FEDERICO FELLINI “Fabbricante di illusioni”    

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Donatella Baglivo: “Questa cinebiografia dedicata a Federico Fellini inizia con il regista che rammenta il circo e tutte quelle figure strambe che si incontrano sempre nelle città di provincia. Sono proprio queste figure ad accendere in lui i ricordi della sua infanzia”.   Gideon Bachman giornalista: “Ogni volta che Federico racconta la sua vita è sempre diversa”. Pasquale Squitieri: “Nessuno conosce l’uomo Fellini” la sorella Maddalena Fellini: “Quando ero bambina non ho mai giocato con lui”. L’amico  Riccardo Aragno:  “Da ragazzi, andavamo al cinema con Federico”. Ricorda che rimasero talmente affascinati dal film “Les enfants du paradis” che lo andarono a rivedere moltissime volte.  Alberto Sordi racconta le prime esperienze di  Fellini alla radio nella trasmissione “Pallina” e sorride ricordando le loro avventure la sera dietro alle ballerine.  Sottolinea il fatto che agli inizi Fellini faceva i ritratti dei soldati per guadagnarsi da vivere. Lo sceneggiatore Tullio Pinelli: “Da ragazzo lo prendevamo in giro, dicevamo che aveva una testa sopra l’altra, perché aveva tanti capelli”, sottolinea anche che Fellini aveva un grande amore per la vita, fu alla radio che incontrò e si innamorò di Giulietta Masina. Gli apparve come una sorta di figura fiabesca, quasi non reale: si sposarono subito. Infine sottolinea che Fellini sapeva di avere qualcosa di carismatico. Il suo debutto nel mondo del cinema avvenne con “Luci del varietà” di Alberto Lattuada nel 1950 che affascinò il giovane Fellini lasciandogli un’impronta indelebile. Lattuada, vedendolo al lavoro, gli consigliò di seguirlo, di “rubare il mestiere”. Aveva visto in lui il grande regista, il genio del cinema: non si era sbagliato. Significativo l’incontro di Fellini con il simbiologo Lorenzo Ostuni che sosteneva: “Leonardo aveva fatto i codici della tecnologia dell’arte, mentre Federico aveva fatto i codici dell’anima, della sua sensibilità, con i suoi disegni fantasiosi, colorati e poi le parti scritte”. D.B.: “Nel 1952 realizza il suo primo film, “Lo sceicco bianco”, sceneggiato con Ennio Flaiano. con Leopoldo Trieste, Alberto Sordi e Giulietta Masina”. Trieste ricorda ancora il carisma che Fellini aveva con cui riusciva ad “affascinare” le persone che lo frequentavano. Sordi ricorda che il film non andò bene. Lello Bersani: “Fellini venne scoperto a Venezia, suscitò grande entusiasmo fra i critici, convinti da subito che il cinema italiano avesse scoperto un giovane regista con un modo nuovo di girare”. D.B.:  “Parlando dell’uomo, tutti sottolineano ed amano ricordare il lato sognatore ed il piacere con cui Fellini spessissimo si abbandonava a fantasticherie di ogni genere, tutti i film di Fellini sono in qualche modo autobiografici; e in quasi tutti c’è il ricordo dell’infanzia e della giovinezza…” Jacqueline Risset: “In Federico c’era sempre il ricordo dell’infanzia, del sogno, della fedeltà all’illuminazione che lui aveva avuto da piccolo vedendo il circo vuoto.” Nel 1953 Fellini realizza “I vitelloni”. Franco Interlenghi: Fellini non aveva mai un copione definitivo, si inventava ogni cosa  sul set, la prima proiezione fu deludente ed i distributori stroncarono il film. Tuttavia, alla Mostra di Venezia il film ebbe successo e trovò molti ammiratori anche oltre oceano, come Paul Mazursky: “Quando ho visto “I vitelloni”, mi riconobbi. Anche Federico faceva parte di quei personaggi. Anche lui era un vitellone”.  Padre Angelo Arpa, il suo consigliere spirituale racconta l’intenso rapporto con Fellini, fatto di visite e telefonate continue, rivela anche che il regista romagnolo era solito fargli leggere le sceneggiature dei suoi film, fidandosi ciecamente dei suoi giudizi e dei suoi consigli. Leopoldo Trieste interviene nuovamente raccontando di quanta importanza avessero i sogni per il regista, infatti egli era solito annotarli e disegnarli, lui sognava molto spesso. Roberto Benigni, paragonandolo a Charlot, mette anch’egli in risalto l’importanza del fattore onirico nella sua vita. Nel 1954 realizza “La Strada” e fu un gran successo che gli valse un Leone d’Argento. Anthony Quinn, emozionato ricorda: “in questo mondo reale della strada c’era la poesia, la fantasia, unite insieme grazie ad un tocco e ad uno stile  “neosurrealista’”. Nel 1955 gira “Il Bidone”, nel 1957 “Le Notti di Cabiria”, con Giulietta Masina, la sua attrice più importante, oltre che moglie.  1960: con “La dolce vita” Fellini compie una sorta di passaggio radicale che stravolge completamente  il modo di fare cinema, con Marcello Mastroianni ed Anita Ekberg indimenticabili. Una panoramica sul quartiere EUR a Roma rivela l’amore di Fellini per questo quartiere, ma soprattutto il suo geniale operato  nell’utilizzarlo come teatro di posa per il film “Boccaccio ‘70”,  con Anita Ekberg. e Peppino De Filippo. Fellini riesce a compiere il miracolo di donare un’anima alle fredde mura degli edifici di questo quartiere. Leopoldo Trieste: Un Giorno io e Fellini partiamo per Chianciano Terme, dove ci troviamo in mezzo ad una folla in fila per bere un bicchiere d’acqua, compresi alcuni violinisti ed altri musicisti di un’orchestra. Immediatamente, nella sua fantasia, nasce quel grande capolavoro della cinematografia che è “8½”, con Marcello Mastroianni , suo alter ego. Il film narra la storia di un regista che non sa che film vuole realizzare. Claudia Cardinale ricorda: “Io ero sul set cercando di capire cosa dovevo fare, ma era un delirio”, il tema del film è la creatività, è un film irripetibile, lo testimoniano John Landis, Giovanna Melandri, Lina Wertmuller ed altri, tutti concordi nel considerarlo un  monumento alla creatività dell’artista. Federico Fellini: “Il film attraversa tante fasi… in moviola, quando al primo montaggio, il film ha un suo carattere ancora  rozzo, aggressivo,  Quando poi lo vedi soltanto con la musica, ti sembra che il film così sarebbe perfetto:  una rappresentazione pantomimica.” “Perché si taglia allora? Forse per una antica soggezione verso il produttore…in generale qualunque film è sempre lungo.” A questo punto Fellini comincia a fare provini di “Il viaggio di Mastorna”, un film che tanto lo attraeva ma che non riuscì mai a portare a termine, tra l’altro, che anche il veggente Mago Rol, suo grande amico, consigliò Federico di non realizzare quest’opera. Nel 1955 realizza “Giulietta degli spiriti”, altro viaggio nei sogni, con protagonista la Masina. Peppino Rotunno descrive “Satyricon” del 1969 alla regista Baglivo “come “un film fatto a mano”, in cui loro stessi avevano pitturato le scene.

Il 1970 è l’anno de “I Clown”, un film che vuole essere la dichiarazione d’amore di Fellini per il circo. Mario Verdone afferma che “quel mondo di viaggiatori, di nomadi, anche di zingari, esercita su Fellini un tal fascino che quasi in tutti i suoi film ne troviamo conferma, insieme all’avanspettacolo, fatto anch’esso di nomadi, di fabbricanti d’illusioni…..”.  D.B.: “Roma”, film straordinario, esaltato dalla critica per l’impiego delle luci e per le grandiose ricostruzioni sul set fatte a Cinecittà. Fellini amava molto questi studi, è qui che il regista concretizzava i suoi sogni. Cinecittà era come la sua casa paterna. Nel 1973 realizza “Amarcord” ed è proprio durante le riprese di questo film che litiga con Ennio Flaiano. Paolo Villaggio: “Fellini è un artista che ha influenzato l’immaginario del mondo nella seconda metà del Novecento, le sue immagini fanno parte ormai della nostra vita”. D.B.: Fellini era un grande sognatore e proprio con il film “Casanova”, realizzato nel 1976, nasce un cinema che descrive un mondo che non ha nulla a che vedere con quello reale. “Casanova” è un film malinconico, perché in esso viene fotografata chiaramente la condizione dell’essere umano che invecchia. Fellini racconta che il film venne accolto negli Stati Uniti con sospetto. Il 1979 è l’anno di “Prova d’Orchestra”, seguito quasi subito dopo da “La città delle donne”. Il produttore Renzo Rossellini sottolinea come ogni film di Fellini sia un viaggio nell’universo femminile.  Padre Arpa: “Fellini ebbe sempre nei confronti della donna un’attrazione fisica e fisiologica allo stato quasi primordiale”. Claudia Cardinale: “Con lui ogni donna si sentiva più di una regina”. Nel 1985 è la volta di “Ginger e Fred”. Intervistato in televisione su questo film, egli si scaglia contro la televisione commerciale, Fellini detestava la sola idea che un film potesse essere interrotto dalla pubblicità, F.F.:  La TV con il telecomando sta condizionando in modo nevrotico immense platee, che mi pare riescano a seguire con difficoltà una storia, dei personaggi”.  Seguono i contributi di tanti personaggi. Marcello Mastroianni rivela che Fellini aveva la fobia di perdere i capelli, Tonino Pinto: Fellini disse che, se avesse dovuto girare un film sull’America, il luogo più appropriato sarebbe stato Cinecittà. Monica Vitti confessa di rimanere ancora stupita di fronte alla capacità di Fellini di studiare e di osservare le persone. Luciano De Crescenzo afferma invece che è un uomo rimasto ragazzo fino al giorno della sua scomparsa. Seguono altre testimonianze che sottolineano come il mondo del cinema senza Fellini non sarà mai più lo stesso. Dopo il ricordo di Martin Scorsese, che racconta di aver visto Fellini per l’ultima volta a Roma, a Piazza del Popolo, raccogliamo alcuni aneddoti e sensazioni sul Fellini “privato” da parte di molti suoi amici. La sorella Maddalena ama ricordare il suo senso dell’ironia, lo scrittore Grigor Grigorov lamenta la morte di un uomo che era anche un monumento ed un simbolo della genialità. Peppino Rotunno: “Non esiste un film di Fellini, bensì un percorso a tappe che Fellini ha compiuto lungo il sentiero dell’immagine”. Gli ultimi pensieri sul grande Federico: una poesia che recita Benigni, e che si conclude con le parole “t’amo, t’amo e t’amerò per sempre”, Tullio Pinelli che dice “Più passa il tempo, più si sente la sua mancanza”. F.F.: “Ecco, il film dovrebbe finire qui, anzi, è finito. Mi sembra di sentire la voce di un mio antico produttore: “Ma come, finisce così? Senza un filo di speranza, un raggio di sole? Ma dammi almeno un raggio di sole” mi supplicava, alle prime proiezioni del mio film. Mah…non so…”

Donatella Baglivo

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