Arianna Scommegna rinsalda il rapporto con il Teatro Alta Luce tornando sul palcoscenico della raccolta sala sul Naviglio maggiore, portandovi “La storia”, reading teatrale basato sull’omonimo romanzo scritto da Elsa Morante nel 1974. Sulla copertina della prima edizione de Gli Struzzi campeggia la scritta Uno scandalo che dura da diecimila anni a significare l’eterno “scandalo” delle guerre. La Morante mostra in uno squarcio drammatico Roma (e un pezzo d’Italia) nell’imperare del secondo conflitto mondiale, e lo fa servendosi dello sguardo di Ida Ramundo, che ben esemplifica gli occhi degli ultimi, coloro che la guerra non l’hanno ne cercata né voluta, subendo decisioni fatte calare dai potenti di turno. Una storia che parla di tragedie personali che rimangono nella ristretta cerchia del privato, non potendo confluire nel grande racconto della Storia con la S maiuscola. Lo sguardo verso i poveri e il loro trattamento, unito alla capacità di una persona di operare un cambiamento interno, sono i motivi portanti del racconto. La scrittrice stabilisce un evidente parallelo tra la situazione storica e politica del tempo con la vicenda che marchia la vita della protagonista, vedova ebrea e i suoi figli Nino e Useppe, frutto quest’ultimo di violenza subita da un soldato tedesco. La Storia ci inabissa fra continuo dolore e precarietà del vivere che accomuna persone povere o prive di potenzialità, su un orizzonte senza speranza che pur trova sprazzi di poesia, illuminando il racconto della gioiosa vitalità, quasi disperata ma dirompente, che impregna i due giovani figli, e i cani, e la natura circostante. “Tutti i semi sono falliti eccetto uno, che non so cosa sia, ma che probabilmente è un fiore e non un’erbaccia” Queste le parole di speranza con cui si chiude il romanzo… e la Storia continua…Il libro della Morante al suo apparire fece scalpore, divenendo un vero e proprio caso letterario sia per il numero altissimo di copie vendute (record difficilmente raggiunto in seguito), sia per l’inevitabile dibattito suscitato, fra immancabili stroncature e difese appassionate. L’autrice, per la prima tiratura, pretese da Mondadori un prezzo contenuto per favorire l’accessibilità dell’acquisto. Arianna Scommegna impersona, tremebonda e sfiduciata nel tempo di guerra che sta vivendo, la figura della vedova Ida Ramundo, preoccupata di occultare le sue origini ebree (si percepisce nell’asciuttezza del tono, quasi senza colori di voce, così come senza sentimenti è la sua anima, sigillata a ogni empatia umana o scintilla vitale se non di pura sopravvivenza). L’attrice è chiamata a impersonare, in fluida armoniosa plasticità di passaggio di ruoli, senza che se ne avverta la cesura, di volta in volta, i diversi personaggi che costellano la tragedia. Affabulatrice nata e incantatrice della parola, sposa con lo stesso affetto e calore l’umanità dei differenti personaggi del racconto della Morante, da quelli che mostrano caratteri più amabili a quelli dai tratti più marcati e duri; lo fa interpretandoli con innegabile e gustosa partecipazione che si trasforma in empatia contagiosa. L’attrice milanese rende la feroce solitudine di Ida di cui, quasi a corazza, si è rivestita per sopravvivere, inserendola in un paesaggio romano livido e freddo reso con un descrittivismo palpabile. Così come ci sembra di vedere, nell’immaginazione, i volti dei protagonisti, tanta la sua capacità di renderli vivi e presenti. E pregnante si fa il terrore, mai prima provato nel suo isolamento, alla grande violenza dello stupro subito e poi di quello dei bombardamenti che privano lei e il figlio della casa. Cupo, quasi ermetico si fa allora il tono del raccontare, spettrale, e i nostri sensi sentono lo stridio e la ferocia bestiale del suo vivere. La miseria umana ci appare in reale dimensione, nella disillusione delle considerazioni dello spirito schiacciato e calpestato. Ed è un continuo mutar di colori di voce dell’attrice per rendere i personaggi fra loro così differenti, resi dalla Scommegna in distinta caratterizzazione, vocale innanzitutto, ma anche nella postura e nei gesti. Per la Ramundo usa il linguaggio dei sentimenti e della memoria che raggiunge toni strazianti nelle ragioni che la spingeranno nelle spire della pazzia, decidendo di “morire” insieme a suo figlio. Ida “balla” fin dall’inizio come una nave in balìa delle onde. Balla la danza dell’esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza, ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Useppe è reso invece con tono soave e accattivante, in un tripudio vocale di doviziosa e semplicissima felicità, suscitando scintillio di buon umore, del suo vissuto accanto al cane Bella. Commosso si fa il ricordo, poetico e sereno, con toni quasi trasognati e ilari di ritrovata libertà per la rocambolesca salvazione dal bombardamento. Per gli altri personaggi, sbalzati in caratterizzazione e forza interpretativa, usa l’arte attorale e parola drammaturgica. Arianna Scommegna si misura con questo testo per esaltarlo e mostrarne l’energia con una verità e una disincantata compostezza, conferendo a questa “storia quotidiana” la forza di un classico. Musiche fascinanti permeano il raccontare evocativo, marcando le situazioni. Spettacolo di produzione ATIR, un reading che andrà in tournèe lombarda per Teatro fuori Porta. In fin di serata, ancor meravigliandosi per il suscitato entusiasmo, le si legge in faccia la felicità nello scioglimento di tensione dell’incantato pubblico, in finale applauso liberatorio d’intensa partecipazione. Alta Luce Teatro di Milano.
gF. Previtali Rosti

