.
Accanto a questi testi, mi sono dedicata anche al supporto degli autori indipendenti, con “Amazon KDP – Guida fiscale per autori italiani self-publishing” (2025).
Un filo conduttore unico non c’è: amo cambiare genere, mettermi alla prova, passare dalla saggistica alla narrativa, dalle leggende alla spiritualità. Forse è proprio questo che mi mantiene viva e motivata: non annoiarmi mai. Infatti, non lavoro mai su un solo libro per volta, ma spesso su due o tre contemporaneamente. E ho ancora tanti manoscritti nel cassetto, già in fase finale, che pian piano vedranno la luce.
Tra tutti i suoi libri, qual è quello che sente più vicino, il suo preferito?
I miei libri sono come dei figli, e un po’ come una madre non posso dire di amarne uno più degli altri. Ognuno ha un significato e un percorso unico. Ma se proprio devo sceglierne uno, direi Leggende di Roma. Questo libro nasce da un’esperienza personale molto intensa: quando mio figlio, a quattro anni, è stato diagnosticato con un ritardo di linguaggio, abbiamo iniziato insieme un lungo percorso di logopedia. Io ero accanto a lui, passo dopo passo, imparando con lui a leggere e a parlare. Da quell’esperienza è nata l’idea di raccogliere le leggende di Roma in un libro accessibile e coinvolgente, capace di avvicinare i giovani lettori alla lettura. Per questo “Leggende di Roma” ha un posto speciale nel mio cuore: rappresenta non solo il mio lavoro di autrice, ma anche un percorso di vita condiviso con mio figlio. La soddisfazione più grande è sapere che oggi questo libro è già entrato in alcune scuole, aiutando tanti ragazzi a scoprire il piacere dei libri.
Quali sono gli autori o le autrici che l’hanno influenzata maggiormente durante il suo percorso letterario?
Ho sempre letto moltissimo, perché credo che la lettura sia la base per chiunque voglia scrivere: non si può diventare autori senza essere prima lettori. I classici, in particolare, sono stati punti di riferimento importanti, come per chiunque si avvicini seriamente alla letteratura. Detto questo, nel mio percorso cerco di non lasciarmi troppo influenzare dagli altri autori. Non perché pensi di reinventare la ruota, ma perché non amo l’idea di imitare o copiare uno stile. Preferisco cercare la mia strada, costruire una voce autentica che mi rappresenti davvero.
Quando scrive, ha già una visione chiara di come evolverà la trama, o lascia che i suoi personaggi e la storia si sviluppino man mano?
Di solito parto con un’idea chiara della struttura: realizzo uno schemino del libro, identificando i protagonisti, gli antagonisti, i personaggi secondari e collegando gli eventi principali in modo logico. Questo approccio deriva anche dalla mia formazione e dalle consulenze in ambito editoriale, che mi hanno abituata a pensare alla narrazione come a un progetto ben organizzato. Detto questo, lo schemino iniziale raramente viene rispettato fino in fondo. Anzi, spesso la trama cambia, si stravolge, prende direzioni nuove. Scrivendo, capita che siano i personaggi stessi a “parlarmi”, a chiedermi di seguirli lungo strade che non avevo previsto. È in quei momenti che la scrittura si trasforma in un dialogo vivo e sorprendente.
Ci sono messaggi o riflessioni specifiche che spera che i lettori traggano dai suoi libri?
Non progetto i miei libri con l’idea di trasmettere un messaggio preciso o didascalico. Quello che cerco di fare è condividere le mie esperienze e, allo stesso tempo, avvicinare i lettori alla cultura. Ho questo “difetto” – se così vogliamo chiamarlo – di inserire in ogni libro qualcosa che possa arricchire: una tradizione, una leggenda, un dettaglio storico o culturale. Faccio sempre ricerche approfondite sugli ambienti e sui temi che tratto, perché non voglio limitarmi a intrattenere: per me la scrittura è anche un’occasione per stimolare curiosità e trasmettere conoscenze.
Come affronta il processo di revisione di un’opera? Le capita mai di avere difficoltà con il perfezionamento di un testo?
Il processo di revisione, per me, è spesso più complicato con i miei libri che con quelli degli altri autori. Quando lavoro come consulente editoriale riesco subito a individuare errori, ridondanze o buchi di trama; invece, sui miei testi faccio più fatica, perché sono personalmente coinvolta e a volte non riesco a mantenere la stessa distanza critica. Sono una persona veloce nello scrivere, e questo mi porta talvolta a lasciarmi sfuggire piccoli dettagli, come refusi o battiture. Per questo la revisione diventa doppia fatica: richiede più tempo, più riletture e, soprattutto, una costante insoddisfazione. Penso sempre che avrei potuto fare di meglio e finisco col rivedere e aggiornare continuamente le versioni. In fondo, credo che nessun libro sia mai davvero “finito”: c’è sempre qualcosa che si potrebbe migliorare.
Il panorama letterario è molto variegato. Come ritiene che la sua scrittura si inserisca all’interno di esso? Ha mai avuto difficoltà a trovare il suo “stile”?
Il mio stile viene in modo naturale. Non ho mai avuto difficoltà a trovarlo, anche perché da sempre mi adatto facilmente ai generi: posso passare con naturalezza dalla narrativa per ragazzi al gotico, dal romanzo tragicomico a quello spirituale. Credo che questa flessibilità derivi da due fattori: da un lato, la mia predisposizione per le lingue – ai tempi della scuola ho partecipato più volte alle Olimpiadi di lingua, ottenendo buoni risultati in inglese e francese oltre che nella mia madrelingua – e dall’altro, le tantissime letture che hanno accompagnato la mia vita fin dall’infanzia. A dodici anni avevo già cominciato a esplorare l’immensa biblioteca di famiglia, quando non c’erano computer né telefoni a distrarre: c’era solo la lettura. Tutto questo ha fatto sì che oggi il mio stile sia frutto di un lungo percorso, ma allo stesso tempo istintivo e autentico.
Quali progetti o nuovi libri ha in mente per il futuro? Ci sono temi o generi che vorrebbe esplorare più a fondo?
I progetti non mi mancano, anzi: spesso è il tempo a non bastare, e servirebbe davvero una giornata di 48 ore. A ottobre uscirà un libro molto importante per me, dedicato alla memoria di Papa Francesco. In origine era stato pensato come seguito del volume sul Giubileo, ma dopo la sua scomparsa il 21 aprile ho sentito la necessità di trasformarlo in un omaggio alla sua figura e ai suoi insegnamenti.
Parallelamente sto lavorando a una guida narratologica pensata per autori emergenti: un testo pratico che spiega come costruire dialoghi, personaggi e trame solide, perché, nonostante le tante letture fatte, non ho mai trovato un manuale davvero esaustivo su questi aspetti.
C’è poi un progetto a cui tengo molto, collegato al mio libro “Leggende di Roma”. Vorrei estendere questa esperienza a livello nazionale, portando ragazzi e adulti in un viaggio alla scoperta non solo di leggende, ma anche di tesori storici e culturali in tutta Italia. Essendo straniera, per me questo lavoro è anche un’occasione per crescere, approfondire e migliorarmi continuamente, sia nella lingua che nella conoscenza del territorio. È un progetto già avviato, ma preferisco lasciarne i dettagli come sorpresa. Chi vuole restare aggiornato può seguirmi sulla mia pagina Facebook Eva Santini Edizioni
Che messaggio vuole trasmettere ai suoi lettori?
Vorrei dire ai lettori di non smettere mai di leggere, di coltivare la curiosità e di credere nella forza della parola scritta. La tecnologia può aiutare in tanti campi, ma nella scrittura – soprattutto per i più piccoli – credo che nulla possa sostituire la creatività e l’immaginazione umana. Ogni libro è un viaggio, e leggere significa non solo scoprire nuove storie, ma anche scoprire se stessi. Il mio augurio è che i lettori continuino ad avvicinarsi ai libri con entusiasmo e apertura, trovando in essi non solo intrattenimento, ma anche conoscenza, emozioni e libertà.
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Intervistando Eva Santini, non è difficile capire come la sua scrittura sia qualcosa di più di una semplice professione. Ogni libro che ha scritto, ogni progetto che ha intrapreso, è un atto di passione e di impegno verso una cultura che non si arrende, che non smette di cercare nuove forme di espressione. In un’epoca in cui la tecnologia sembra invadere ogni ambito, dalla scrittura all’editoria, le parole di Eva sono un invito a riflettere sul valore insostituibile della creatività umana. La sua posizione sull’intelligenza artificiale nella scrittura, soprattutto per i più giovani, è chiara: la tecnologia può essere uno strumento utile, ma non potrà mai sostituire l’immaginazione, la curiosità e la profondità che solo l’essere umano può mettere su carta.
Quello che emerge dal suo percorso è una grande voglia di sperimentare, di mettersi alla prova con generi e stili diversi, senza mai perdere il filo conduttore della ricerca di verità e significato. Le sue opere, che spaziano dalla narrativa storica e spirituale alla divulgazione, non sono solo libri da leggere: sono inviti a intraprendere un viaggio, a scoprire il mondo con occhi curiosi, a scoprire se stessi attraverso le storie.
Ma al di là dei libri, dei corsi, delle consulenze editoriali, c’è un messaggio forte che Santini ci lascia: il valore della scrittura come strumento di crescita e conoscenza, come mezzo per abbattere le barriere tra generazioni, culture e territori. Il suo lavoro con i giovani lettori, la sua capacità di intrecciare leggende antiche e moderni racconti, dimostra quanto la letteratura possa essere un ponte tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione.
In un’epoca che spesso sembra smarrirsi nella velocità del digitale, Eva Santini ci ricorda che, prima di tutto, siamo esseri umani, e che le storie che raccontiamo, i libri che leggiamo e scriviamo, sono ciò che ci rende davvero vivi. La sua scrittura, semplice e profonda al contempo, invita ogni lettore a prendersi il tempo per riflettere, a rallentare e a riscoprire la bellezza del “viaggio” che ogni libro può offrire.
E mentre l’editoria, come il mondo, cambia e si evolve, uno degli insegnamenti più preziosi che Santini ci lascia è questo: non smettere mai di scrivere, di leggere, di esplorare. La scrittura è una porta che ci permette di entrare in contatto con il mondo, di guardarlo attraverso occhi nuovi e di trasformare la nostra curiosità in un motore di cambiamento. Un messaggio che, oggi più che mai, ci invita a non arrenderci, ma a proseguire, con coraggio e creatività, nel nostro personale viaggio nel mondo delle parole.

