L’esposizione, una delle più attese di quest’ anno, raccoglie 60 opere con l’obiettivo primario di creare un dialogo tra i grandi maestri del passato e l’estetica del surrealismo.
La mostra sottolinea di come Salvator Dalì fosse artista colto e profondamente legato all’arte del passato.
Attraverso opere e documentazione, forniti dalla Fundaciò Gala – Salvador Dalì e dal Museo Reina Sofia, si è voluto,imparticolare, evidenziare come significativi fossero gli spunti che l’artista traeva dai grandi del passato tra cui: Raffaello,Velazquez,Veermer.
Ne esce un Dalì dalla forte matrice classica:un operare artistico originale e mai banale.
La mostra , curata da Montse Aguer, Carme Ruiz Gonzales e Lucia Moni vuole affiancare alla produzione del maestro catalano la tradizione pittorica europea.
Lo stesso artista dichiarava infatti : “Inizia con l’imparare a disegnare e dipingere come gli antichi maestri.Dopo , potrai fare quel che vorrai: tutti ti rispetteranno.”
Un artista , dunque, che fondeva tradizione ed eccentricità, in una continua ricerca nel rispetto di tecnica e di classicità. Significative al riguardo due sue opere:
“l’autoritratto con il collo di Raffaello” e gli studi “Las Meninas” di Velazquez, in cui, attraverso una sorta di deformazione, ne indaga gli aspetti psicologici.
Non certo secondari ,nell’operare artistico di Dalì, i riferimenti a Picasso a cui lo legava un rapporto di odio e amore duraturo nel tempo.
Da questa esposizione emergono, con prepotenza, le peculiari caratteristiche di Dali: il forte rigore accademico, l’estremo simbolismo e l’originalità che sfiora la follia; sono caratteristiche queste che hanno fatto di lui un artista ad altissima identificabilità.
Maria Laura Perilli

